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SIMEON SOUL CHARGER A trick of light Gentle Art Of Music 2015 USA

Due aspetti colpiscono nel cd dei Simeon Soul Charger, dal titolo “ A trick of light”: il primo è che si tratti di 4 ragazzi americani (di Akron nell'Ohio, per la precisione) che vivono e suonano in Baviera; il secondo è che (solo) nei primi quattro mesi di questo 2015 hanno in calendario una trentina di concerti (soprattutto in Germania, ma anche Svizzera, Cechia, Romania...), fatto non proprio comune soprattutto in ambito prog (abituato purtroppo a ben altri numeri...). “A trick of light” è il terzo lavoro della band dopo “Meet me in the afterlife” e “Harmony square” rispettivamente del 2011 e 2012. Il gruppo è composto dal cantante Aaron Brooks (anche chitarra e tastiere), dal chitarrista (e voce) Rick Phillips, dal bassista Spider Monkey (!!) e dal batterista Joe Kidd. Difficile da catalogare anche la musica che poco, o niente, ha da spartire con i mostri sacri del genere: arduo trovare agganci con Genesis, Yes, King Crimson o Marillion insomma. L'approccio, sin dall'iniziale “The prince of wands“, è diretto, essenziale, scarno, compatto, con lancinanti “solos” di chitarra elettrica, ma anche di “slide guitar”. Uno scanzonato hard blues è invece “Heavy” uscito anche come single radiofonico. Si passa poi per la “beatlesiana” “Evening drag” (con l'ottimo refrain, la “pulitissima” chitarra di Phillips e un bel lavoro ritmico), per l'acido e strascicato bellissimo southern di “How do you peel” con la slide che penetra a piccole dosi nella pelle e, ancora, per la “folle” (è proprio il caso di dirlo…) “Workers hymn”. Il lavoro prosegue con lo strumentale, dai connotati decisamente hard rock, “The illusionist” e, direttamente dai sixties, con “Jane” (cori à la Beatles e qualche rimando psichedelico tanto per gradire). L'ampiamente “coverizzato” blues di “I put a spell on you” aggiunge un altro tassello atipico alla variegata proposta dei Simeon Soul Charger” che chiudono l'album con la più enfatica “Floating castles”. Qualche rimando sixties, una ritmica serrata, la versatile voce di Brooks, chitarra elettrica dai pochi fronzoli, ma comunque convincente, questa la formula (azzeccata) del brano. Un lavoro nel complesso interessante e piuttosto atipico anche per il panorama progressive, notoriamente variegato per definizione. Tanto che sorge quasi spontanea la domanda: ma sarà prog? Comunque bello.



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Valentino Butti

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