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VEDDA TRIBE Vedda tribe Lizard 1999 ITA

Questo strano trio chitarra-batteria-tastiere d’origine lombarda ha il cuore nelle misteriose e lontane foreste dello Sri Lanka in cui risiede il popolo Vedda, discendenti diretti delle antiche popolazioni neolitiche prime abitanti dell’isola al largo delle coste indiane e che in parte hanno mantenuto le loro peculiarità culturali… Un retaggio tribale ed esotico che ben si adatta alle trame psych-prog evocate in questo primo cd dei Vedda Tribe, uscito per la Lizard: le coordinate musicali delle cinque composizioni incluse nel disco, quasi del tutto strumentale, sono piuttosto enigmatiche e difficilmente catalogabili, progressive italiano ma ben lontano dagli stereotipi che tendono a caratterizzare il genere. Nella musica dei Vedda Tribe c’è una componente neoclassica derivata dalle soffuse note di pianoforte suonate dal tastierista Mauro Pamiro, un’ispirazione classica intesa però a dare una particolare atmosfera fluttuante di suspense e sogno, senza condurre la musica verso un più ingombrante discorso musicale solistico e virtuoso. I Vedda Tribe amano mescolare le carte fino a confondere ed anche stupire: di fatto potremmo considerare la loro musica uno strano ed affascinante ibrido, forse talvolta ancora un pochino acerbo ed ingenuo ma con una personalità artistica ben delineata abilmente in bilico tra un rock psichedelico venato di spazialità cosmica ed il rock (kraut) elettronico vicino ai nostri Sensation’s Fix, i King Crimson del periodo di mezzo, Robert Fripp, i Djam Karet, speziature canterburiane vicine ai tardi Soft Machine e certe cose del Bill Bruford solista. Le sonorità della chitarra elettrica di Filippo Guerini, sono tendenzialmente piuttosto ruvide ed acide, talvolta leggermente ostiche, penso all’assolo nel brano di chiusura “Etemenanki”: possiamo facilmente intuire come Guarini sia un grande ammiratore di Robert Fripp e David Torn, direi senza disdegnare Al Di Meola in certi passaggi… La musica dei Vedda Tribe ci conduce verso una dimensione un po’ folle e mistica come nel groove frenetico e ciclico di “Nebbia di Lilliput” ma anche nel raffinato bolero fantascientifico di “Hypercube”, nell’aggressivo e sofisticato math-rock di “Democrazy” in cui si frammentano arrangiamenti crimsoniani ad eleganti velleità fusion, oppure ancora nella lunare e visionaria coda d’ambient jazz elettronica in “Etemenanki”, pezzo dalle sfumature quasi alla David Sylvian etra l’altro dedicato a Martin Mistére ed al suo creatore Alfredo Castelli! Disco a suo modo erudito e avanguardistico, Vedda Tribe si manifesta come una entità sonora accattivante ed intelligente in linea con la politica artistica rinnovatrice ed anticonformista portata avanti dalla Lizard Records… Da menzionare anche la bella copertina, presa da un dipinto in acrilico-olio realizzato da Silvano Braido, “Città Astrale”.



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Giovanni Carta

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