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MAGIC PIE King for a day Karisma Records 2015 NOR

I due primi album (“Motions of desire” del 2005 e “Circus of life” rilasciato due anni dopo) dei norvegesi Magic Pie sono due validi esempi di come si possa fare del progressive rock articolato, gradevolmente melodico e capace di appagare un buon numero di ascoltatori non troppo legati all'originalità ad ogni costo. Certamente “derivativi”, innamorati del sound anni '70, ma non per questo “vintage”, anzi dalle sonorità decisamente moderne. Non nascondiamo che a volte le lunghissime suite presenti nei loro album possano anche stancare o lasciare interdetti gli appassionati, tante e tali le dinamiche musicali poste in essere dai ragazzi di Moss. Il terzo album, apprezzato anch'esso, “The suffering joy” (2011), accusava invece qualche passaggio a vuoto (alla voce ispirazione), non dovuto solamente all'accentuato heavy-rock a discapito delle strutture più sinfoniche degli esordi. In questo 2015 il come-back con “King for a day”, primo edito con la Karisma records e secondo album con alla voce solista Eirikur Hauksson (già collaboratore dell'ex-Heep Ken Hensley). Sarà certamente un caso ma, con l'arrivo del nuovo singer, il suono della compagine norvegese si è indurito non poco, pur mantenendone quasi del tutto la gradevolezza. I numerosi cori mantengono invariato il loro appeal, le dinamiche sono sempre più che buone e coinvolgenti, le incursioni sinfoniche sempre ben definite, il “mood” chitarristico del leader Kim Stenberg sempre tagliente. Più deciso, invece, l'impatto ritmico con Lars Petter Holstad al basso e con il “picchiar duro” della batteria di Jan Torkild Johannessen. L'iper vitaminica seconda traccia, “Introversion”, definisce bene i “nuovi” Magic Pie che flirtano più con Deep Purple, Uriah Heep e l'heavy-prog odierno piuttosto che con gli Yes o con i più recenti Moon Safari, senza scordarseli del tutto, fortunatamente. La produzione ottimale, i suoni cristallini e la perfezione formale del brano (e dell'intero lavoro per la verità) sono degne di nota. Ecco quindi che la lunga parentesi strumentale ricca di pathos confezionata per “Tears gone dry” viene accolta con piacere quasi inaspettato. Movenze rarefatte ed avvolgenti poi la magia, verso la metà del brano (di oltre 12 minuti), svanisce ed il ritmo si fa frenetico ed aggressivo, malgrado non manchino “svolazzi” di tastiere di marca D.O.C. La suite, nonché title track, conclusiva è l'epic-moment tanto atteso a cui la band ci ha abbondantemente abituato nei tre album che hanno preceduto “King for a day”. Sin troppo semplice ravvisare nei 27 minuti del brano tutto lo scibile progressive (e non solo) che contraddistingue il suono della band norvegese: le atmosfere soft alternate alla vigoria heavy, gli intricati strumentali che sfumano in intimi fraseggi acustici, le “svisate” di organo a far da contraltare al più sensuale pianoforte, i pungenti “solos” dell'elettrica rimpiazzati dai lievi lampi dell'acustica o, ancora, estratti “urlati” ed altri “sussurrati” dal vocalist di turno. L'attesa per la nuova release “griffata” Magic Pie è, dunque, finita ed il risultato è più o meno quello che ci aspettavamo: l'album è invitante, soddisfacente e merita senza dubbio di entrare in una discoteca variegata. Noi continuiamo a preferire i primi due lavori, per nulla avventurosi o spericolati, ma ci pare più ispirati. Dettagli del famoso “de gustibus...”. Va be(nino) anche così.



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Valentino Butti

Collegamenti ad altre recensioni

MAGIC PIE Motions of desire 2005 
MAGIC PIE Circus of life 2007 

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