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THE NEW GROVE PROJECT Brill autoprod. 2005 SVE/SVI

Nove anni dopo l'apprezzatissimo album d'esordio, torna Ingemar Hjertqvist col suo New Grove Project, sempre contornato da ospiti di riguardo ma orfano dell'altro membro d'annata Per Sundborn. Bisogna dire innanzi tutto che non tutti gli ospiti sono graditi: se Pär Lindh, Hasse Bruniusson Jode Leigh (ex England!) e Fredy Schnyder (dei Thonk) forniscono il loro valido ed atteso contributo, prendere un vocalist come John "Bo-Bo" Bollenberg non poteva portare ad altro che a quello che ci ritroviamo in mano, ovvero un album rovinato da un cantato a dir poco pessimo! L'unico brano che il buon Bo-Bo riesce a non rovinare è il già abbastanza rovinato primo episodio dell'album, il divertissement "Cool fool floating", in puro stile dance anni '60! Anche la successiva "Thought sui generis" non inizia certo nel migliore dei modi... e già mi sto preparando a dover confezionare una recensione distruttiva e delusa per l'involuzione di questo promettente progetto. Fortunatamente le cose non possono che migliorare: arriva la traccia 3 ("The sounding flood"), scritta e in gran parte suonata (piano, batteria e synth) da Jode Leigh; bella l'introduzione, con una voce recitante che si alterna a delicate linee di piano. Lo sviluppo del brano non è nulla di che, tutto sommato, ma segna l'inizio vero dell'album; con "The light within" si incomincia a fare sul serio infatti ed iniziamo ad apprezzare il set di tastiere di Pär Lindh, che si scatena in un pezzo indiavolato. "Laughternoon dream" e "Neon light submission" sono altre due belle composizioni di Progressive pomposo, ma anche accattivante e delicato, con un cantato addirittura decente. La struttura delle canzoni è abbastanza lineare, senza strutture troppo complesse o grandi equilibrismi strumentali, salvo il caso già menzionato. E' giunto intanto il momento per la suite finale "Brill", una composizione che risale agli inizi della carriera del gruppo, quando ancora si trovava in Svezia. Si tratta di 24 minuti di bel Prog sinfonico (contornato da un cantato scadente) in cui si mette particolarmente in luce Schnyder, chitarrista ma anche multistrumentista di talento che recentemente ha pubblicato un album col suo nuovo gruppo Nucleus Torn. Belle atmosfere e belle sonorità per una suite che tuttavia sembra non decollare effettivamente mai. L'album in definitiva è parzialmente piacevole, ma risulta senz'altro deludente, se si considera il valore del precedente lavoro nonché la caratura dei musicisti presenti.

 

Alberto Nucci

Collegamenti ad altre recensioni

THE BOLLENBERG EXPERIENCE If only stones could speak 2002 
THE NEW GROVE PROJECT Fool's journey 1996 

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