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DOMINIC SANDERSON Live revelations autoprod. 2026 UK

Una sala da concerto vuota. A Birmingham. Cinque musicisti sul palco. La necessaria attrezzatura per la registrazione. Tutto in presa diretta. E nessun ritocco successivo. Sono queste le basi di “Live revelations”, disco che esce a nome di Dominic Sanderson, chitarrista, compositore e cantante, autore già di due interessanti prove in studio, ma che si è circondato di una vera e propria band di livello, formata da Andy Frizell (sax e flauto); Tristan Apperley (basso, sintetizzatore, voce), Jacob Hackett (batteria, voce) e Embiye Adali (tastiere). Pronti, via e si parte con “The twisted hand of fate”, che inizia con una lunga sequenza strumentale, misteriosa e atmosferica all’inizio, poi più spigolosa, fatta di dissonanze, vicine a certo avant-prog non estremo; dopo i sei minuti e mezzo, l’entrata della voce di Sanderson per una breve strofa e la deviazione verso una dimensione sonora in cui si ravvisa maggiore vicinanza al passato di King Crimson e Van der Graaf Generator. Chi ha seguito l’artista in passato noterà subito piccole differenze e variazioni in termini di arrangiamento, proprio perché Dominic ha voluto puntare su un approccio “sincero” e senza compromessi. E le altre composizioni eseguite stanno a dimostrare che questo orientamento è vincente e che l’affiatamento tra i musicisti è totale. I quasi venti minuti (tre e mezzo in più rispetto alla versione in studio) di “Lullaby for a broken dream” sono una gemma preziosa di rock sinfonico sicuramente debitore di un passato importante. Le ondate di mellotron, gli squarci del sax, la voce hammilliana, la tensione drammatica, le variazioni ritmiche, le dinamiche che portano a momenti più pacati, ma senza perdita di pathos, sono tutte caratteristiche che portano alla mente il buon vecchio Generatore, ma senza una trasposizione pedissequa. “From the weeping cradle”, “Is there calm amongst this chaos?” e “Faithless folly” completano l’esibizione mantenendo ben vivo l’indirizzo stilistico delineato con la suite, rendendo il disco decisamente omogeneo. La Birmingham Symphony Hall è stata per l’occasione teatro di una performance di altissimo livello e spero vivamente che per quest’artista e per i musicisti che lo seguono ci siano occasioni in futuro di calcare molti palcoscenici con un pubblico attento e caloroso, pronto ad applaudire. Mi sento di dire che la carriera di Dominic va in netto crescendo e che non si può più parlare di promessa, ma di artista pienamente maturo e vera e propria realtà importante del prog attuale.

 

Peppe Di Spirito

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