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CANTERBURY EXTRA UK – prima parte Roberto Vanali
 

Ciò che il Canterbury sound ha dato alla musica prog in termini di valore è un dato palese. Fin dai primi anni di sviluppo, quando il Beat e la Psichedelica si fondevano e si lanciavano in contaminazioni sempre più decise al Blues e al Jazz, il prog sound della regione a sud est dell’Inghilterra si è contraddistinto per le peculiari forme di avanguardia e di sperimentazione, dando origine ad un vero e proprio movimento culturale-musicale che ha preso, appunto, il nome di Canterbury Sound o più semplicemente “Canterbury”.

Come accade per ogni movimento che promuove arte in maniera personale e indiscutibilmente nuova, la proposta si espande anche al di fuori del contesto natio e, soprattutto, dal contesto storico-politico-artistico che lo ha generato. Spesso si tratta di semplice emulazione, spesso di un’appropriazione tematica sentita, animata e corporizzata.
Il movimento che trattiamo non fa distinguo e quindi molti sono stati gli artisti che in maniera più o meno diretta, più o meno marcata e più o meno massiccia, hanno fatto propri i pensieri e la materia canterburyana al di fuori del contesto geografico d’origine e quello che vogliamo trattare in questo articolo, con speranza che lo si voglia prendere come inizio di una discussione ampliabile e passibile di elaborazione, è proprio questo.
Per comodità narrativa tenteremo di affrontare il problema suddividendo il fenomeno per le diverse nazioni, elencando i gruppi e gli artisti che hanno creato musica ispirandosi al Canterbury Sound. E’ importante capire che essendo il genere in trattazione in bilico è molto difficile, se non impossibile, trovare la linea di demarcazione con altri tipi di musiche come il jazz d’avanguardia, il RIO e la fusion. Questo perché il genere di Canterbury ha un po’ tutto questo dentro e, anzi, spesso lo ha partorito.

Grazie ad un ponte quasi diretto e a non pochi elementi di contatto umano la prima nazione che ha visto fiorire un filone artistico assimilabile al Canterbury è la Francia e molti sono stati gli artisti che ne hanno decisamente preso ispirazione nella produzione dei propri lavori. L’elemento “ponte” in questione sono senza dubbio i Gong, gruppo multietnico e multinazionale con i piedi piantati in Inghilterra, ma con ramificazioni un po’ ovunque (Francia, Australia, USA, Europa centrale, Est …). Questo trait d'union posto tra l’Isola e il Continente è però una creatura universalmente considerata inglese e quindi non avrà trattazione, se non d’occasione, in questo escursus.

FRANCIA

Rimanendo quindi in Francia, tra i primi ad utilizzare certe sonorità derivate da questo impasto di jazz, avanguardia, dadaismo e psichedelica sono i Moving Gelatine Plates e i loro due album fondamentali, l’omonimo del 1971 e The World of Genius Hans dell’anno successivo hanno saputo dimostrare quanto grande fosse l’ispirazione e la classe compositiva, tanto da farne un gruppo non affine al genere, ma effettivamente facente parte.
La loro produzione dopo un lungo periodo di stasi e vari cambi d’organico, riprese nel 1980 con il disco Moving, che nonostante la partecipazione di Didier Malherbe dei Gong, risultò qualitativamente inferiore ai due precedenti. D’obbligo la reunion e l’eloquente titolo Removing (anno 2000) non aiuta, anzi accresce la distanza da un gruppo con un passato assolutamente glorioso. Consigliati i primi due dischi citati, ristampati da Musea.

Passiamo agli Ame Son. Il discorso ebbe inizio tra il 1967 e il 1968 quando David Allen, nel suo girovagare europeo mise su il gruppo Bananamoon a cavallo tra Francia del sud e Spagna. Il batterista e il bassista, rispettivamente Marc Blanc e Patrick Fontaine, finita l’esperienza, rientrarono proseguirono con un proprio gruppo, questi Ame Son, fautori di un prog molto contaminato dalle tematiche Gong dei primi anni, della psichedelica dadaista dei Soft Machine e da quella visionaria di Syd Barrett. Da questo miscuglio nacque un primo album molto progressista Catalyse (1970 LP – 1994 CD Spalax) ed un secondo che raccolse tutto il materiale rimasto inedito e vari rimasugli psichedelici dei primissimi tempi Primitive Expression (1976 LP – 1998 CD Spalax). Pare siano stati incredibilmente coinvolgenti le loro performance live.
Triode: On n'a pas fini d'avoir tout vu (1971 – CD Mellow Records 2001), da avere assolutamente.
Altro gruppo che ha sempre visto la partecipazione di membri originari dell’area canterburyana sono i Clearlight. Creatura del tastierista e compositore Cyril Verdeaux che nel primo album Clearlight Symphony (1973) ha voluto al proprio fianco personaggi del calibro di Steve Hillage, Tim Blake e Didier Malherbe del pianeta Gong, ma anche formidabili esecutori provenienti dallo Zeuhl, ad esempio da Magma e Zao. Del Canterbury Sound ha preso la parte più sinfonica per una trasposizione elettronica degli schemi classici, che ha saputo trattare con estrema personalità.
Molto ampia la discografia, con i suoi tredici lavori ufficiali e piuttosto altalenante come risultati, comprese alcune colonne sonore. Oltre al citato disco d’esordio vale la pena consigliare il terzo lavoro del 1975 Forever Blowing Bubbles, con una bella partecipazione del violinista David Cross. Buono anche il successivo del 1977 Les Contes du Singe Fou, ancora con la partecipazione di Tim Blake. I lavori successivi si barcamenano sulla sufficienza con momenti migliori all’interno dei singoli brani. Il mellotron lascia il posto al più moderno Arp Odyssey, le metriche cambiano, i ritmi si fanno più “orecchiabili e pulsanti” le composizioni si adagiano tra il già sentito e il ruffiano. Occorrerà il cambio di millennio per ridare carica alla verve compositiva, così ecco arrivare nel 2003 un lavoro che è paragonabile per qualità a quello d’esordio, Infinite Symphony, l’arrivo di “carne giovane” (Shaun Guerin in primis) e lo spolvero di vecchi dinosauri ben invecchiati come Didier Malherbe, consento al disco di presentarsi veramente bene all’interno di una discografia che comunque merita attenzione. Per approfondire segnalo anche Symphony II (1990) e Vision (1978).

Mimi Lorenzini, come nome forse dice poco. Fin dai primissimi anni settanta questo estroso chitarrista di formazione jazz, promuove un suono che presenta molte affinità stilistiche con il genere di Canterbury. I gruppi con i quali ha collaborato sono i Triangle e gli Edition Speciale, ad esperienza finita ha proseguito con una intelligente e ricercata carriera solista. Con i Triangle tre dischi: Triangle (1970), Triangle II (1972), Homonymie (1973), acido il primo con rimasugli di jazz grezzo, blues psichedelico, dadaismi Ayersiani, sbalzi lisergici, momenti alla Traffic e alla Caravan (dei primi due album) senza tralasciare sprazzi Moody Blues e Jethro Tull. Più maturo e compiuto il secondo dove maggiore è l’influenza di gruppi come i Nucleus. Buono anche il terzo disco, seppure inciso con una minore forza innovativa. Ad ogni modo il vertice compositiva del gruppo resta il brano "Cameron's Complaint" del primo album dove un flauto spesso protagonista rende tutto molto arioso e (apparentemente) semplice in puro stile canterburyano.
La seconda parte della carriera di Lorenzini lo vede leader, assieme alla tastierista e cantante Ann Ballester, nel gruppo Edition Speciale. Qui I riferimenti cambiano e saltano fuori i Soft Machine del periodo Seven, gli Isotope, i Gong di You, special guest nei dischi è la percussionista Mireille Bauer dei Gong stessi. Anche con questa formazione tre dischi Allée des Tilleuls (1976), Alquante (1977) e Horizon Digital (1978). I primi due ristampati da Musea e l’ultimo – purtroppo – rimasto su vinile e praticamente introvabile. Tre splendidi lavori, ma il capolavoro è Alquante un disco ricco di splendide trovate, corre parallelo e a tratti è persino anticipatore di National Health e Gilamesh, è un disco di bellezza e forza straordinaria.
La carriera di Lorenzini, come detto, è proseguita verso lidi solistici o in trio jazz. Per chi volesse approfondire I lavori di questo geniale chitarrista consiglio almeno Orchestra V (1984 Musea) con la Ballester e Didier Malherbe e, soprattutto, Le Diable Bleu (1994 Musea) con la Ballester e il bassista Ponthieux, dove assieme all’impronta etnica più marcata rimangono certe sonorità riconducibili all’epoca d’oro canterburyana.

Dopo una partenza prettamente psichedelica, orientata verso space floydiano e dai contorni Hippies il gruppo Catharsis presenta al pubblico Volume V - Le Bolero du Veau des Dames (1976 – Spalax 1994), un lavoro anomalo per la loro discografia, ma estremamente interessante per la trattazione di questo argomento. C’erano già state nei precedenti 6 album lievi avvisaglie di contaminazione, talvolta blanda, appena accennata come in Rimbaud, C'est Toi (1972) o in 32 Mars (1975) (il disco più corto della storia francese, solo 23 minuti). In questo Le Bolero… possiamo ascoltare riferimenti ai Caravan di For a Girl Who Grow … o ai Camel di Mirage.
Più noti, per l’area canterburyana, sono i Travelling. Un solo disco nel 1973 (Mellow MMP 390) Voici La Nuit Tombe, con chiarissimi riferimenti ai Soft Machine di Wyatt, ma anche agli Egg. Un disco che non può mancare, intelligente e presentato, a torto e con troppa semplicità, come i fratelli poveri dei Moving Gelatine Plates, in realtà un lavoro personale e degno di ogni discografia in materia, elevato anche dal notevole tocco tastieristico di Yves Hasselmann in bilico tra Emerson e Tippett. Da segnalare che prima della sospirata e attesissima ristampa Mellow Records il vinile girava a prezzi stratosferici ed è solo grazie all’intuizione dell’etichetta sanremese che siamo in grado di apprezzare questo splendido lavoro.

Ancora anni ’70 con il gruppo Pataphonie, due dischi Pataphonie (1975) e Le Matin Blanc (1978). Anche qui echi di Third dei Soft Machine, ma anche jazz-rock e avanguardia più in stile Henry Cow e frammenti riferibili ai lavori solisti di Hugh Hopper. Non mancano, in questo gruppo, anzi talvolta sono dominanti, elementi RIO, Kraut e spaccati sul mondo classico alla Debussy determinando, con il Canterbury una fusion molto più ampia ed estremamente personale. Il primo è semplicemente una registrazione di vari episodi live del periodo 1972/1976, talvolta completamente improvvisati e fusi in due suite per ora rimaste su vinile, il secondo (da preferire come scelta) è stato recuperato nel 1999 in CD con l’aggiunta di alcuni brani live più recenti, inseriti come bonus tracks. Questo è un disco a tratti incredibilmente simile agli Hatfield and the North, un vero gioiello prog.

Da Lione i Vortex, due notevoli dischi Vortex (1975) e Les Cycles De Thanatos (1979) raccolti in un doppio cd ricco di bonus tracks nel 2003 da Le Triton. I Vortex sono marginalmente riconducibili al Canterbury Sound e più propriamente rappresentano un gruppo di avanguardia con elementi Zeuhl, però in entrambi i loro lavori numerosi sono i momenti prettamente canterburyani con riferimenti ai Soft Machine del periodo Fourth – Six.
Ancora tracce di Soft Machine nel poderoso Jazz-Rock dagli elementi psichedelici degli Emergency Exit e nel loro unico disco Sortie et Secours (1976 Pole Rec.).

Personaggio di spicco per tutto il prog francese Patrick Forgas, fin dagli anni settanta ha dimostrato un forte attaccamento a certe sonorità del Kent. Il piacere di proporre quei suoni si è protratta anche nella carriera solista e già dal suo album d’esordio Cocktailil (1977) si avverte questa devozione sonora, seppur mirabilmente miscelata allo Zeuhl e ad altre forme di avanguardia, mai pesante e mai sopra le righe. L’ultimo suo lavoro, piuttosto recente è Soleil 12 (2005 Cuneiform), col la Forgas Band Phenomena e ancora dimostra la voglia di sorprendere per eleganza e stile musicale impeccabile. Tutto quanto c’è stato in mezzo non è sempre stato in stile e, per dirla tutta, nonostante gli anni siano stati parecchi, la produzione è stata piuttosto parca: quattro i dischi a proprio nome e tre con la Forgas Band Phenomena. Per la produzione solista si è già detto dell’ottimo e imperdibile Cocktail (credo non sia reperibile in CD). Dopo l’esordio, per problemi personali, Forgas rinuncia alla musica per oltre 10 anni. La ripresa è difficile e solo nel 1990 ripresenta un lavoro compiuto L’Oeil (1990 Musea), lavoro piuttosto modesto e il migliore Art D’Echo (1993 Musea), uscirà ancora un suo lavoro Synchronicité (2003 Musea) più rivolto alla musica ambient e new age che al rock in generale. Di altra stoffa la produzione con la Band che oltre al già citato Soleil 12 vede (e sono entrambi consigliati) Roue Libre (1997 Cosmos Music) Extra-Lucide (1999 Cosmos Music).

Ancora un disco da avere assolutamente è l’unica uscita dei Dün, qui siamo di fronte ad un disco dalle sonorità preminentemente zeuhliane, ma non mancano momenti fusion in stile piuttosto vicino ai Caravan e ai Camel. Eros (1981 LP – 1993 CD Soleil Zeuhl).
Altro disco immancabile è il fantastico Première Vision de L'étrange (1977 LP – 2003 Musea) degli Ocarinah. Un lavoro pesantemente intriso di sonorità Egg e Soft Machine in un funambolico roteare di splendide invenzioni, per uno dei più bei dischi del prog francese.
Praticamente sconosciuti, mai ristampati, sono gli Ex Vitae autori di un unico disco Mandarine (1978) in bilico tra il jazz-rock canterburiano classico stile Soft Machine e le straordinarie intuizioni dei primi lavori Moving Gelatine Plates. Altra perla da cercare attentamente.
Cambiando decennio parliamo dei Abus Dangereux. Quattro dischi: Le Quatrième Mouvement (1980), Bis (1982), Happy French Band (1983), Live (1985). Ancora riferimenti ai Soft Machine, ma anche ai Gong di Pierre Moerlen, una fusion percussiva, talvolta tendente al funky e più spesso al RIO e all’improvvisazione e quindi protesa verso i lavori degli Henry Cow. Un buon gruppo, non tra le cose migliori in circolazione è consigliato magari il primo disco, per completare un panorama, comunque già ampio.

Molto interessanti invece gli Anaïd. Il loro Belladonna (1989) è un disco dal sapore tipicamente canterburyano con echi di Caravan e Camel soprattutto, ma anche momenti un po’ più complessi in stile Hatfield and the North.
Innegabili sonorità molto Canterbury nei Noetra, band eccezionale e, purtroppo, dalla produzione non eccessiva. Il group leader Jean Lapouge ha anche prodotto un disco a proprio nome, abbastanza sulla linea del gruppo madre anche se più moderato nelle linee con tendenze all’etno-jazz un po’ sulla linea degli Oregon. I due dischi del gruppo Neuf Songes (1992 CD Musea) e Definitivement Bleus (2000 CD Musea), possiedono il grande fuoco canterburyano in ogni nota con ricordi di Egg, Soft Machine e National Health miscelati con il gusto e lo stile avanguardistico e tradizionale francese. Splendidi.

Pubblicati solo nel 2006, ma con un lavoro risalente al 1981 i Bise De Buse - Joue Sa Musique (2006 CD Musea), presentano un lavoro di stampo avanguardistico RIO, con chiarissimi spunti canterburyani che fanno ricordare Henry Cow e National Health in primis, ma anche momenti di Matching Mole e di Wyatt solista. Il lavoro è chiaramente controverso e al fianco di spunti positivi ne troviamo anche di sbiaditi e meno convincenti, comunque da ascoltare.
Per completare questo escursus in territorio francese segnalo alcuni lavori di artisti jazz, che hanno inserito nei loro dischi tracce di chiara provenienza canterburyana:

- François Bayle - L'expérience Acoustique Vol.5 - 1994;
- Lydia Domancich: (con Pip Pyle e Tony Levin)
Au-Delà Des Limites, 1991 (Too Much Records)
Mémoires, 1992 (Gimini)
- Sophia Domancich - Funerals, 1991 (Gimini) (con Didier Malherbe)
-Pierre Bensusan, notevole chitarrista acustico con ospite Didier Malherbe, vari lavori, consigliabile
Live in Paris (1997 Zebra Records/Warner).
- Jacques Thollot - Cinq Hops – 1978 (riferimenti a RIO - Avant Prog, ma con tratti di jazz-rock stile Canterbury).

BELGIO

Il Belgio è una vera fucina di gruppi prog e, nonostante le piccole dimensioni, ha sempre prodotto molto e di notevole levatura. Ovviamente anche per quanto riguarda il genere assimilabile al Canterbury parecchi sono i gruppi da citare.
Iniziamo dai Cos, band dalle grandi qualità strumentali e dalla notevole inventiva talvolta surreale, dotata di una musicalità naturale inconfondibile. Della loro discografia, per il presente articolo è da tenere ben presente il primo Postaeolian Train Robbery (1974 LP – 1996 CD Musea) disco che riesce ad unire in maniera mirabolante lo Zeuhl di Magma e Zao al Canterbury degli Hatfield and the North, ai canti di Wyatt e alle scorribande dei Matching Mole, in un disco che si piazza ai vertici della produzione prog belga. Nella restante produzione Cos, ancora buoni e notevoli lavori, specie il successivo Viva Boma (1976 LP – 1998 CD Musea con ottimi inediti) ancora parzialmente legato a sonorità canterburyane, meno o nulla nei successivi.
Band invece che propone un Jazz-Rock tirato con tanto di violino e grossi richiami di Canterbury i Pazop, sono a tratti cloni dei Matching Mole, in altri dei Caravan di If I Could, in altri ancora delle follie di Ayers, con l’aggiunta di momenti zappiani e momenti sinfonici con tappeti di tastiere molto Colosseum. Un unico disco Psychillis Of A Lunatic Genius (1972 LP – 2000 CD Musea), bellissimo.
Altro gruppo fantastico e assolutamente inescludibile, seppur maggiormente vicino ad un discorso avanguardistico, è quello dei Recreation con gli album Don't Open (1970), Music or Not Music (1971). E’ rarissimo trovare dei gruppi dalle qualità così chiare, così mirabilmente “avanti” nel discorso progressivo. La loro proposta anticipa anche di anni dischi molto più blasonati e di evidente successo. Il loro richiamo canterburyano è riferibile soprattutto a gruppi come gli Egg e i Khan o allo splendido Obsolete di Dashiell Hedayat, tanto Ayers dei primi due lavori. Anche se nei loro dischi la complessità dei richiami e le notevoli varietà di stili sviscerati ci lasciano giocare con espressioni zappiane, classiche, Procol Harum, Beatles, parodistiche teatrali, Zarathustriane e minimaliste, Debussy, Stravinskij e Mahler in una girandola di eventi che ha ben pochi uguali nel mondo prog.

Lagger Blues Machine, gruppo capolavoro, con produzione da capolavoro, ascoltabile (per chi riesce ancora a trovarlo) grazie alla ristampa Mellow che ha raccolto in un The Complete Works (1994 CD Mellow MMP 217) tutta l’intera precedente produzione risalente agli anni 1970/1972. Ripeto capolavoro immancabile in sapore di Third dei Soft Machine e del primo Moving Gelatine Plates, senza dimenticare Caravan, Zappa e Nucleus.
Nati da una costola dei Cos e quindi inimmaginabile una carriera diversa dal gruppo madre gli Abraxis furono autori di un solo disco Abraxis (1976) e rimasero insieme per pochi mesi dopo la pubblicazione per sciogliersi definitivamente. Il disco presenta pesanti devozioni al Canterbury Sound del periodo Matching Mole, Hatfiled e Soft Machine di Seven e Bundles. Disco molto difficile da reperire, ma di sicura riuscita.
Anche gli Arkham, fondati dall’ex Magma Jean-Luc Manderlier, sono autori di un unico splendido lavoro, con tante sonorità Egg, Khan, Gong, Soft Machine, Caravan. Un disco che è un tributo amorevole fin dalle prime note, bello come pochi. Il lavoro in realtà è semplicemente una raccolta di brani risalenti al periodo 1970/1972 eseguiti anche dal vivo e pubblicato semplicemente con il nome del gruppo Arkham (2002 Cuneiform).
Sicuramente più vicini a forme di avanguardia RIO e quindi Henry Cow, Frith, Cutler e minimalismi affini, gli Aksak Maboul, hanno ancora attinenze canterburyane in certe impostazioni strutturali, musicali e mentali, grazie ad un piano che ricorda molto Carla Bley nei lavori con Wyatt e Mantler, a tratti ricorda Tippett e certe cose del disco Blueprint. Comunque molti i momenti che quindi sfociano in un Canterbury molto fine, percussivo e (quasi) orecchiabile. Due splendidi dischi di cui il secondo più venato di malinconia e po’ più dark, più complesso nella struttura, più RIO, ma che presenta anche qualche momento avvicinabile al Planet Gong: Onze Danses Pour Combattre La Migraine (1977 LP – 2003 CD Crammed-Cram), Un Peu de L'âme Des Bandits (1979 LP – 1996 CD Crammed-Cram).
Appartiene a tempi più recenti un altro grande gruppo: i Finnegans Wake. Hanno realizzato quattro dischi e anche qui parliamo più specificatamente di RIO e Avant-Prog, ma i connotati canterburyani ci sono e saltano fuori in tutti i loro lavori. I riferimenti sono, talvolta, i lavori solistici più recenti di Wyatt con la loro essenzialità. E’ vero che la voce ha più l’atteggiamento del post-punk e spesso le ritmiche rimarcate allontanano l’idea dal prog, ma quel sapore jazzy di fondo, quelle tastiere che spesso ricordano Ratledge e quella chitarra che veramente è affine a quella di Phil Miller mettono sempre le cose a posto. Yellow (1994 LP / CD Mellow Records MMP 256) Green (1996 CD Mellow Records MMP 321) Pictures (2001 CD Musea/Gazul- SPE 188) 4th (2004 CD Carbone Records C7-071-072 (2004).Comunque per questo gruppo, pur risultando per molti legato a Canterbury, ritengo sia più corretto dire che presenta esclusivamente qualche tratto del genere e che la musica che esegue, estremamente affascinante e personale, di frequente, è piuttosto distante dalle realtà del Kent. Analogamente è da segnalare il disco solo del leader del gruppo Henry Krautzen, Iceland (2003)
Ultimo gruppo che voglio citare nell’ambito di questa nazione sono i Globalys autori di un solo demo con quattro brani per 40 minuti di jazz-rock con riferimenti a Caravan, periodo Blind Dog, Pacific Eardrum, qualcosa dei dischi solo di Bruford e qualcosa dei Camel, per un Canterbury molto raffinato, leggero ed ascoltabile: Globalys 03-02-01 (2001 - CD Eigen Beheer).

Olanda

Rimaniamo ancora nella zona prospiciente l’Inghilterra del sud, analizzando quanto le sonorità canterburyane abbiano attecchito nelle Netherlands.

Primo fra tutti uno dei gruppi fondamentali per il Canterbury extra UK: Supersister. Per questo fenomenale gruppo è persino riduttivo parlare di Canterbury. La loro musica, pur essendo parente stretta del genere, è un vulcano di idee personali, di gesti prog illuminati e illuminanti, di dischi che hanno una continuità e una compattezza esemplare. La loro discografia si può suddividere nei due periodi principali: le origini 1970/1974 e la reunion 2000/2006. Non mi sento di eliminare nessun disco dalla trattazione e quindi segnalo ai lettori tutti i lavori, magari dicendo che l’unico ove la verve compositiva ha un po’ rallentata è Spiral Staircase (1974 LP – 1990 CD Polydor) per il resto riporto con la massima sicurezza Present From Nancy (1970 LP – 1990 CD Polydor), To The Highest Bidder (1971 LP – 1990 CD Polydor), Pudding En Gisteren (1972 LP – 1990 CD Polydor), Superstarshine vol. 3 (1972 LP – 1990 CD Polydor), Iskander (1973 LP – 1990 CD Polydor), Memories Are New (2000), Supersisterius (2001), Universal Master Collection (Compilation 2002), Sweet OK Supersister (DVD 2006). Parlando di Canterbury i riferimenti ascoltabili in questa band sono essenzialmente quelli dei primi anni ’70, Soft Machine, Egg, Khan, Hedayat, Caravan. Molti gli elementi Zappiani e Bonzo Dog Band.
Componenti Jazz e Soft Machine anche nei Solution e, anche se non è possibile definirlo un gruppo canterburyano, non è neppure così difficile trovare in loro elementi e connotati tipici, magari miscelati con elementi soul e Rhythm’n’Blues, specie nei primi due album Solution (1972) e Divergence (1973), ancora buono il terzo, ma con meno elementi caratteristici del genere che trattiamo, Cordon Bleu (1975).

Con i Bonfire e il loro unico album Bonfire Goes Bananas (1975 LP - 1994 CD Belle Antique – 1994 CD Pseudonym), torniamo verso gruppi dove l’ispirazione è maggiormente decisa, così al fianco di sentori Focus, Camel, Gentle Giant e Finch troviamo molti momenti riferibili a Egg e National Health in primis e Supersister e Samla Mammas Manna, a ruota.
Carinissimi nel loro giocherellare con le tematiche canterburyane, missate ad un notevole tocco personale in alcuni casi persino anticipatore di temi cari agli Hatfield, ecco i Pantheon con Orion (1972 LP Vertigo, 2001 CD Pseudonym), echi di Egg e dei Caravan del primo disco il tutto in atmosfere trasognate e leggere, dove la chitarra doppiata dal piano elettrico ricorda episodi svedesi dello stesso periodo. Un altro disco immancabile per chi volesse approfondire il discorso.
Con i Lady Lake il discorso è più tranquillo e pacato, trattiamo di musica fatta con la punta del pennello, tenui acquerelli che sanno molto di Caravan e Camel il cui romanticismo sia portato all’apice. Il primo disco No Picture (1977 LP – 1997 CD Musea) è un chiaro esempio di come si potesse – all’epoca – produrre musica prog sinfonica con matrici di lieve jazz e spazi canterburyani, senza scendere in partiture complesse o particolarmente arrangiate. Nel 1998 una reunion con incisione di live e inediti finiti in Unearthed (2006 Musea) mentre per i brani nuovi ecco uscire SuperCleanDreamMachine (2005 Musea), con all’interno una bellissima suite e dei buoni pezzi di completamento. Anche i nuovi lavori hanno mantenuto quella rilassata atmosfera melodica del primo album, confermando che in quelle tematiche ci credevano per davvero.
Tempi parecchio più recenti per i Fluxury. 3 CD autoprodotti, piuttosto difficili da reperire. Per la trattazione in corso ci si può limitare al secondo, quello che ha maggiormente contatto con il genere di Canterbury Perishable goods (2005). Il gruppo ad ogni modo e al di là dell’aggettivo canterburyano, è degno di nota e i brani sono assolutamente godibili. Qualcosa è ascoltabile dal loro sito.

Anche qui voglio concludere con la segnalazione di due artisti molto più vicini al jazz o al jazz-rock, che però hanno anche particolari sonori affini al Canterbury: Maarten Altena eJasper Van't Hof, entrambi hanno discografie molto ricche che spaziano tra il jazz progressivo, il free improvvisato e il jazz orchestrale. Cercando i momenti più interessanti per questo argomento mi fermerei su Tel (1983), Rif (1987) e Quotl (1989), per il primo e Eyeball (1974 LP – 1994 CD) e due lavori con i Pork Pie Transitory (1974) e The Door Is Open (1975 LP) con John Marshall alla batteria e un monumentale Charlie Mariano ai fiati e con tanto profumo di Nucleus.

Germania

Qui il discorso è semplificato: pochi gruppi possono vantare parentele canterburyane. Ci sono sì alcune formazioni che portando avanti un discorso d’avanguardia jazzistica e RIO possono essere, a vario titolo, segnalate per alcuni elementi affini al Canterbury, ma nello specifico mi fermerei alle cose dettagliate sotto.
Unico gruppo fortemente canterburyano sono gli aZyma per i quali possiamo a tratti parlare di Hetfield germanici, con qualche lieve difetto di pronuncia (Kraut). Il gruppo è buono e la riproposizione intelligente e mai banale. Thoughts (1979 CD Garden Of Delights) è un buon disco in bilico tra il Canterbury degli Hatfield, i pianismi zappiani di Grand Wazoo e le sviolinate di Ponty. Peccato qualche cedimento "country" specie nei cantati femminili. Saltano fuori anche momenti cameliani stile Moonmadness e tra le righe anche qualche piccola anticipazione Echolyn. Un po’ più stanco e meno centrato il secondo Brave New World (1979 CD Garden Of Delights).

Passiamo ai Brainstorm, non necessariamente un gruppo canterburyano, ma di certo influenzato da certe sonorità. In sostanza un ottimo gruppo di Jazz-rock con intrusioni Tulliane e Hendrixiane. Qualche momento King Crimson, ma in effetti molte cose Caravan, Soft Machine, qualcosa Egg e Khan. Discografia divisa in originali: Smile a While (1972) Second Smile (1973) Last Smile (1974) e postumi From Fashion Pink to Brainstorm (2001) Bremen 1973 live (2002) tutti più o meno rintracciabili su CD e a colpo sicuro per la qualità.
Volker Kriegel è un autore geniale, lungimirante e qualcuno ritiene sia lui l’inventore del Jazz-Rock in Germania; i suoi primi lavori risalgono al 1968, ma per trovare sonorità classicamente canterburyane dobbiamo andare ai lavori dei primi anni ’70, lavori che vedono anche la collaborazione di illustri personaggi quali John Marshall, Robert Wyatt, Don "Sugarcane" Harris, Neville Whitehead. Tra tutti i lavori prodotti (regolarmente quasi uno all’anno) consiglio: Spectrum (1971); Inside: Missing Link (1972); Lift! (1973); Mild Maniac (1974) e Topical Harvest (1976), interessante anche Zoom (1999) doppio CD che raccoglie tracce del periodo 1969/1980.
Per la Germania potremmo chiudere qui, salvo magari ricordare qualche vaga somiglianza ai Camel per alcune cose dei Rousseau, qualche lievissimo accenno canterburyano per gli Epidermis nel disco Genius of Original force (1977 - CD Music is Intelligence 1992), c’è chi ritiene di trovare sound di Canterbury nei Tonic – This Way (1981). Innegabilmente nel discorso Rio-Avanguardistico dei gruppi come Cassiber/Cassix o nei lavori di Heiner Goebbels qualche sapore Henry Cow o Soft Machine si avverte, ma definirli canterburyani è altra cosa.

Italia

Poco più complesso il discorso di casa nostra. Anche qui pochi, pochissimi i gruppi volutamente canterburyani, ma parecchi nomi con contatti più o meno evidenti.Cominciamo dai Picchio Dal Pozzo gruppo estremamente interessante, tra i migliori emulatori al mondo e questo perché i dischi pubblicati sono ricchi di belle cose spontanee, irriverenti e, spesso, parodistiche, dimostrando capacità intellettive e musicali non da poco. Una passione viscerale, morbosa per i lavori di Wyatt e per la sperimentazione. Un esordio notevolissimo con Picchio dal Pozzo (1976); una buona conferma per il successivo Abbiamo Tutti I Suoi Problem (1980) e qualche cedimento compositivo per i successivi Camere Zimmer Rooms (2001) e Pic_nic@Valdapozzo (2006) dove forse è venuta un po’ meno la freschezza della composizione a vantaggio di una maggiore linearità propositiva.
Nel 1973, in Italia, l’influenza dei gruppi inglesi era alle stelle e anche per la musica del Kent non si può fare un’eccezione. In quel periodo si affacciano al mondo discografico per un’unica e fugace apparizione i Blue Morning, gruppo fortemente influenzato dai dischi dei Soft Machine con un Roberto Ciotti prestato al Jazz-Rock prima di sfondare come miglior bluesman nostrano. Un disco, abbastanza interessante, Blue Morning (1973).

Un qualcosa di Caravan e di alcuni lavori solistici di Wyatt e Ayers lo ritroviamo nei trentini Aviolinee Utopia, notevolissimo gruppo allo sbando immediatamente dopo la pubblicazione del loro unico lavoro Aviolinee Utopia (1997 CD Mellow Records).

Miscelate tra le atmosfere teutonico-krautiane ecco saltare fuori dei bei momenti alla Caravan e alla Wyatt, nonché qualche atteggiamento un po’ meno ortodosso virato in direzione Henry Cow, negli Alahambra, serissima band con due album all’attivo: Luna Nuova (2002 CD FlyAgaryc!) e Temporale (2005 CD FlyAgaryc!).

Innegabili atmosfere di Canterbury nell’ultimo lavoro, prima dello scioglimento, dei toscani Egoband. Un lavoro per loro atipico, ma assolutamente degno di nota per la capacità con la quale hanno saputo ricreare certe atmosfere: Earth (1999 CD Mellow Records).
Un altro interessante lavoro, anomalo in una discografia, splendida ma piuttosto eterogenea, è il secondo disco dei Celeste dove le similitudini con i lavori di Canterbury, specie alcune cose dei Soft Machine (Seven in particolare), saltano piacevolmente all’attenzione: II (Second Plus) (1977 – CD Mellow Records 2001).

Di recente, i bresciani Corte Aulica, hanno avviato un discorso improntato sulla riproposizione di certe sonorità dolci e raffinate secondo uno schema canterburyano classico e con riferimenti alle cose più romantiche di Caravan e Camel in primis. Per ora un solo disco: Il Temporale e l’Arcobaleno (2007 CD Mellow Records).
Ci sono poi una discreta quantità di gruppi che possono avere qualche suono più o meno in evidenza riferibile all’argomento.In genere sono lievi momenti con spunti dei Camel dei Caravan, qualcosa di Hatfield and the North o magari Gong. Li cito alla rinfusa, senza fare grossi approfondimenti e senza mettere titoli precisi: St. Tropez, Nuova Idea, Floating State, Addamanera, Living Life, Paolo Angeli, Eris Pluvia, D.F.A., Memoria Zero, Psychonoesis, Tornado, Massimo Giuntoli.
Troviamo anche qualcosa di canterburyano nei lavori di gruppi come Arti & Mestieri, Perigeo, Bella Band, Venegoni & co., soprattutto per un utilizzo del Jazz-Rock nelle sue forme più sottili, talvolta evanescenti o di avanguardia. Non mi sento di citare alcuni titoli, piuttosto di altri, in fondo la loro discografia comprende tanti gioielli che sarebbe assurdo procedere al loro ascolto solo per cercare tracce di Canterbury.

Norvegia

Poco o nulla da consigliare dalle terre norvegesi. Essenzialmente due i gruppi con attinenze (un po’ tirate in effetti) al Canterbury Sound: Kerrs Pink per l’avvicinamento a sonorità Camel e, talvolta, Caravan (consigliato il primo omonimo 1980) e Panzerpappa, per il loro Koralrevens Klagesang (CD 2006). Qualcosa ancora nella produzione dei Circles End, specie nel secondo lavoro dove troviamo alcuni richiami Caravan e Camel, Hang On To That Kite (2004 Karisma Records). C’è un’altra band che non possiamo certo definire di Canterbury, ma che ha elementi facilmente rintracciabili, specie con riferimento ai Delivery. Sono poco conosciuti e si chiamano The Smell Of Incense. Sono autori di tre dischi in ben 13 anni di carriera, più hanno realizzato alcuni EP con brani inediti. Senza definire (perché sarebbe piuttosto difficile) un album in particolare, sono tutti molto belli e (salvo alcuni minuti della suite del secondo disco) estremamente piacevoli da ascoltare grazie anche alla splendida vocalist: All Mimsy Were The Borogoves (1994), Through the Gates of Deeper Slumber (1997), Of Ullages and Dottles (2007).

Svezia

Anche per la Svezia pochi nomi e, anche qui, non sempre troppo evidenti. Unico dato certo sono i Kultivator, che per anni hanno mangiato pane e Hatfield e succo di National Health, fino all’unico stupendo parto di Barndomens Stigar (LP 1981 – 1992 CD Ad Perpetuam Memoriam). Poi, partendo dalle origini del Progg sentiamo qualche cosa nei Fläsket Brinner, specie tra le lunghe galoppate delle Jam-session, quando il suono si fa travolgente non è difficile avvertire, tra strappi zappiani, fusion dai connotati canterburyani più nello stile dei primi Caravan o di certi Nucleus. Un lieve soffio (ma proprio lieve) negli Unicorn con il lavoro Even Since (1993 CD Mellow Records). Ancora qualcosa negli sconosciuti Suspekt Aspekt lo possiamo trovare nel notevolissimo doppio live (purtroppo inedito) Röhsska Muséet (1979), con ricordi, tra gli sprazzi sinfonici (che anticipano non di poco gruppi come gli Anglagard), di Camel e Caravan nei loro momenti più ariosi e agresti.

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