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JUHA KUJANPÄÄ Kultasiipi - Goldwing Eclipse Music 2015 FIN

Personaggio davvero interessante il finlandese Juha Kujanpää, che con “Kultasiipi – Goldwing” realizza il suo secondo album proponendo una musica molto elegante, capace di unire a meraviglia progressive sinfonico e folk rock. Stiamo parlando di un tastierista e compositore che ha messo su un gruppo di tutto rispetto insieme al chitarrista Timo Kämäräinen, al bassista Tero Tuovinen, al batterista Jussi Miettola e a ben tre violinisti (Kukka Lehto, Tommi Asplund e Alina Järvelä). Nonostante Kujanpää sia l’autore e abbia curato l’arrangiamento di tutte le composizioni della track-list si percepisce in ogni momento come quest’ensemble abbia trovato un amalgama impressionante e ne è la riprova il fatto che tutti i musicisti, anche gli ospiti che intervengono qua e là, arricchiscono la musica con la loro personalità. E di personalità ne è pieno questo lavoro quasi interamente strumentale. Già l’accoppiata che apre il cd, con i brani “Paalasmaa” e “Athene ja Zephyr” è magistrale e mette al meglio in evidenza le qualità di Kujanpää, che trova equilibri perfetti tra la strumentazione rock e gli archi. In quest’avvio emergono principalmente le caratteristiche prog e classicheggianti della proposta del compositore finlandese, ma già con la terza traccia “Hetken haave” si affaccia con maggiore decisione il lato folk, con i sapori acustici e malinconici di piano, fisarmonica e violini e la bella prova in “vocalese” della cantante Emmi Kujanpää (ospite in quest’unico brano cantato). E se “Tapirikuningas” prosegue sulla scia delle prime due composizioni in scaletta, il prosieguo dell’album porta avanti questo intrigante discorso sonoro aperto sulla contaminazione tra prog e folk-rock (quest’ultimo preponderante, in particolare, in “Tulta päin”). Il tutto con grande fantasia, timbri pulitissimi e che, di tanto in tanto, può riportare alla mente nei cultori del progressive finlandese qualche vecchia pagina di colossi come Pekka Pohjola e Haikara. Diventa fondamentale l’aspetto melodico, mai banale, con il quale Kujanpää riesce a mostrare ulteriormente la raffinatezza della sua proposta, sia quando in primo piano vanno il sax e il clarinetto in un allegro bozzetto (“Kahvit kruopiossa”), sia quando i pezzi si dilatano oltre i sette minuti presentando strutture più ricercate, vagamente à la Mike Oldfield (“Kultasiipi” e “Taivaanvahdit”) o mostrano maggiori legami con la classica (“Kaustisen yömarssi”). Diventa davvero difficile, alla fine dell’ascolto, dopo la ripresa della title-track eseguita dai violini con sottofondo d’atmosfera, trovare dei difetti ad un album del genere. Il modo di esplorare il progressive di Kujanpää, con queste commistioni con il folk ed un aspetto melodico così piacevole, è merce rara che vi invitiamo caldamente a provare.



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Peppe Di Spirito

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