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| MIGUEL KERTSMAN |
Paradoxes |
Aurua Sounds |
2025 |
BRA |
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Nato in Brasile, ma statunitense di adozione, Miguel Kertsman da New York è attivo da tanti anni con svariati progetti. Compositore, tecnico del suono, produttore, tastierista, ha legato il suo nome a tantissimi lavori che spaziano dalla classica contemporanea (la sua musica è stata anche eseguita dalla London Philharmonic Orchestra) alla fusion, dalla world music alle colonne sonore per film e videogiochi e tra le numerose esperienze non mancano capatine in ambito prog. Prendiamo il suo ultimo disco intitolato “Paradoxes”, concept album incentrato sulle tastiere e sul talento di Kertsman, principale protagonista, anche se ha chiamato a sé altri musicisti a dargli man forte con batteria, chitarre, basso e parti vocali. Tredici le composizioni presenti ed oltre sessantasei minuti la durata totale del cd. Se nella parte iniziale del brano d’apertura “Enclosed pathways” siamo assaliti da effetti elettronici e d’atmosfera come introduzione, dopo quasi un minuto e mezzo arriva l’esplosione che spinge subito verso classici territori sonori cari agli Yes. Quindi intrecci strumentali, cambi di tempo e tecnica in bella mostra, ma sono le tastiere ad emergersi fin da subito come protagoniste principali. Durante l’ascolto queste caratteristiche restano praticamente immutate in ogni pezzo. Kertsman suona piano, organo a canne, clavicembalo, sintetizzatori e tastiere analogiche, spaziando tra mellotron, Minimoog e Prophet 10, per il piacere di chi si lascia sempre ammaliare da certe sonorità vintage. Poi ci sono una serie di postludi più classicheggianti con pianoforte in evidenza (“Letting go”, “Waterverse” e “Nostalgic future”, mentre “De-clocking”, che chiude il disco, ha toni più ambient), o situazioni in cui può venire in mente più il Wakeman solista (“Still currents”, “Fanfare in quietude”), o, ancora, qualche soluzione melodica vagamente floydiana (“Red blue sky”), ma di base resta un prog sinfonico molto classico. Da segnalare che nel cd sono presenti due bonus tracks, che sono delle versioni editate di due brani in scaletta. Nel complesso si tratta di un album valido e interessante, nel quale Kertsman mostra senza indugio le sue doti di compositore ed esecutore. Certo, non stiamo parlando di qualcosa di sconvolgente, perché siamo di fronte pur sempre ad un lavoro molto derivativo, che prende molte cose “in prestito” dagli anni ’70, ma la gradevolezza d’ascolto resta alta.
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Peppe Di Spirito
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