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OCTOBER EQUUS October equus Ma.Ra.Cash Records 2006 SPA

I riti propiziatori dell’antica Roma prevedevano, tra gli altri, l’October Equus, una sorta di guerra simulata sui Campi di Marte, con corsa di bighe. Uno dei cavalli della pariglia vincitrice veniva sacrificato e la testa mozzata veniva contesa tra le fazioni. La testa gocciolante veniva portata in città e le gocce percolanti unite alla cenere dei falò. Il rito finiva con lo spargimento nei terreni l’arricchimento della terra dei campi da parte delle vestali e la collocazione della testa su una lancia visibile da tutti.
Questa è la storia antica del Cavallo d’Ottobre. Quella moderna ci dice che un quartetto strumentale spagnolo, con lo stesso nome, si è messo in testa di produrre un potente prog di confine di notevolissima fattura. Il confine sta nell’impostazione plurima dei componenti che portano nella musica le loro origini variegate. Così - pur nell’impostazione smaccatamente crimsoniana del gruppo - troviamo riferimenti al Prog scandinavo, forti tracce di prog canterburiano specie Hatfield and the North e Phil Miller solista e riferimenti a Gentle Giant. Sentiamo RIO alla Univers Zero e soprattutto alla 5uu’s, Zeuhl e heavy avanguardia stile Happy Family e Pochakaite Malko. Forse meno palesi, ma rintracciabili i riferimenti a certo prog italiano di fattura hard dark tastieristica tipo Trip.
Da questo marasma di riferimenti, intriganti e solluccherosi nasce questo splendido lavoro, che alla fine dei conti, se tralasciamo alcuni riff crimsoniani un po’ troppo simili agli originali, riesce ad essere anche finemente personale.
Brani molto cerebrali dagli arrangiamenti complessi, ricercati ed estremamente efficaci dove i suoni moderni si mescolano a quelli vintage con tanto di mellotron e effetti di chitarra smaccatamente seventies.
Il disco è suddiviso in 10 tracce, ma 6 sono raccolte in una suite di 32 minuti che musicalmente rappresenta il rito propiziatorio citato, così abbiamo la “October Equus suite” suddivisa in “Field of Mars” – “Bigas” – “Sacrifice” – “Vestals” - “Head of the winner” e “End: On a lance”. La suite si muove sui binari sopra detti, con continui assolo (chitarra e tastiere) e break ritmici a cavallo tra zeuhl e RIO.
Il gruppo è tecnicamente dottissimo Victor Rodriguez alle tastiere (nel brano Sacrifice, in uno sbotto cameristico imita con le tastiere l’oboe e il fagotto in un esercizio veramente fine) duetta magistralmente con la chitarra di Angel Ontalva i cui riferimenti ai maestri citati Fripp e Miller creano una miscela di forte impatto sonoro. Perfetto e splendido, in tal senso è l’assolo, dai suoni canterburiani, del primo brano “Lupus in Fabula”. Anche la ritmica procede senza inciampi anche nelle parti più complesse (e ce ne sono molte). Il batterista Txema Fernandes è preciso e potente e si coniuga alla perfezione ai quasi psichedelici giri di basso della signora del gruppo, Amanda Pazos.
Una menzione particolare al brano “Minus Nihilo” con i suoi 5 minuti di incredibile disequilibrio dissonante giocato con anche riferimento al minimalismo più introspettivo, con lampi dei nordici Samla Mammas Manna.
Per dovere di cronaca occorre dire che il disco era già stato anticipato, in forma ridotta rispetto all’attuale, nel 2004 con il titolo Hydra. L’odierna versione completata con remix dei brani gia stampati è sensibilmente migliorativa.
Un debutto estremamente positivo. Seppur nulla di particolarmente nuovo, la miscela proposta appare personale e indovinata. Il disco avrebbe bisogno di una diffusione importante per consentire al gruppo di continuare sulla strada intrapresa e regalarci, magari, un secondo CD più maturo e meno derivativo.
Questo lavoro corre il rischio di essere scambiato, ad un ascolto (molto) superficiale, per un qualcosa d’altro. Raccomando chi lo volesse avvicinare di ascoltarlo bene e con attenzione, magari con un po’ di volume in più. Il mio impatto primario è stato per un potenziale disco dell’anno. Ho ridotto un po’ le mire, ma per me resta una dei migliori dischi del 2006 senza ombra di dubbio.

 

Roberto Vanali

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