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AUFKLÄRUNG Nell’idea di un tempo che Ma.Ra.Cash Records 2025 ITA

Da quando nel 1995 uscì “De la tempesta l’oscuro piacere”, apprezzatissima opera prima dei pugliesi Aufklärung, nel corso degli anni, tra scioglimenti e renuion, si sono spesso sentiti rumours di un secondo album in lavorazione. Ogni volta finiva in un nulla di fatto. Poi all’improvviso, praticamente senza nessun preavviso, la Ma.Ra.Cash presenta in anteprima per la vendita “Nell’idea di un tempo che” in occasione del festival di Veruno. Una sorpresa che giunge inaspettata e che arriva esattamente a trent’anni di distanza da quell’esordio. La band ritorna con una formazione molto rinnovata e troviamo Michele De Luca alla voce e ai testi, Dante Di Giorgio al basso e alle chitarre, Marco Mancarella alle tastiere e Michele Martello alle chitarre. Al quartetto si aggiungono Salvatore Nobile alla batteria e Carlo Gioia al flauto nella traccia conclusiva. Il disco è un concept, che racconta “una storia di ansie, apnea, urla e respiri”, con temi abbastanza delicati. Ma la musica? Be’, è diretta discendente di quel prog romantico, sinfonico e malinconico che caratterizzava il debutto. Anche la struttura è simile, visto che ci sono quattro brani, tre di durata estesa (due sopra i tredici minuti ed uno sopra i nove) ed uno che comunque viaggia intorno ai sei minuti e mezzo. L’unica vera differenza è che stavolta è stato scelto l’utilizzo della lingua italiana per le parti cantate, cosa che rende il nuovo lavoro più mediterraneo rispetto al precedente che potrebbe essere visto come più “anglosassone”. Nell’opener “Respiro n. 1”, l’apertura affidata alla chitarra acustica subito ci porta in sentieri molto cari a chi è legato a quel magico debutto. Si inserisce poi il mellotron (prima “imitando” un flauto e poi con quelle “cascate” classiche) e poco prima dei due minuti la sezione ritmica fa virare il tutto verso le atmosfere dei Pink Floyd degli anni ’70, con un rimando non troppo velato a “Breathe”. Ma è solo l’inizio di un percorso avvincente in cui i cambi di tempo, di umore, di riferimenti sono continui. La chitarra elettrica e le tastiere si intrecciano e si alternano in bello stile, senza virtuosismi inutili, tra accelerazioni e rallentamenti, tra echi di PFM e di Banco. “Urlo” (il pezzo più breve) è decisamente più ritmato e sembra quasi un incrocio tra la citata PFM e il Biglietto per l’Inferno, anche se ci sono degli intermezzi dal flavour quasi rinascimentale, che si ravvisa anche nella seconda parte dove diventano protagonisti la chitarra elettrica e il mellotron. In “Apnea” si avverte una maggiore tensione, con un andamento drammatico dettato sia dalle linee vocali, sia dal punto di vista strumentale, con nuovi rimandi floydiani che si abbinano a connotati new-prog. Finale affidato ad “Ansia”, aperta da un piano classicheggiante, perfetta introduzione al mood dimesso e elegiaco della composizione. Le parti strumentali da brivido fanno il resto, tra passaggi acustici di chitarra e flauto, un intermezzo carico di inquietudine psichedelica, con il climax raggiunto dapprima da uno struggente e lungo guitar-solo e poi dal momento tastieristico esuberante e banksiano. Concludo in maniera molto semplice e diretta: gli Aufklärung sono tornati nel migliore dei modi!

 

Peppe Di Spirito

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