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STEFANO PANUNZI Timelines RES 2005 ITA

Questo disco suona come un piccolo compendio delle svariate tendenze di rock ambientale degli ultimi dieci-quindici anni, in questo senso non stupisce la folta presenza in "Timelines" di musicisti come Peter Chilvers, Nicola Alesini, Mick Karn, Mike Applebaum, Markus Reuter e Gavin Harrison; Stefano Panunzi esordisce dunque in grande stile, sia per la qualità dei musicisti coinvolti ma anche per la buona realizzazione artistica di "Timelines". Stefano Panunzi è un tastierista che predilige la tessitura di melodie tenui ed astratte, più interessato alla ricerca ambientale del suono e poco incline alle progressioni solistiche: per affinità strumentali Panunzi si avvicina allo stile di maestri ed esploratori sonori come Brian Eno, Richard Barbieri e Pier Luigi Andreoni, come compositore Panunzi si rivolge ad un pop rock sofisticato ed atmosferico, colorato da soffusi accenti elettronici e jazz, in buona parte strumentale e giocato sulla sensibilità dei musicisti. Senza grandi sorprese "Timelines" è un disco che si fa ascoltare con piacere, forse a volte può apparire sin troppo legato a forme espressive ormai risapute, eppure sempre seducenti; i riferimenti ai lavori di David Sylvian, Porcupine Tree, No Man, a certe produzioni della Materiali Sonori (Marco Polo, Keen-O ecc...) e della Medium, sono piuttosto evidenti senza essere mai troppo invadenti. La presenza in "Timelines" dei musicisti succitàti ha ovviamente permesso di aggiungere quel tanto di esperienza e classe alle capacità di Panunzi, in particolare si è rivelato riuscito l'inserimento in alcuni pezzi del basso fretless di Mick Karn, coautore insieme a Panunzi anche di un brano, "Masquerade", strano ibrido funk-pop ambientale dove il recitato hip-hop italiano di Panunzi si alterna alle profonde e tenebrose vocalità di Karn. Fra le altri canzoni del disco mi piace ricordare il romantico pezzo di apertura, "Timelines", dall'incedere quasi floydiano; la desolata ballata cosmica di "Underground", l'incedere lento e trasognato di "The Moon and the Red House", con un bel lavoro di ricamo del chitarrista Nicola Lori, oppure le contaminazioni etno-jazz di "Something to Remember".

 

Giovanni Carta

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