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LIGHT (FRA) The path autoprod. 2023 FRA

Ventiquattro musicisti. Centododici strumenti suonati. Partiamo con questi numeri. Impressionanti sotto certi aspetti. Soprattutto al giorno d’oggi, pensando a cosa permette di fare la tecnologia. Invece, la mente principale che si cela dietro questo progetto, Camille De Carvalho, ha voluto fare le cose in grande. Stiamo parlando di un compositore e polistrumentista francese, che ha raccolto questo ampio ensemble per dare vita ai Light e all’album “Path”. Un’opera ambiziosa, costruita in ben tredici anni, che si dipana lungo settantasette minuti e quindici tracce ricercate, impegnative, spesso molto articolate. La strumentazione rock, sorretta da una base ritmica solida, a volte non distante da soluzione tipiche dello zeuhl, si alterna con sapori orchestrali guidati dall’ampio numero di archi e fiati. Durante l’ascolto vengono a galla, di volta in volta, molteplici influenze. Giusto per dare un’idea, potremmo mettere in un grosso calderone i King Crimson di “Lizard” e “Island”, gli After Crying, i Van der Graaf Generator, gli Isildurs Bane, la Fire! Orchestra, il jazz contemporaneo della ECM, i Magma, Frank Zappa, l’Anthony Phillips più orchestrale, soluzioni cinematiche. Sono solo dei riferimenti, per farvi capire a cosa si va incontro con questo lavoro. Ma il piatto è davvero molto ricco e si viaggia tra rock sinfonico, jazz-rock, musica classica e avanguardia. Il risultato finale magari non è proprio originalissimo per chi bazzica in certi territori sonori. È innegabile, comunque, che la proposta di De Carvalho e soci sia di alta qualità. Nella track-list si alternano brani di lunga durata a brevi tasselli che fungono per lo più da raccordo tra una composizione e l’altra. Si respira, per lo più, un’atmosfera cupa, ma non mancano aperture più luminose. I quattordici minuti di “Seekness”, che apre il cd, sono già indicativi del percorso dei Light. Si alternano passaggi orchestrali crepuscolari ed esplosioni rock che vanno a descrivere lo stato di De Carvalho quando è impegnato nella stesura di nuova musica, “cercando il suono giusto, la nota giusta”. Nel libretto che accompagna il cd lo stesso De Carvalho spiega il significato di alcune composizioni e spesso si toccano vertici di surrealismo non indifferente. Prendiamo “Blue Sun”, di quasi nove minuti e una delle poche cantate: c’è una prima parte misteriosa che “spiega” come fisicamente il sole sia diventato blu; una seconda guidata da una sezione ritmica ossessiva che crea sentieri tortuosi lungo i quali giocano molto i fiati (con un risultato a cavallo tra Canterbury, VDGG e Colosseum) e che racconta dei momenti in cui gli scienziati studiano questo strano fenomeno; infine, la terza, cantata e in un crescendo opprimente, diventa il simbolo della popolazione disperata che alla fine si estingue bruciata da un grande fuoco blu. Un altro pezzo vede protagonista una quercia colpita più volte da fulmini, mentre in “Newts” la nostra vita assume significato grazie alla scoperta di uomini tritone in un lago… Insomma, le stranezze non mancano, né a livello sonoro, né a livello concettuale. Addirittura claustrofobica “Dive” (tra zeuhl, drammatico romanticismo, R.I.O. e opera lirica), la storia della persona più cattiva del mondo e della tremenda condanna che riceve. Segnaliamo anche la breve, ma molto conturbante, “Betray”, canzone dalle sghembe melodie, per la quale sono stati girati due filmati disponibili su youtube, un videoclip e una sessione dal vivo. Lux Aeterna”, con i suoi tre minuti sicuramente debitori di György Ligeti, porta a conclusione questo interessante album, di cui abbiamo provato a raccontarvi qualcosa. Sperando di avervi incuriosito ad approfondire e a scoprirlo per bene.



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Peppe Di Spirito

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