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QUANTUM FANTAY Terragaia Progressive Promotion Records 2014 BEL

La space “Ozric Tentacles-style” band belga Quantum Fantay e la label tedesca Progressive Promotion Records, specializzata in concept-album di connazionali dediti per lo più al prog-metal tendenzialmente melodico. Decisamente, una strana accoppiata. Poi, però, andando a leggere meglio, si scopre che il quinto album del gruppo di Lokeren è a sua volta un concept e quindi tutto risulta più plausibile, evidenziando un’apertura verso altre realtà musicali. “Terragaia” è senza dubbio un album che denota una sua complessità ed un certo impatto, come già si era potuto avvertire col precedente “Bridges of Kukuriku” (2010). L’ultima uscita dei Quantum Fantay (nome scritto per errore durante un festival, il cui effetto fonetico piacque ai musicisti in questione) viene salutata dalla nuova etichetta come una pietra miliare nella storia della compagine belga, paragonabile a “The dark side of the moon” dei Pink Floyd o ad “Erpland” dei numi tutelari Ozric Tentacles. Dicendo subito che il primo paragone appare come un esempio lampante di forzato marketing, di sicuro il famoso lavoro della creatura di Eddy Wyne sembra molto più calzante, grazie anche ai continui richiami ai suoni della natura.
In sintesi, un gruppo di alieni curiosi intraprende un viaggio sulla Terra, esplorandola nelle sue singole parti. Questo viaggio viene accompagnato da brani essenzialmente strumentali che fanno da commento sonoro alle singole avventure. L’attacco di “Journey to earth” è inequivocabilmente Ozric (periodo che oscilla tra “Jurassic Shift”-“Strangeitude”-“Become the Other”), così come “Desert rush” o Indigosfera – che con gli effetti e le voci inquietanti iniziali parte in un volo meditativo verso i livelli più alti dell’atmosfera –, stavolta più simili alla fase di “Waterfall cities”.
Un brano da citare per la sua diversità è “Azu kéné dékké leppé”, completamente diverso dal resto, decisamente di attitudine prog, con fasi etniche quasi caraibiche molto divertenti che si intramezzano a riff incalzanti, accompagnati da evocazioni chitarristiche simili a quelle dei primi Porcupine Tree. “Aargh” è invece una ricognizione nelle aree celtiche, con tanto di arpa, ocarina e chitarra acustica. La combinazione con lo stile dei belgi ricorda un po’ gli Ayreon e soprattutto l’austriaco Lanvall. “Instant karma” è un profondo passaggio in Medio Oriente lungo dieci minuti, con un gran bel lavoro di chitarra classica ad opera di Tom Tas, che con una cavalcata trionfale finale porta tra le valli dello Spirito. A questo punto si è già arrivati nella parte più estrema dell’Asia, con l’energica “Chopsticks and gongs”. Le ultime citazioni vanno fatte per “Cowdians”, una puntata negli USA anche stavolta atipica per i soliti standard, tramite un bluegrass che un po’ ricorda la musica del vecchio telefilm “Bonanza” e fasi chitarristiche improvvise che si riversano a cascata. E poi c’è la conclusiva “Journey form earth”, dove gli alieni abbandonano il pianeta. Un pezzo all’inizio rilassante, che in maniera misurata risulta una buona sintesi di quanto sentito fino ad oggi, ed un chitarrismo che potrebbe ricordare a tratti quello di Andy Latimer. I “visitatori” si portano dietro quanto visionato sulla Terra, per infine partire con i razzi a tutta velocità.
Insomma, a differenza dei finlandesi Hidria Spacefolk (altri Ozric-cloni), i belgi non si sono ancora svincolati dal modello di riferimento. Ogni tanto, grazie anche ai vari ospiti, inseriscono elementi folk ed il risultato suscita un contrasto decisamente positivo. Un’ultima curiosità: il flautista Charles Sla, componente storico del gruppo, sembra apparire qua come ospite. Eppure, le sue partiture risultano essenziali per il sound generale, proprio come John Egan a suo tempo negli Ozric. Chissà?
Volendo concludere: se vi piace il genere incondizionatamente ed avete già apprezzato la band, senza aspettarvi chissà quali stravolgimenti, andrete anche stavolta sul sicuro. Se invece pensate che sarebbe ora di… cambiar musica, lasciate pure perdere. Per i curiosi, comunque, risulterà un prodotto simpatico.



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Michele Merenda

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