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MOONGARDEN Brainstorm of emptyness Mellow 1996 ITA

Così come una cozza s'attacca allo scoglio, analogamente ogni membro del popolo progressivo non dovrebbe rimanere lontano a lungo da dischi come questo. La massima votazione sarebbe il risultato naturale di. una serie di ascolti che mi hanno convinto che, come altri gruppi italiani peraltro, se l'ensemble mantovano fosse nato in Svezia o in America, adesso si parlerebbe di nuova rivelazione del Prog mondiale.

I MOONGARDEN sono al loro 2° CD; il primo era in effetti poco più di un demo-tape riversato su digitale, anche se già evidenziava le molte doti di Cristiano Roversi e soci. Su questo "Brainstorm of..." le parti vocali sono affidate all'ex-Theatre Ricky Tonco, la cui voce calda e piacevolmente cupa dà un tocco di classe non indifferente a questi 70 minuti di delizia sinfonica; non sempre gli album lunghi annoiano... E' innegabile però che gran parte della riuscita della musica del gruppo sia da accreditare all'imponente set di tastiere dell'ispirato Cristiano, autore peraltro anche delle musiche, ed al tocco di chitarra del fine cesellatore David Cremoni. Ci vorrebbe molto spazio per descrivere la musica, anche se può essere molto semplice: senz'ateo i Genesis sono i maggiori ispiratori dei MOONGARDEN, e questo è il dato di partenza essenziale, ma prendiamo quest'influenza, aggiungiamoci un senso quasi di mistero ispirato da una certa ammirazione per i Van Der Graaf, e completiamo il tutto con un know-how di come si costruisce un ottimo rock sinfonico da 110 e lode, fin dall'ottimo esordio di "Sea memories", che per un po' resterà il brano migliore. Molto bella anche la "Gun child", quasi psichedelica a tratti ma con aperture sinfoniche da brivido e frasi strumentali che riportano agli IQ di "The wake"; il Mellotron sottolinea i momenti più tirati della musica del gruppo, riuscendo però a non invadere eccessivamente il campo degli altri strumenti.

Se ci sono difetti nei brani dei MOONGARDEN forse sono da ricercare nella eccessiva frammentarietà di qualcuno di essi, difficilmente in grado di attecchire immediatamente nella memoria dell'ascoltatore; è un difetto secondario... se lo vogliamo definire un difetto, ovviamente! Nel CD è presente anche una suite... nascosta, ovvero "Sonya in search of the moon", i cui 4 movimenti sono dispersi all'interno dell'album. Dato che la tecnologia digitale lo permette, mi permetto di consigliare di ascoltare tutti per intero questi 15 minuti strumentali, dai lunghi momenti semplicemente acustici, o comunque dalle tonalità soffuse, salvo un lungo finale in crescendo. Con lo spirito rinfrancato continuiamo alla grande l'ascolto con "Chrome heart", altro brano non molto lontano da una concezione musicale di certo new Prog inglese, quello migliore. Chiudiamo le danze con "Sherylin's mistake" e "The losing dawn" che, come si suoi dire, nulla aggiungono a quanto già detto. Ogni dottore vi consiglierebbe di godervi album come questi prima, durante e dopo i pasti.

 

Alberto Nucci

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