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VV.AA. Unicorn Digital – Progression in Balance vol. 2 Unicorn Records 2006

Secondo volume nella serie dei sampler concepiti dalla canadese Unicorn Records come occasioni per saggiare le capacità delle band sotto contratto in modo “tradizionale” (ossia senza ricorrere ai download ormai sempre più presenti sui siti ufficiali). Abbiamo in questo caso una compilation in cui ciascuna delle 12 band presenti contribuisce con un brano già incluso in uno degli album pubblicati: non aspettatevi dunque alcun inedito, ma la scaletta è comunque più che apprezzabile data la presenza di alcune band di indubbio valore (per le recensioni dei singoli album vi rimando alla pagina di ricerca degli articoli).
Procedendo con criterio “geografico”, inizio dai gruppi canadesi: troviamo il brano dei Talisma, un trio che si distingue per un interessante prog strumentale piuttosto frenetico e virtuosistico; nonostante le loro trame non siano affatto scontate, i binari sono gli stessi percorsi da numerose band contemporanee; a seguire troviamo i Kaos Moon, con il loro brano melodico orientaleggiante che collocherei al crocevia tra un atipico new-prog e la strada dell’AOR, il tutto però impreziosito dall’uso di un sitar e del violino; tutt’altra proposta da parte degli Upright che ci propongono un jazz-rock prettamente chitarristico e molto rilassato, il sax suggerisce paragoni con il versante più jazzistico del Canterbury sound; infine gli Hamadryad ci riportano su binari più prettamente sinfonici, tramite il sapiente uso di tastiere vintage, di una chitarra tagliente e di una voce “gabrielliana” a dire il vero un po’ forzata… insomma, Genesis ma non troppo.
Gli USA sono rappresentati dai Little King, che prediligono un AOR americano tipico con qualche spruzzata di Rush-sound… niente di inascoltabile, ma non trovo motivi per approfondirne la conoscenza, mi sento di preferire decisamente i Parallel Mind (con la nostra vecchia conoscenza William Kopecky al basso), che qui si cimentano con un prog tastieristico alla UK/Happy the Man; i Dimension X dal canto loro alternano ritmi sostenuti ad aperture d’atmosfera come fossero dei novelli Quatermass o Atomic Rooster ma tendono a sconfinare in territori prog-metal (la batteria con la doppia cassa…) senza brillare per originalità; infine i Ring of Myth si confermano epigoni degli Yes, proponendo un brano godibile con un cantato eccentrico e spiccatamente “seventies” e tipici dialoghi tra una chitarra nervosa ed un organo d’altri tempi: potrebbe trattarsi un inedito di Starcastle o Flash!
I francesi Nil senza ombra di dubbio vincono la partita dell’originalità con un prog caratterizzato da una voce femminile e passaggi di rock sinfonico a volte sperimentale altre volte sognante… non è esagerato il paragone con la scuola scandinava anni ’90, basti ascoltare gli impasti Mellotron/piano: difficile non pensare agli Änglagård di Epilog, ma anche ai connazionali Nebelnest; sempre dalla Francia provengono gli Alkemy, qui con un brano di fusion progressiva con inclinazioni hard… ad essere sinceri un po’ sterile e ripetitivo.
L’uzbeko Vladimir Badirov non lascia una traccia indelebile con il suo strumentale a base di chitarre sature e ottoni, può ricordare alcune cose del repertorio solistico di Hackett, ma niente di memorabile, nonostante l’aggiunta di percussioni etniche.
Chiudono la carrellata i Retroheads, che frequentano il versante più light della scuola sinfonica svedese (la stessa di Simon Says, Moon Safari, Brighteye Brison…): un ascolto piacevolissimo con arrangiamenti per nostalgici e l’immancabile Mellotron.
In definitiva, una produzione inevitabilmente disomogenea per sua stessa natura, ma probabilmente utile per scoprire in quali direzioni si stia muovendo la scena prog odierna, in particolare quella nordamericana.

 

Mauro Ranchicchio

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