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| SHIZUKA NO UMI (AKIRA HANAMOTO / MAKOTO KITAYAMA) |
II |
Arcangelo |
2025 |
JAP |
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Ebbero vita breve gli Shingetsu, autori di un unico album nel 1979. Con il passare degli anni sono diventati una vera band di culto per gli appassionati di progressive rock che considerano quell’unico parto (se si eccettuano alcuni episodi postumi) una vera gemma del panorama giapponese, con quel romanticismo di base con il quale la band recuperava a proprio modo sapori genesisiani. In tempi più recenti due dei protagonisti di quel gruppo, il tastierista Akira Hanamoto ed il cantante Makoto Kitayama sono tornati ad unire le forze per questo nuovo progetto denominato Shizuka No Umi. Il secondo lavoro del duo, uscito a sei anni di distanza dal debutto omonimo, può essere visto come un’opera dai due volti. I primi tre brani, infatti, sono composti da Kitayama e sono fortemente indirizzati verso il prog; i successivi quattro vedono Hanamoto come autore, sono più concisi e con strutture più semplici. Ma andiamo con ordine. Il cd si apre con “○&X”, sicuramente il pezzo più interessante del lotto con i suoi quasi quattordici minuti di durata. I suoni di oboe, clarinetto, fagotto e clavicembalo danno subito un carattere antico e classicheggiante; poi, dopo un minuto e mezzo l’esplosione sinfonica, con tastiere in evidenza, tempi composti e batteria irruente. Si prosegue con nuove variazioni ed un bell’intervento di chitarra elettrica; dopo i tre minuti e mezzo ecco il primo breve intervento cantato magnetico di Kitayama che precede uno splendido passaggio maestoso keyboards-oriented con tanto di mellotron. Riproponendo alcuni dei temi portanti già esposti si va avanti fino ad oltre sette minuti, quando solo voce e tastiere, per un po’, creano un’atmosfera un po’ sacrale. Il rientro della batteria riporta al prog romantico di base, con docili melodie e sonorità che sembrano ottimi sviluppi dell’avventura Shingetsu. Finale con crescendo altisonante e con Kitayama che continua a intonare il leit-motiv di base. “Nobody sees” è aperta dal pianoforte, ma ben presto si inseriscono la sezione ritmica, la chitarra elettrica e le tastiere e si viaggia per quasi sei minuti con un prog solenne, cambi di tempo e brevi, ma incisivi solos. “The flying Kanae” è invece orientata verso un prog più leggero e contraddistinto da melodie stravaganti, sia vocali che strumentali e da un finale un pochino più intenso. I tre brani firmati da Hanamoto coprono poco più di tredici minuti di musica. “Suzaran” è uno strumentale un po’ cinematico e incentrato su un motivo orientale reiterato. “Two alone on a journey” è una ballad malinconica per pianoforte, voce e fiati. “One at a time” è un pop sinfonico che sembra prendere spunto dai Procol Harum. “Just like mercy”, infine, mantiene l’immediatezza del pop e un’aura che sa tanto di seconda metà degli anni ’60, con un tocco psichedelico. Con l’aiuto di diversi altri musicisti, tra cui Yoh Ohyama degli Asturias e il duo dei Lu7, Kitayama e Hanamoto offrono una prova sicuramente interessante, che dimostra che il progetto Shizuka No Umi raccoglie dignitosamente l’eredità degli Shingetsu, pur senza raggiungerne le stesse vette artistiche.
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Peppe Di Spirito
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