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POP INSTRUMENTAL DE FRANCE Pop instrumental de France Vogue 1971 (Vadim 2006) FRA

Il compositore Laurent Petitgirard realizzò nei primi anni Settanta questo album particolare ed assolutamente insolito per il panorama progressive francese dell'epoca. Tale opera è nella sua versione originale un'autentica rarità e quindi questa ristampa, attesa da molti appassionati, è sicuramente un'occasione prelibata per fare luce su questa particolare produzione realizzata da un artista che ha legato il proprio nome sostanzialmente al mondo cinematografico (ben 150 sono le colonne sonore da lui composte) e alla musica sinfonica come direttore d'orchestra. Dal suo solido background classico e dalla passione per il jazz e per la musica contemporanea nasce quest'opera appassionata che non nasconde di certo la devozione per artisti come Christian Vander (allora pressoché agli esordi della sua carriera con i Magma) o Zappa (come dimostrato in maniera tangibile dalla cover di "Mr. Green Genes" posta in apertura del disco e deliziosamente riarrangiata con l'aggiunta del clavicembalo). Ma queste influenze pesanti ed importanti non devono fuorviare l'ascoltatore: come suggerisce il nome stesso del complesso la musica qui proposta vuole essere prima di tutto legata al mondo del pop, seppure di classe e sofisticato. Tutte le influenze colte si vengono a stemperare in uno stile musicale ben intelligibile, deliziosamente orchestrale e dai connotati delicatamente e stranamente Cameliani, in cui ogni passaggio è stato preventivamente pensato e studiato da Petitgirard. Questo album, registrato in appena tre giorni nello studio Wagram di Parigi, non lascia campo all'improvvisazione ed i musicisti sono chiamati ad imprimere la propria sensibilità essenzialmente per quanto riguarda l'aspetto esecutivo. L'orchestra di Petitgirard, il quale suona tutte le parti tastieristiche, comprende Patrice Mondon e Roger Germser al violino, Etienne Peclard al violoncello, Patrice Quentin al sax alto e al flauto, André Sitbon alla batteria, Michel Colombai al basso e Jean-Claude Lafon alla chitarra. Questo bellissimo dispiegamento di strumenti va sicuramente a vantaggio della ricchezza degli arrangiamenti, ma il climax generale somiglia quasi alla musica da film, con i temi melodici principali ben delineati, disegnati da archi dal sapore barocco. L'interazione di questi con l'organo Hammond in "Albert Ayler In Memoriam" crea un effetto delizioso ma dagli slanci emotivi sempre ben contenuti. Sebbene siano presenti riferimenti al jazz lo spartito non si fa mai avventuroso: siamo nel mondo del "pop strumentale", non dimentichiamolo. La splendida "Clavier Clafoullies" appare più orientata sul versante della musica contemporanea, con riferimenti ad EL&P, ma si tratta solo di un rapidissimo preludio alla successiva "Oedipe", ancora una volta guidata dagli archi trascinanti che questa volta si lasciano accompagnare dal pianoforte e concedono seducenti aperture jazzate, scandite dalla ritmica fragile e leggera della batteria, e abbellite dal sax e dall'organo Hammond. Non mancano pezzi più furiosi e movimentati, anche se Petitgirard sa come contenere e canalizzare il suo estro creativo, non spingendosi mai sopra le righe: un pezzo come "Injection" (che assieme alla conclusiva "Ballade Pour Cathy" rappresenta un'interessante bonus aggiuntiva rispetto alla versione originale su vinile composta da 8 tracce in totale) ha la giusta verve ma non presenta comunque particolari acrobazie. Questo è un album assolutamente delizioso, decisamente fruibile e ricco allo stesso tempo di passaggi colti, completato, come accennato, da due bonus aggiuntive di valore ed in linea con il resto dell'opera.

 

Jessica Attene

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