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FRUTERÍA TOÑI Mellotron en almíbar autoprod. 2014 SPA

Dire che questo album è una macedonia risulta così scontato quanto azzeccato. La frutta colorata, dolce, profumata, dai sapori così variegati, legati armoniosamente fra loro dalla dolce melassa dello zucchero e dall'agro del limone, è l'immagine che meglio raffigura le sensazioni catturate dalle mie orecchie. E se il gruppo ha deciso di chiamarsi proprio “frutteria” questo non deve essere sicuramente avvenuto a casaccio. Come non deve essere stata casuale la scelta del titolo di questo debutto discografico: il Mellotron, elemento emblematico dell'opera, è l'ingrediente segreto di questa ricetta, il dolce collante che lega armonie brillanti e variabili in una miscela sciropposa e palatabile. Già la prima traccia, “Toñi: Éxtasis Frutal”, è un'esplosione festosa di colori che fluttuano dal jazz rock affabile al prog sinfonico, movimentato da ritmi latini e aromi mediterranei. La musica scorre saltellante fra cori allegri e le belle incursioni del violino di Carlos Fernández, gli assoli coinvolgenti del clarinetto e del sax tenore di Jesús Sánchez ed ovviamente le abbondanti colate di Mellotron di Salva Marina. La spigliatezza di questa musica, ricca di calore e colori, mi fa pensare in un certo qual modo a qualcosa della nostrana PFM, reinterpretata in salsa Malagueña. Il risultato è assolutamente irresistibile, piacevolmente complesso ma allo stesso tempo disimpegnato ed allegro. In realtà il gruppo alterna canzoni più ricche ad altre più immediate. Passando alla seconda traccia infatti scopriamo che “Somno se dare” è qualcosa che non stonerebbe affatto in un locale notturno in cui si servono cocktail cubani. Il brano si muove al ritmo sincopato della chitarra acustica in modo pigro e scanzonato, con gli assoli fluidi del clarinetto e gli immancabili abbellimenti del Mellotron che ci fa sentire sempre a nostro agio, qualsiasi cosa accada sullo spartito. Con “El Timo (No sin Mijas Costa)” si volta ancora pagina e l'incipit è affidato a un piano dai riflessi cameristici che ci fa scivolare lentamente in un jazz rock fluido e soave che si tinge un po’ di suggestioni Canterburyane non appena entrano in scena i fiati. Il brano, quasi dieci minuti di durata, è qualcosa di molto pittoresco che fugge via con grande piacevolezza su ritmi incalzanti, il gruppo ci sa fare ma allo stesso tempo non vuole tirare troppo la corda e si passa quindi ad un altro diversivo come la cabarettistica “Milwokee” che in un certo senso mi fa pensare ai Supertramp più piacioni. Non vale la pena soffermarsi troppo su questo brano perché con “Fray Dióxido” si cambia nuovamente registro con un cantato che mi fa pensare molto al Flamenco e ritmi che sembrano quasi andare al passo di Tango. Tutt'intorno è un allegro fiorire di soluzioni sinfoniche col violino instancabile a segnare il ritmo fra mille piccole sorprese come le graziose incursioni del clavicembalo, così buffe in questo contesto. La regola non si spezza con “El Espeto”, altro brano di puro intrattenimento dallo swing leggero che immagino dileguarsi fra i fumi di qualche allegra bettola dove scorrono fiumi di sangria. Già vi vedo mentre muovete ritmicamente il piede su e giù. Lo so che non lo fate di solito quando ascoltate qualcosa di Prog ma voi stessi vi stupirete nel ritrovarvi in questo atteggiamento festoso e vacanziero. La conclusione è in crescendo e un titolo come “Zuprimo Zurmano Zucompare Zucolega” appare decisamente promettente. Il sound si elettrifica grazie a chitarre elettriche ruvide e decise col piano sullo sfondo ad alleggerire una musica che ha un cuore di roccia dura. Questo è l'unico pezzo strumentale del disco e forse anche per questo dà l'impressione di una maggiore seriosità e devo dire che una conclusione così tirata, sentite che assoli di chitarra e che Mellotron oscuro ed attraente, ci voleva proprio per non far disperdere l'entusiasmo. L'impressione è quella di un album elettrizzante, euforizzante, rinfrescante e rigenerante, strampalato per certi aspetti ma proprio per questo accattivante e diverso da parecchia roba che gira nel nostro ambiente, a volte fin troppo spocchioso. Vi consiglio quindi questa cura a base di frutta che si va ad inserire in un panorama, quello del prog spagnolo, che non la smette più di stupirmi. Un grazie infine all’amico “arlecchino” Roberto Vanali che per primo ha scovato e segnalato questa delizia. Buon appetito!


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Jessica Attene

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