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MA BANLIEUE FLASQUE Ma banlieue flasque Celluloïd 1979 FRA
 

La ristampa di questo album era stata annunciata da tempo ma al momento in cui scrivo niente si è concretizzato in tal senso ed è un vero peccato, dal momento che stiamo parlando di una band significativa nell’ambito del prog d’avanguardia Francese che occupa, con il suo unico LP, la coda di un movimento musicale trasgressivo, non privo di colorazioni politiche, che partiva dai primissimi anni Settanta. All’epoca della pubblicazione del loro esordio, sulla nuova etichetta musicale “Celluloïd” che aveva curato anche la stampa del live degli Etron Fou Leloublan, il gruppo della periferia nord di Parigi era riuscito a farsi nel suo piccolo una reputazione, grazie anche ad un articolo firmato da Jean-Marc Bailleux per la celebre rivista “Rock & Folk”. Per di più la band, che esisteva già da alcuni anni, aveva sulle proprie spalle diverse tournée, fra le quali anche una nel Mali. Vi erano quindi delle aspettative da parte del pubblico che sicuramente non vennero tradite grazie ad un’opera eclettica e sfrontata che mescolava le folli intuizioni di Zappa all’irriverenza di band come Lard Free e Mahjun con un tocco di raffinata classe Canterburyana. La copertina stessa del disco, realizzata da Marie Christine Mastrandreas, è shockante e riflette in un certo senso l’atmosfera pessimistica che si viveva in quel periodo in Francia, a ridosso della primi crisi petrolifera, durante gli anni di presidenza di Giscard d’Estaing. Una primissima incarnazione dei Ma Banlieue Flasque comprendeva il cantante G-Lesne, compagno di liceo del fiatista Philippe Botta, che sarebbe in seguito diventato un musicista importante nell’ambito della musica barocca. In seguito il ruolo di cantante si viene a spartire fra tre componenti del gruppo, nessuno dei quali in verità particolarmente dotato, e le parti vocali vengono ridotte a cori strampalati, dialoghi e versacci comunque molto azzeccati nell’ambito di un insieme musicale che a tratti appare persino autoironico. La formazione non comprende le tastiere, a vantaggio di un sound essenziale ed urbano riempito interamente dal sax (più raramente dal flauto) e da una coppia di chitarre.
La traccia di apertura, “13’20 d’happyness”, è un’esplosione festosa e disordinata, scandita da una base rock molto anarchica sulla quale si trascinano le note free del sax di Philippe Botta e le chitarre disarmoniche di Marc Le Devedec e Philippe Maugars. Il cantato, in un inglese dall’accento volutamente storpiato, è irriverente e canzonatorio. Le ugole sgraziate dei due chitarristi e del batterista Chypo ricordano lo stile di Zappa, così come la musica, anche se in questo caso l’approccio è molto più rustico ed epidermico. I sei minuti e mezzo di “N.S.K.” (abbreviazione di Nov Schmoz Kapopk) chiudono il lato A in maniera non meno strampalata: troviamo ancora voci stridule, che ora si esprimono in francese, mentre la musica appare decisamente dinamica, a tratti persino Magmatica, con un ottimo lavoro della sezione ritmica che viene completata dall’agile e scoppiettante basso di Loïc Gauthier.
Il lato B è occupato da tre pezzi. Quello di apertura, “H.B.H.V.” (acronimo che sta per: Hommes battus-hommes violés), stupisce per le sue contaminazioni Canterburyane e le sue venature sinfoniche che si innestano comunque in un substrato molto movimentato, con continui stop & go e cambi di ritmo, come sempre guidato dal sax irrequieto e dalla coppia di chitarre. Lo strumentale “Aller retour les Grésillons” appare decisamente lanciato e coinvolgente, con gli strumenti che si rincorrono affannosamente e che sembrano inciampare in continuazione. La conclusiva “Un soir” ci riserva un sound incredibilmente ripulito e maggiormente disciplinato, con venature jazz ben pronunciate e fiati aggressivi che possono richiamare alla mente gli Urban Sax di Artman. La registrazione, avvenuta presso lo studio d’Auteuil, è di buona qualità ed è stata effettuata su un 16 piste in ben 17 giorni.
Nonostante il suo valore questo album è stato ingiustamente relegato ad una posizione di secondo piano e non è circolato molto al di fuori della Francia, forse anche per le mode dell’epoca che stavano cambiando in favore del punk e della New Wave. Il gruppo si sciolse nel Giugno del 1979: Loïc Gauthier e Chypo hanno continuato a suonare insieme senza incidere nulla con un progetto chiamato Positiv’O. Anche Philippe Botta continua a suonare e nel 2006 ha diviso il palco con Hugh Hopper e John Greaves. Come si diceva, il disco purtroppo non è stato ancora ristampato, anche se erano stati presi dei contatti con la Musea. Nel cassetto il gruppo possiede anche qualche inedito, uno dei quali è stato caricato sul loro MySpace. Non ci resta che sperare quindi in una bella riedizione alla quale non mancheranno a questo punto delle buone bonus track. Il vinile originale non è difficilissimo da reperire, quindi con un po’ di pazienza riuscirete a farlo vostro, cosa che consiglio caldamente a tutti gli amanti del rock d’avanguardia.

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Jessica Attene

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