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LEAP DAY Awaking the Muse Oskar 2009 NL

Il batterista Koen Roozen dei Flamborough Head si unisce ai tastieristi Derk Evert Waalkens (King Eider) e Gert van Engelenburg, al cantante Jos Harteveld (Pink Floyd Project), al bassista Peter Stel (Nice Beaver) e al chitarrista Eddie Mulder (Trion, Pink Floyd Project, Flamborough Head) per formare una nuova band di prog melodico. Dai personaggi coinvolti capite già che stiamo parlando di quel New Prog che piace tanto agli olandesi ma, visto che si tratta di musicisti di sicura esperienza penserete anche che questo loro debutto possa essere un album ben fatto e traboccante di buon gusto e tanta melodia. Non sempre dai buoni presupposti si arriva a conclusioni altrettanto buone e questo album ne è la prova. Si tratta di New Prog romantico, come ci si poteva aspettare, ma di spunti interessanti ce ne sono ben pochi e quando emergono riescono subito a catturare la nostra attenzione, assopita a causa di tante note insignificanti. Il fatto poi è che tutto quello che c’è di ben realizzato qui sembra rubacchiato a destra e a manca dal repertorio di band sicuramente più famose, che possono essere i Marillion o i Pendragon o gli stessi Flamborough Head che non vengono sicuramente eguagliati. Grosse perplessità le suscita soprattutto il cantante Jos che cerca di far leva su un bel canto appassionato e cantautoriale, direi quasi di matrice italica, come possiamo apprezzare già nella traccia di apertura “When Leaves Fall”. Jos non sembra fatto però per questo stile ed arranca paurosamente, cosa che appare più evidente quando si trova alle prese con le note alte e questo è davvero un grosso problema per chi decide di fare della melodia la sua arma vincente. Va molto meglio quando il tono diventa più confidenziale, come nella successiva, molto Cameliana, “What Would You Do”… almeno fino a quando non decide di lanciarsi in qualche acuto. I tastieristi sono due ma ne basterebbe addirittura uno solo, dal momento che non vi è tutta questa ricchezza sotto questo punto di vista. Un discorso diverso lo dobbiamo fare per la chitarra che sembra l’elemento di maggiore esperienza e di maggior gusto del gruppo e che si rende protagonista assoluta dei momenti più significativi dell’album. Purtroppo gli arrangiamenti in generale non sono dei migliori e spesso si percepiscono dei paurosi momenti di vuoto, in cui tutto sembra spegnersi e in cui servirebbe invece un apporto strumentale decisivo per ravvivare l’ascolto. Le idee di base ci sarebbero anche ma la strada da percorrere è ancora molta e sicuramente c’è da fare un grandissimo lavoro sia per migliorare le composizioni sia a livello degli arrangiamenti. Un punto di partenza potrebbe essere senza dubbio quello di cambiare cantante e magari da qui in poi si potrà pensare a rinfrescare il sound e le idee. Diciamo che un gruppo il cui nome ha a che fare con l’anno bisestile non poteva essere così fortunato da azzeccarla subito alla prima. Staremo a vedere.


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Jessica Attene

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