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MANTICORE Time to fly Laser's Edge 1994 SVE

In mitologia, la manticora una brutta bestia dalla testa umana, il corpo di leone e la coda di serpente. Per noi progressivi, la manticora per soprattutto il simbolo dell'etichetta di EL&P, per la quale negli anni 70 incisero anche importanti gruppi italiani. La manticora, infine, d anche il nome a questa ennesima band svedese proveniente da Uppsala, la quale ha scelto la strada della produzione fuori confine legandosi alla statunitense Laser's Edge. L'impressione che dunque si ha ancor prima dell'ascolto del disco, avvalorata oltretutto dal fatto che ben tre dei componenti della band suonano tastiere (seppur in due casi assieme ad altri strumenti), quella di trovarsi davanti a degli emuli del noto trio inglese. E certo non "New foundation", brano d'apertura, che ci fa abbandonare questa tesi: l'impostazione del brano senz'altro figlia di molti ascolti di "Tarkus" o "Trilogy", e la stessa voce di Kiell Janssen si muove spesso sul registro di Greg Lake. Nonostante il resto dell'album si discosti un po' da questa strada, grazie anche ad una chitarra che non si limita a fare da mera comparsa, l'inquadramento dei MANTICORE come una sorta di EL&P melodici rende bene l'idea di cosa aspettarsi da questa produzione. Nel complesso "Time to fly" un disco piacevole, il cui perno indubbiamente rappresentato dalle tastiere di Erik Olsson, sempre protagoniste nei 10 brani del CD. L'impressione talvolta quella di muoversi un po' tra alti e bassi - anche all'interno dello stesso pezzo - e che manchi quel non so che che distingue il discreto dall'ottimo, ma alcuni brani (si vedano ad esempio lo strumentale "The Manticore theme" o la lunga "The maiden") meritano sicuramente di essere ascoltati. Un acquisto in definitiva da non disprezzare, pur dovendosi ammettere che c' anche di meglio in giro. Da notare in conclusione che siamo di fronte all'ennesimo gruppo svedese che usa il mellotron, anche se in questo caso il glorioso strumento influenza assai meno il suono dei MANTICORE di quanto non facesse in ANGLAGARD e ANEKDOTEN. Forse il freddo delle lande scandinave contribuisce alla conservazione degli strumenti?

 

Riccardo Maranghi

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