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ZERO TIMES EVERYTHING Sound of music Skrymir Music 2021 USA

Nati come diretta emanazione dai seminari chitarristici di Robert Fripp e della The League Of Crafty Guitarists, gli Zero Times Everything, trio composto da Pietro Russino, Tony Geballe e Richard Sylvarnes, a distanza di quattro anni dal loro primo album “Sonic Cinema”, sono ritornati con un’opera ancora più ambiziosa ed articolata. “Sound Of Music”, doppio album suddiviso in una parte “Black Hole” ed una “White Hole”, è in larga misura costituito come concept dal profilo apocalittico nella sua dimensione vagamente opprimente di report scientifico/astrofisico, a loro modo ci tiene a ricordarci che nell’infinita vastità dell’universo le nostre effimere vite non sono altro che minuscole briciole destinate a disperdersi, senza trascurare in minima parte anche una più rassicurante e “terrena” dimensione vagamente socio/politica (“Die Nacht Ist Leben”) ed un collage sonoro ispirato alla tragedia del Titanic (“Ice Report”).
Musica fatta principalmente con la testa e fortunatamente anche con un briciolo di cuore, l’estetica di questo doppio album si orienta altrettanto ambiziosamente in diversi ambiti di progressive/ambient/kraut, coniugando la spontaneità elettrica alle più cerebrali installazioni sonore: gli Zero Times Everything si sono trasformati per questa occasione in una sorta di collettivo musicale/multimediale per ampliare ulteriormente il loro spettro musicale in un denso e rumoroso marasma sonoro in cui si avvicendano chitarrismi d’avantgarde aleatoria, musica post industriale su ambiziosi basi electro-cosmic ambient ed abbondanti riferimenti krautrock in evidenza… In buona parte disco strumentale, con ampie parti narrative e parti cantate più concise ma efficaci, “Sound Of Music” non è propriamente un’opera da prendere alla leggera: per quanto dotata nel suo insieme di una sua grandiosità quasi “sinfonica”, la musica mantiene una sua costante enigmatica, se non del tutto criptica, che richiede una totale devozione nell’ascolto, senza distrazioni…
Nel suo alternarsi tra nervoso electro-prog rumoristico, contemplativi e pacifici panorami musicali ambient ed improvvisazioni chitarristiche assai pungenti, la quantità musicale è estremamente ampia, direi monolitica ma soprattutto mai noiosa o monotona. Punti di riferimenti per orientarsi all’ascolto possono essere ovviamente il Robert Fripp solista e King Crimson, Markus Reuter, Richard Pinhas/Heldon/Merzbow, Dead Can Dance nelle parti più drammatiche... In particolare ho apprezzato la seconda parte di “Sound Of Music”, la “White Hole Side” contenente i due pezzi strumentali forse più efficaci del disco, a proposito di impro/avant chitarristiche, “Oculus” composizione di Markus Reuter scritta e concepita secondo schemi poco ortodossi di geometrica casualità, apparentemente dura ed ostica da affrontare ma ricca di sfumature e notevoli raffinatezze strumentali; “Two Dead Stars Falling Into A Catastrophic Embrace” alterna invece visioni celestiali di pianoforte ad urticanti chitarrismi “frippiani” contornati di rumori e caos di sottofondo, efficace rappresentazione di titanici meccanismi cosmici. “Lux Aeterna”, con i suoi 24 minuti, è descritta molto ironicamente dagli stessi Zero Times Everything come la loro “Supper’s Ready”: la prospettiva apocalitta è condivisa, ma l’elenco delle dieci più probabili cause dell’estinzione di massa dell’umanità la rendono ancora più inquietante… Ovviamente la musica segue direzioni che ben poco hanno a che fare con “Foxtrot”. Per completare il quadro si fa notare anche una competente versione della “Third Uncle” di Brian Eno…
Nella prima parte “Black Hole Side” del disco, si mette in evidenza soprattutto la lunga “Die Nacht Ist Leben”, quasi venti minuti, in cui gli Zero Times Everything mettono in evidenza la loro sensibilità più sociale ed umana in una ballata con testo scritto da una leggenda, fotografo e buttafuori, dell’underground berlinese Sven Marquardt, ballad per modo di dire in quanto nel giro di pochi minuti le dolci note iniziali lasciano il passo ad un assalto noise che ben rappresenta la vita notturna della capitale tedesca…
Zero Times Everything rimangono un progetto di nicchia anche all’interno del panorama progressivo, più adatti in un ambiente di radicale sperimentazione ed inquieti post-futurismi sonori: in definitiva “Sound Of Music” rimane comunque un’ottima prova, sia sul piano strumentale che in quello puramente sonoro di produzione e di scrittura, forse non eccellente per una certa ridondanza ed eccessiva “generosità” nel volere esprimere certi significati musicali… Comunque, appunto, dischi così non ne escono mai abbastanza!



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Giovanni Carta

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