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PANTHER & C. L'epoca di un altro... Black Widow 215 ITA

L’epoca di un altro, già… Solo i diretti interessati possono spiegare a cosa realmente alludevano col titolo del loro debutto, ma qualche idea ce la si può comunque fare, senza rischiare di sbagliare più di tanto. Il quintetto di Genova – storico crocevia per la musica italiana in generale – mostra un’età anagrafica non più verdissima e giunge sul mercato con un primo lavoro che guarda decisamente al vecchio prog nostrano. Nati nel 2003, i liguri ci tengono a dire che fin dall’inizio si sono cimentati nella composizione di brani propri, senza mai prendere in considerazione la riproposizione di cover. Un lavoro di lenta cesellatura, che ha poi trovato nella Black Wìdow (anch’essa di Genova, tanto per ribadire quanto sopra detto) l’etichetta adatta per la pubblicazione. I Panther & C. non propongono assolutamente niente di nuovo, anzi. Fin dall’inizio di “Conto alla rovescia” possono essere individuati rimandi assolutamente evidenti che, a questo punto, non possono non essere voluti. Al settimo minuto, addirittura, il riferimento (bello!) alla Locanda delle Fate è lampante. Magari i musicisti coinvolti potranno dire che, non essendo più giovanissimi (ma comunque ancora in perfetta forma), certe influenze siano normali – tipo quella dei Genesis, andando fuori dei confini italici – e che queste vengano fuori durante le composizioni senza nessun calcolo di sorta… Ma qui si va oltre la semplice ispirazione; qui ci si rifà senza mezzi termini al prog sinfonico italiano degli anni ’70 e basta, senza alcuna discussione. Il fatto è che però tutto questo risulta piacevole, soprattutto grazie ad una produzione un po’ grezza che sa tanto di roba “ruspante” e che anche grazie ad un fluire non sempre impeccabile riesce – non si sa perché – a riscuotere più di una simpatia.
Chiaramente, se il progressive-rock viene visto come un “progredire” costante, verso altri schemi, allora qua non ci siamo: questo è infatti un lavoro di mestiere, di “grana” forse un tantino grossolana, che soddisfa in primis gli esecutori. Qualcuno tirerà fuori la tiritera che bisognerebbe specificare quali sarebbero questi generi che invece si evolvono, visto che blues e compagnia bella suonano sempre sulle stesse scale musicali. Verissimo. Peccato che le pretese di base siano completamente differenti! Detto ciò, se si volesse ascoltare qualcosa che ricordi nostalgicamente quegli anni famosi, i Panther sono un più che discreto elisir. Complessi e grintosi nei già citati undici minuti di “Conto alla rovescia” (forse l’episodio migliore), più rarefatti e magari vicini ai Genesis nei dodici minuti conclusivi di “La leggenda di Arenberg”, dove si narra di rituali e di una foresta che prende vita. Non male la scelta delle tematiche, anche se qualche rima baciata poteva magari essere evitata. Discreta pure l’avvolgente “Mariam”, che continua nella strumentale “Il volo di Mariam”, dove il bell’assolo di Riccardo Mazzarini alle sei corde dura troppo poco. Da segnalare inoltre l’uso sapiente del flauto da parte di Mauro Serpe, il quale è pure dotato di una voce che, avendo l’accortezza di non esagerare, alla fine risulta abbastanza convincete. A non convincere invece è “Dik”, che pur partendo bene e trattando un triste argomento come l’abbandono dei cani visto con gli occhi del cane stesso, poi finisce per strafare e cadere nella retorica più melensa.
L’album dura meno di quaranta minuti e forse questo risulta un bene. Si lascia che tornino i ricordi e allo stesso tempo non si corre il rischio che quest’ultimi ci scoccino. Bene così, quindi. Si dirà che se si vogliono ascoltare determinate partiture, allora tanto vale andarsi a sentire direttamente i protagonisti del periodo. Come dissentire? Ma magari, se vien voglia di avere tra le mani un compendio del prog sinfonico (soprattutto tricolore), proposto sfruttando le sonorità odierne, l’esordio della band genovese sarebbe da prendere in considerazione. I diretti interessati potranno rinfacciare che si è totalmente travisato ciò che si voleva comunicare con quest’opera prima; bene, un motivo in più per essere smentiti già dalla prossima prova. Le capacità ci sono. Siete attesi!



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Michele Merenda

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