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UBI MAIOR Nostos BTF 2005 ITA

Aumenta sempre più il numero dei gruppi che esordiscono con opere dalle quali traspare in maniera molto netta l’amore verso il progressive italiano degli anni ’70. Non siamo certo quantitativamente al livello di chi è influenzato da Genesis e Marillion (ed è un bene, vista l’inflazione eccessiva in questo campo), ma la qualità ripaga pienamente e valida testimonianza ne è “Nostos” dei milanesi Ubi Maior. Dichiarata la passione per Biglietto per l’Inferno e Balletto di Bronzo (di cui è presente la cover “La tua casa comoda”), questa formazione, in classico quintetto, offre oltre un’ora di musica suonata alla grande. Grinta ed energia sono le caratteristiche principali dei musicisti, ma si tratta di elementi che vanno di pari passo ad un talento non indifferente che permette loro di trovarsi a loro agio in ogni situazione, da quelle più concitate a quelle in cui è la melodia a farla da padrona. Nulla è lasciato al caso, la perizia esecutiva è di assoluto livello, le composizioni sono costruite in maniera perfetta ed ognuno recita la sua parte al meglio. Evidenti i riferimenti ai gruppi italiani già citati, rimarcati dall’hard-prog trascinante che pervade il lavoro (e, nei momenti più aggressivi, punti di riferimento possono essere intravisti anche verso il sound di Deep Purple e Uriah Heep), ma, come accennavamo, non è caratterizzata solo da ruggiti la musica degli Ubi Maior. Infatti, non si fanno attendere passaggi più delicati, arpeggi chitarristici raffinati, squisiti spunti di pianoforte, rimandi classicheggianti e dolci melodie efficacissime. Le sonorità sono in genere più moderne e meno “vintage” rispetto, ad esempio, a Maschera di Cera, Notabene e Wobbler (tanto per citare alcune band che recentemente si sono fortemente ispirate al passato italiano), per merito, soprattutto, di una produzione limpida e accurata. Ed è la suite di ventitre minuti che dà il titolo al cd a rappresentare al meglio cosa sono i Nostos, evidenziando proprio tutte le caratteristiche appena descritte. Paradossalmente, se proprio vogliamo trovare un difetto, mi sento di dire che l’album appare un po’ troppo “perfettino”, studiato all’eccesso nei minimi particolari (“a tavolino”, si dice in questi casi), al punto che a volte sembra un po’ mancare di spontaneità. Ma significa proprio voler andare a trovare il pelo nell’uovo, perché si tratta di un lavoro notevolissimo. Non vuole essere campanilismo da quattro soldi, ma è sempre molto bello ascoltare un esordio di un gruppo italiano pieno di note positive come “Nostos”.

 

Peppe di Spirito

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