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SYNAPSE Synapse Philip Royal Records 2025 JAP

I Synapse sono un trio giapponese con sede a Tokyo, formato da Yuichi Kiyohara (basso e tastiere), Yoshiko Kiyohara (tastiere e flauto) e Masaya Yamamoto (batteria, percussioni e effetti) e che si lancia in questo esordio discografico immaginando di dover scrivere una colonna sonora per un B-movie horror. Ne vien fuori un lavoro molto interessante e che, anche se praticamente strumentale, presenta il bollino “Parental advisory explicit content”, in considerazione del fatto che nei loro brani ci sono espliciti riferimenti al genere e per ogni titolo proposto nel libretto si trova una breve descrizione. D’altronde, stiamo parlando di un gruppo che per anni si è esibito in patria come cover band dei Goblin e solo in tempi più recenti ha spostato il tiro verso un percorso fatto di musica originale, anche se legata alla passione verso i film dell’orrore e alle relative colonne sonore. Se “Necromancy” è un’apertura potente e moderna, con basso distorto subito in bella evidenza ed un sound robusto su ritmiche spedite, in seguito i Synapse variano un po’. Già il secondo brano “The fog” si fa più leggero nelle sonorità con il timbro delle tastiere ad imitare inizialmente un clavicembalo e a dettare un indirizzo più classicheggiante. Ciò che non cambia è l’atmosfera a fortissime tinte cupe e sempre misteriosa. A seguire troviamo “Wings of Pazuzu” che, col basso sempre bello potente e con una batteria marziale, lascia intravedere una sorta di zeuhl che si allaccia a melodie vagamente orientali. Inevitabili una serie di momenti nei quali il punto di riferimento diventano ancora più nettamente i Goblin, vedi “The melancholy of the Automata”, “Slasher house”, lo splendido e davvero terrificante omaggio a Lovecraft con gli oltre sedici minuti di “The mountains of madness” e la conclusiva “Sleepwalking”, condita da uno stravagante accompagnamento percussivo. Più particolare “That cheerleader is a serial killer”, inizialmente giocosa, con musica circense, si sposta poi verso un heavy prog dai ritmi spediti. Discorso simile per “Possession”, per oltre un minuto e mezzo atmosferica e con il flauto a creare belle melodie, poi si fa decisamente più prorompente e offre continue variazioni di tempo e di mood, con le tastiere che a tratti si fanno addirittura wakemaniane. Benché non originalissimo, siamo al cospetto di un bel cd, uscito solo per il mercato giapponese, ma sicuramente appetibile per chi ama il dark prog più asfissiante.

 

Peppe Di Spirito

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