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TALISMAN STONE Lovecraftopolis Moonlight Records 2011 ITA

Se c’è un genere davvero difficile da eseguire, questo è il doom. Non semplicemente da suonare, badate bene, perché in questo caso con le sole capacità tecniche si può arrivare solo fino ad un certo punto. Per mantenere costante l’attenzione e l’interesse degli ascoltatori, infatti, occorre una dose non comune di fantasia, a meno che non si tratti di fans sfegatati delle metriche “funeree” ad oltranza, sempre uguali a sé stesse. La proposta dei Talisman Stone provenienti da Massa Carrara, arrivati alla seconda pubblicazione, sicuramente presenta una sua originalità fin dall’anomala formazione: Andrea Giuliani (basso a 5 corde, sitar, voce), Erica Bassani (basso, voce, flauto) e Lucia Centolani (batteria, tabla). Un trio basato essenzialmente su due bassi ed una batteria, quindi, che già per l’impostazione strumentale dovrebbe denunciare dei limiti di variazione sul tema. Ma la presenza di sitar, flauto e tabla (più aggeggi metallici vari, che fanno sporadicamente il loro ingresso) conferisce a tutto l’insieme ben altra luce. A risultare migliori sono proprio le fasi in cui compaiono questi strumenti, in un lavoro composto da solo quattro tracce ma che supera i tre quarti d’ora.
L’ipotetico inserimento nel filone prog potrebbe essere giustificato dal fatto che il trio, mettendo insieme influenze che a detta dei diretti interessati vanno dal post hardcore al metal, passando per l’indie (che vuol dire tutto e niente…), crea comunque qualcosa difficile da definire, pur denotando l’inequivocabile matrice doom di cui si parlava all’inizio. Come il titolo dell’album fa intendere, i testi sono incentrati sulle visoni tanto oscure quanto allucinate di H.P. Lovecraft ed in effetti un certo tipo di letteratura sembra trovare corretta esplicazione nel genere trattato dalla band nostrana.
Però è anche vero che mostri abissali e spaziali, dopo l’impatto iniziale, a lungo andare stancano, proprio come un certo stile musicale. Sempre facendo eccezione per i die-hard fans ovviamente, che difficilmente si troveranno in grande quantità tra le file degli amanti del progressive.
Se i Talisman Stone per il futuro decideranno di ampliare gli spunti di sitar (perché a questo punto è solo questione di prendere o meno una decisione esclusivamente personale) e daranno vita a quelle atmosfere psichedeliche di cui si sono dimostrati comunque buoni esecutori, se ne potrà riparlare. Altrimenti, rimarranno quasi esclusivamente appannaggio dei cultori del genere (considerando che proprio il basso è uno degli elementi principali del doom). Nulla di male in tutto ciò, per carità. Ma se caso mai si ambisse ad altro, è bene esser consapevoli che occorre maggiore varietà nella propria proposta.


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Michele Merenda

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