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PROGRESSIVE ROCK IN INDONESIA: La nascita del rock in Indonesia (1965-1974) - Parte 1 Francesco Inglima
 

La nascita del progressive rock in Indonesia (1965-1973)




QUI la seconda parte
QUI
la prima parte de "L’era d’oro del progressive Indonesiano (1975-1979)"


Introduzione


Sono pochi i generi musicali capaci di una trasversalità tale da raggiungere ogni angolo del globo. Il progressive rock è di sicuro uno di questi e la scena indonesiana ne è certamente una delle riprove più interessanti che vale la pena conoscere, approfondire e raccontarne la storia. Nessun'altra nazione dell'estremo oriente, escludendo il Giappone, ha avuto uno sviluppo così articolato e così continuo nel tempo. Purtroppo per anni l’immenso panorama musicale Indonesiano è rimasto all’oscuro per il pubblico occidentale. È solo negli ultimi anni che, grazie anche ad Internet, pian piano sta venendo alla ribalta.

In questo primo capitolo dello speciale ci occuperemo degli albori del progressive rock e tratteremo tutto quel periodo che va dagli inizi degli anni Sessanta, caratterizzato da una scena musicale completamente dominata dalla musica tradizionale, melodica e melensa, passando per i primi gruppi garage e psichedelici di fine anni Sessanta, fino ai primi anni Settanta, periodo in cui si vanno affermando le prime band più o meno progressive. Essendo un periodo di transizione, la componente tradizionale sovracitata impatterà fortemente su tutte le band che tratteremo, inquinando, per noi, quasi tutte le loro uscite. Tali gruppi, infatti, per poter arrivare in studio erano spesso costretti a registrare una musica più popolare e meno di rottura come poteva essere il progressive o più in generale la musica rock. È perciò doveroso tener sempre presente e accettare questa componente per poter apprezzare appieno grandi musicisti che sono stati pionieri di un genere nel contesto di una cultura tradizionalmente ostile alle influenze occidentali. Purtroppo è ancora pressoché impossibile reperire tutti gli originali, che sono per la gran parte solo in formato cassetta e, tranne rarissime eccezioni, non sono stati ristampati in CD. Inoltre negli anni Sessanta e Settanta i gruppi che riuscivano ad arrivare a registrare la loro musica erano un minima parte e spesso erano costretti a rivedere in un’ottica più commerciale la loro produzione o addirittura ridotte a fare da band di accompagnamento per i cantanti melodici più famosi. Molte di più erano le band di cui non è rimasta nessuna testimonianza, dedite unicamente all’attività live senza aver avuto mai la possibilità di registrare la loro musica.

La musica progressive negli anni ‘60/’70 esisteva principalmente nei concerti live, mentre le registrazioni erano monopolizzate dalla musica melodica tradizionale”

Cosi Benny Soebardja, chitarrista di Shark Move e Giant Step, ricorda quegli anni. C’è anche da dire che in Indonesia in quel tempo non esisteva un sistema di diritti per i musicisti che pubblicavano gli album, era quindi molto più conveniente per un artista dedicarsi ai concerti poiché era solo con quelli che riuscivano a fare un po’ di soldi.
È doveroso qui precisare l’impossibilità della certezza matematica della contestualizzazione temporale degli avvenimenti e delle uscite discografiche, anche quando le informazioni sono reperibili da diverse fonti. Questo perché nella cultura Indonesiana e asiatica in genere non esiste il bisogno, tutto occidentale, di assegnare ogni evento ad un ben preciso istante temporale. Gli stessi artisti spesso non sono coscienti della loro discografia, figurarsi degli anni di pubblicazione. Spesso molti album che si trovano nelle discografie non sono altro che dischi promozionali per le radio di cui gli stessi artisti ignorano l’esistenza.
Un altro aspetto da tenere ben presente è che, qualche volta, le band che si rifacevano a stilemi occidentali facevano una vera e propria opera di copia-e-incolla di parti di brani di artisti occidentali. Gli stessi artisti non si preoccupavano minimamente dei diritti d’autore delle loro produzioni che non erano contemplati. Il loro unico fine era di fare musica, ignorando un po’ tutto quello che c’era attorno. Tutto questo preambolo è condizione necessaria per potersi addentrare meglio e comprendere più a fondo questo mondo e per contestualizzare e capire meglio l’ambiente in cui queste band pionieristiche erano costrette a muoversi.

Precisati tutti questi particolari siamo confidenti che i dati riportati siano prossimi all’attendibilità totale, visto che provengono da più fonti di riscontro a loro volta attendibili.
Con questa retrospettiva non abbiamo certo la presunzione di fare un racconto completo ed esaustivo di tutti gli eventi, ma soltanto di fare un po’ più di luce su un mondo poco conosciuto e in gran parte inesplorato, un mondo fatto di presidenti che imprigionano band per la sola colpa di suonare come i Beatles, un mondo in cui fans della band della stessa città si fronteggiano come ultrà, di sabotaggi, gruppi hippie di proprietà della polizia che cantano contro la droga, cantanti che escono dalle tombe e altri che cantano con quaranta serpenti, di tradimenti e saghe familiari. Racconteremo di una nazione che ha saputo costruire nel corso degli anni un panorama musicale variegato, duraturo e fortemente intriso della musica folk tradizionale. Descriveremo una nazione in cui la musica ha sempre avuto un ruolo predominante nella propria cultura.

Musica tradizionale indonesiana


L’Indonesia è casa di una vasta varietà di etnie e culture che si distribuiscono su 17.500 isole, 300 linguaggi, svariate religioni e un’immensità di stili vocali e strumentali. Ed è proprio questo il motivo per cui non si può identificare una musica folk in maniera univoca. Riassumere tutta questa vastità in questo contesto è impossibile e fuori luogo. È importante però capire l’enorme ricchezza del patrimonio musicale indonesiano e soffermarsi molto brevemente sugli stili più famosi che maggiormente hanno avuto impatto sulla musica rock in generale e in particolare sulla musica progressive.
Sicuramente tra tutti il Gamelan, sviluppatosi tra le isole di Giava, Bali e Lombok, è lo stile più internazionalmente conosciuto e apprezzato. Iniziamo subito col dire che il Gamelan stesso si suddivide in svariati stili, differenziandosi a seconda dei contesti (religioso o meno) e delle aree geografiche. L’orchestra Gamelan è composta metallofono, xilofoni, tamburi, gong e può comprendere anche flauti di bambù, strumenti a corda e la voce. Alla voce o al flauto è di solito assegnata la linea melodica, mentre gli altri strumenti ripetono cicli di note di diverse lunghezze. L'intonazione di un'orchestra gamelan è argomento complesso. I gamelan possono avere quattro scale: sléndro, pélog, degung (esclusivamente a Sunda, nell'Ovest di Giava) e madenda (conosciuto anche come diatonis, simile a una scala naturale minore europea). Nel Gamelan della zona centrale di Giava, sléndro è la scala con 5 note nell'ottava, con intervalli tendenzialmente equivalenti tra loro, mentre pélog è la scala di 7 note, con intervalli irregolari. I gamelan di questa zona generalmente hanno due versioni di ciascuno strumento: una nella scala sléndro, l'altra nella scala pélog. Gli strumenti delle due versioni non suonano mai contemporaneamente, in quanto ogni pezzo musicale è nell'una o nell'altra scala. Una particolarità dei gamelan è che, anche se gli intervalli tra le note di ogni scala tendono a essere simili, le specifiche altezze delle note possono essere diverse, occasionalmente in modo notevole. Quindi la specifica intonazione cambia da un gamelan all'altro. Inoltre le deviazioni in ciò che è considerata essere la stessa scala sono talmente ampie che si può quasi affermare che vi siano tante scale quanti gamelan. Nel gamelan di Bali è consuetudine suonare con coppie di strumenti (identici) che hanno un'accordatura lievemente differente tra loro, e ciò contribuisce a produrre un suono caratteristicamente vibrante e scintillante.
Altri stili molto importanti sono il Cianjuran, che è la musica di origine aristocratica cantata in versi liberi, e, soprattutto, il Kroncong importato dai Portoghesi, le cui origini si possono quasi far risalire al sedicesimo secolo. Esso viene suonato con strumenti europei e, a differenza del Cianjuran, è uno stile più popolare. L’orchestra Kroncong consiste nell’omonimo strumento (una specie di ukulele), un flauto, un violino, una chitarra, un violoncello pizzicato, un contrabasso sempre pizzicato e un/una cantante.
Seppur in maniera minore, una certa influenza l’ha avuto anche il Folk sviluppatosi in altre isole al di fuori di Giava e Bali. Ci riferiamo al Borneo, a Suwalesi, a Sumatra e, in particolare, alla zona settentrionale di Aceh ed a quella occidentale di Minang.
Da citare infine anche il Qasidah, musica tradizionale islamica incentrata su poesie religiose accompagnate da canti e percussioni che è stata rivista anche in chiave pop e chiamata Qasidah Modern. Gli AKA, importante gruppo di cui tratteremo più avanti, realizzeranno un intero album in questo stile.
Una panoramica su tutti questi stili era doverosa perché hanno influenzato fortemente tutta la musica di stampo occidentale che si è sviluppata nell’arcipelago Indonesiano.

L’arrivo del rock in Indonesia


La musica occidentale fu introdotta in Indonesia durante il periodo coloniale. Nel dopoguerra la musica che andava per la maggiore era un mix di swing e pop latino cantato nei vari dialetti locali (Minang, Sunda Giava, etc.). Alcuni tra gli artisti più famosi erano Gumarang, Teruna Ria e Adi Karso. Esempio molto valido di questo tipo di musica è concentrato nella raccolta di artisti vari “Papaja Mangga Pisang Djambu” (vedi foto) del 1955, che la rivista Rolling Stones posizione al 47mo posto degli album rock indonesiani più importanti di sempre. Già in questo periodo embrionale per lo sviluppo della musica rock si può iniziare una certa predilezione da parte degli artisti indonesiani per arrangiamenti orchestrali molto sinfonici. Il disco “Antosan” di Lilis Suryani arrangiato da Idris Sardi con l’intera orchestra ne è uno splendido esempio, tanto da portare qualcuno a pensarlo come il primo disco prog indonesiano. Questa definizione è certamente eccessiva, ma è fuori dubbio che gli arrangiamenti ricchi di ornamenti classici siano molto strutturati e, molto alla lontana, possano ricordare i Moody Blues. Ma è solo dalla diffusione prima di Elvis e poi dei Beatles che s’iniziarono ad ascoltare le prime sonorità propriamente rock. Tutto sembrava pronto per l’esplosione.
Eppure il rapporto tra l'Indonesia e la musica rock non iniziò certo sotto i migliori auspici! Non si erano fatti i conti con Soekarno, il primo presidente della repubblica Indonesiana. Il rock era, secondo lui, sintomo della decadenza occidentale che poteva minare le solide tradizioni della Nazione. Andava quindi soppresso in qualsiasi modo. Inizialmente inveì contro Elvis Presley, ma finì poi di concentrare tutte le sue attenzioni contro i Beatles. Finì addirittura col mettere in prigione i Koes Bersaudara, la band più popolare di quei tempi. Tre mesi di reclusione con l’unica colpa di aver emulato nel suonare il quartetto di Liverpool.

I Beatles d’Indonesia


I Koes Bersaudara (Koes Brothers) erano cinque fratelli: Koesdjono (Jon) che però lasciò il gruppo dopo il primo album, Koestono (Tonny), Koesnomo (Nomo), Koesyono (Yon) e Koesroyo (Yok) e sono stati la prima band rock indonesiana. Attivi dagli inizi degli anni ‘60, furono costretti a registrare il primo album in uno studio molto primitivo vicino alla ferrovia e sospendere le registrazioni ogni qualvolta passava un treno. Inizialmente influenzati da cantanti locali come Kalin Twins and the Everly Brothers, nel 1964 ebbero la sciagurata idea di farsi catturare anche loro dall'inarrestabile beatlesmania che stava invadendo tutto il mondo, realizzando l’album omonimo per la storica etichetta Irama Records. È certamente questo album che si può considerare “il primo album rock indonesiano di sempre”. Ottima scelta dal punto di vista commerciale… ma non da quello politico. I loro brani furono banditi da tutte le radio e divenne quasi impossibile per loro organizzare concerti.

Uno dei principali alleati di Soekarno nella sua crociata contro la musica rock era il partito comunista. Il 14 marzo 1965 una caricatura dei Koes Bersaudara (vedi l’immagine) apparve sul giornale di partito, Harian Rakyat (Peoples Daily), accompagnando un articolo. In questo ci si lamentava che i Koes avessero allestito un concerto al ristorante dell'aeroporto di Jakarta, dando in questo modo una cattiva impressione a tutti visitatori stranieri che venivano a visitare la Nazione.
Il giugno del 1965 la band fu ingaggiata per suonare all'interno di un party casalingo. Giusto il tempo di fare i quattro accordi di “I Saw Her Standing There”, che si udì il rumore di rocce contro il tetto. Un folla arrabbiata circondava la casa domandando a gran voce che i Koes si scusassero pubblicamente per aver suonato musica proibita. Tonn, uno dei cinque fratelli, fu capace di calmare la folla e i fratelli tornarono nella casa, ma il giorno successivo vennero chiamati dal procuratore e, dopo svariate ore di interrogatorio, vennero imprigionati. I 4 fratelli non vennero sentenziati da nessuna corte e non ebbero nessuna possibilità di avere un avvocato che li difendesse. Furono costretti a rimanere in carcere per ben tre mesi, senza quasi alcun contatto con l'esterno, fino a quando una notte, senza preavviso, vennero rilasciati. Ciò avvenne giusto un giorno prima che tutta l'Indonesia entrasse in subbuglio: la notte del 30 settembre 6 generali dell'esercito furono rapiti ed uccisi da quello che poi si dichiarò il movimento del 30 settembre (G30S). Questo esercito era guidato dal generale Soeharto, il quale dichiarò che era stato un colpo di stato pianificato da tempo e decise quindi di assumere il potere e riportare l'ordine. Soekarno rimase presidente di nome per altri due anni, quando nel 1967 Soeharto si autoproclamò presidente e ci rimase per i successivi 31 anni. Il regime di questi, si dimostrò molto più liberale e il rock and roll poté essere suonato ancora nelle radio e in concerti live.
I Koes registrano il loro primo album dopo la prigione nel 1967, "To The So Called The Guilties" (ristampato recentemente da Sublime Frequencies su CD), un album di chiare influenze occidentali, dove la band spazia dai Who ai Beatles fino ai Byrds. L’album mostra una forte personalità da parte dei Koes e un legame mai nascosto con la cultura indonesiana. Diverse sono le canzoni riguardo alla loro esperienza, “Di Dalam Bui” (in prigione), “Voorman” (galeotti) e “Poor Clown“ (povero clown) riferita ovviamente a Soekarno. Un rock arrabbiato, quasi punk, che ricorda “My Generation” degli Who. In questo brano i Koes sputano fuori tutta la loro rabbia cantando in un inglese quasi incomprensibile. Così recita (in parte) il testo della canzone:

POOR CLOWN

Oh my poor clown
Poor clown poor clown
You are too shamed to show your face
You may not …
With all your knowledge then you die
Oh my, oh my
Before your mind has glued you down
For she shall take and move your hand
To hide your word word word word
Until your kingdom comes to end
Oh my poor clown
Why don't you know your money's gone
Given the time, you've gotta go
It's night for you, so do sit down
Look down sometimes we're to rest
Yeah my poor clown
Go clown go clown
The sun has dropped down from the west
I'll tell you what you should delight
We're free. Horizons are so bright
SCREAMING

Qualche mese prima di “Guilties”, I Koes avevano registrato anche l’EP “Jadikan Aku Domba Mu” (anche questo edito dalla Sublime Frequencies assieme a “To The So Called The Guilties”) con atmosfere meno crude, ma più sognanti e psichedeliche.
Una volta rotte le catene, il rock indonesiano era libero di seguire la propria strada e anche il progressive poté iniziare a mettere i primi germogli. Nel 1969 uno dei fratelli, Nomo, lasciò il gruppo e i Koes Bersaudara, divennero Koes Plus diventando la band più famosa degli anni 70 e sicuramente il gruppo più importante per lo sviluppo di tutto il movimento rock.

“Parlando francamente, la band indonesiana che mi ispirò maggiormente furono i Koes Brothers, li ammiravo veramente.” (Benny Soebardja)

I tre fratelli rimasti nella band pubblicano gli album più interessanti della loro carriera. "Dheng Dheng Plas” e “Vol II" sono certamente i più facili da reperire, sempre grazie a Sublime Frequencies che li ha ristampati in CD. Vero è che tutta la loro discografia presenta spunti interessantissimi. In “Dheng Dheng Plus”, I Koes mostrano una loro forte identità, affrancandosi definitivamente dal quartetto di Liverpool. Sono ottimi musicisti e riescono ad aggiungere elementi tradizionali della musica indonesiane (in particolare dal Kerocong) a melodie di stampo occidentali.
Con “Vol II” fanno il loro definitivo salto di qualità. È il loro capolavoro col quale si spingono verso lidi più psichedelici con influenze anche hard rock e con spunti quasi alla Black Sabbath (Pentjuri Hati) e prog simil Procol Harum. Uno splendido organo elettrico la fa da padrone.
La carriera dei Koes continua sempre su livelli molto alti di popolarità per tutto il decennio, anche se lentamente la qualità degli album va scemando. Nel 1974 con “Pop Keroncong” Volume 1 e 2 sono i primi ad introdurre il Krocong in un contesto Rock. Da segnalare anche gli splendidi “In Hard Beat” e “Hard Beat Vol.2” (frutto principalmente del batterista Muzzy, vera mente rock della band) in cui i nostri eroi abbandonano quasi completamente le sonorità più pop a vantaggio di un hard rock psichedelico molto ben fatto. Poi con la fine degli anni ‘70 inizia anche per loro il declino, ma la storia ormai è scritta e loro ne hanno fatto la parte dei protagonisti. Non è affatto errato considerarli alla stregua dei Beatles per l’importanza e l’impronta che hanno avuto su tutta la musica rock indonesiana. Sono stati un vero punto di riferimento per ogni giovane rocker dell’arcipelago. Non a caso nella classifica dei 150 album più belli della musica indonesiana, fatta da Rolling Stones nel 2007, i Koes hanno piazzato ben 6 album nelle prime 40 posizioni e nessuno altro artista ha fatto altrettanto.


4°) Dheg Dheg Plas – 1969
6°) To The So Called The Guilties -1967
14°) Koes Bersaudara – 1964
21°) Koes Plus Vol. II – 1970
30°) Koes Plus Vol. IV – 1971
38°) Koes Plus Vol. V – 1971.

Una volta liberato, il rock si diffonde a macchia d’olio in tutta l’Indonesia. Koes a parte molte altre band propongono sonorità beat: Crazy Rockers, Broery, che successivamente si unirà ai The Pros, gli Eka Sapta, le Beach Girl, gli Yap brothers, Yeah yeah boys (nella foto), Tetty Kadi, i Medenas, Paramor e i Peels di Bandung, di cui parleremo più avanti.

Le Ragazze dei Fiori


Sicuramente altro gruppo storico della seconda metà degli anni 60 era quello delle Dara Puspita (Ragazze dei fiori). E vale certo la pena soffermarsi anche su di loro: il gruppo è tutto al femminile e autore di 3 album a cavallo tra il ‘66 e il ‘67, disponibili anche questi su cd in un cofanetto della Sublime Frequencies. Mentre quel periodo era pieno di cantanti donne, le Dara Puspita spiccavano perché erano le uniche che suonavano oltre a cantare ed erano autrici della propria musica. Anche loro come i Koes hanno problemi con la giustizia nel periodo in cui Soekarno è al potere, ma non sono state mai incarcerate. Nel giro di due anni con i loro album "Jang Pertama" (il primo), "Green Green Grass" e "A Go-Go” conquistano tutto l’arcipelago. La loro proposta, in tutti è tre gli album, è un pop garage di primissima qualità. Sono ovviamente influenzate dai Beatles e i Rolling Stones, ma ad ogni modo hanno una loro originalità. Non mancano i riferimenti alla musica popolare indonesiana, ma riescono in qualche modo ad emanciparsi da quelle melodie estremamente melense che andavano per la maggiore. In particolare “A Go-Go” può considerarsi il loro album migliore: un disco che paragonato alle produzioni nel resto del mondo può tranquillamente considerarsi al passo con i tempi.
I tre album ottengono un successo enorme, al punto di organizzare una tournée in Europa che le conduce anche a registrare un singolo in Inghilterra che non ottiene però il successo sperato. Tornano in patria senza riuscire a raggiungere gli standard qualitativi e la fama precedentemente raggiunti. Il destino delle Dara Puspita si è incrociato spesso con quello dei Koes, sia a livello sentimentale (Yon cantante dei Koes ebbe una relazione con la batterista del gruppo) che a livello professionale (i Koes scrissero alcune canzoni per le Dara Puspita).

I gruppi “instrumentalia”


Di sicuro interesse sono sicuramente anche le cosi dette band instrumentalia o studio band: gruppi strumentali che solitamente accompagnano i cantanti più famosi del momento, autori essi stessi di dischi completamente strumentali, con alcuni pezzi davvero interessanti. Tra i più famosi e tra i più interessanti ci sono sicuramente i Band 4 Nada da Giacarta, conosciuti anche come 4 Tones Band. Tra le loro fila milita il tastierista Aloysius Riyanto, destinato a diventare una delle leggende del rock indonesiano con i Favourite’s Group. Nei loro album sono soliti riprendere la parte strumentali di pezzi rock di band come Shadows, Ventures o anche degli stessi Koes e fonderla con la musica indigena tradizionale.
I più famosi di tutti sono forse gli Steps, sempre da Giacarta. Sono dotati di buona tecnica, un’ottima chitarra e un organo un po’ kitsch. Di loro possiamo ricordare un disco con Ivo Nilakreshna, futuro cantante degli Ivo’s Group, in cui vengono suonate cover come “Proud Mary” dei Creedence e il brano “Aquarius” dal musical “Hair”. In questa esecuzione la band fa uso di particolari effetti psichedelici di chitarra. È il disco strumentale, chiamato appunto Instrumentalia, in cui si denota la presenza di brani davvero accattivanti come la traccia “Ke Bina-Ria” (strano mix di funky beat e pysch, con continui cambi di ritmo) o la traccia “Gadis Gunung Asli” (guidata da un organo psichedelico, una chitarra con eco e una melodia un po’ ruffiana).
Altre studio band molto rinomate sono gli Arulan dei fratelli Bayumi, i The Disc e i Buana Sara che accompagneranno tra gli altri il già citato Tetti Kadi.
Una band, che ha iniziato anch’essa come studio band, è quella dei Brimoresta (o The Brims). E’ un gruppo di proprietà della squadra speciale della polizia indonesiana: una sorta dei SAS britannici. Hanno scritto canzoni contro la droga, tra cui spicca"Anti-Ganja" del 1972. A dispetto del nome è forte la sonorità heavy psych con un finale completamente stralunato, pieno di effetti psichedelici spaziali degni del miglior Barrett. In Indonesia in questo periodo è prassi abbastanza diffusa che gli enti statali patrocinano alcuni gruppi. Il dipartimento delle tasse ad esempio era proprietario dei Pata’s, primo gruppo del batterista dei Koes Plus.
Un caso molto particolare è invece quello dei Clover Leaf, band olandese e attiva in Olanda (l’Indonesia è stata colonia olandese), ma creata nel 1967 da uno studente indonesiano Ahmad Albar. I Clover realizzarono diversi singoli di successo prima che Ahmad Albar tornasse in Indonesia. Qui formò uno dei gruppi progressive indonesiani di grande successo: i God Bless, a cui rimandiamo nella seconda parte della retrospettiva.

AKTUIL


Oltre all’esperienza dei Koes, il vero motivo dello sviluppo del rock indonesiano va ricercato in una rivista di nome Aktuil che, in pochi anni dalla sua nascita, diventerà un vero testo sacro per la “rock mania” indonesiana.

Oltre ai Koes i meriti per lo sviluppo della musica rock in Indonesia sono indubbiamente da attribuire alla rivista Aktuil! Non c’era un giovane in quegli anni che non leggesse Aktuil!

Così Andy Julias, presidente dell’Indonesian Progressive Society, ci parla di Aktuil.
Il primo numero di Aktuil esce a Bandung l’8 giugno 1967 da un’idea di Denny Sabri Gandanegara, già collaboratore della rivista musicale Discorina in Yogyakarta e primogenito del governatore della regione occidentale di Giava. Quelle che inizialmente erano solo semplici chiacchierate diventano una rivista solo dopo l’incontro con Bob Avianto, scrittore freelance e sceneggiatore di film. Bob incontrerà poi Toto Rahardjo, capo del gruppo di danza e musica Viatikara. E’ a casa di Syamsudin, conosciuto come Sam Bimbo (leader dei Bimbo), che decidono di chiamare la rivista Aktuil, prendendo chiaramente spunto da Actueel, rivista di musica olandese.
Il lustro che va dal 1970 al 1975 è il vero periodo d’oro per Aktuil, che diviene un vero oggetto di culto per ogni giovane indonesiano. In questi anni alla rivista si aggiunge anche Remy Silado, scrittore, musicista, regista e critico che ne diverrà editore. Comunemente chiamato anche 23761, numero che sta ad indicare appunto le note re-mi-si-la-do che sono i primi accordi della canzone “All My Life” dei Beatles. Remy Silado propone all’interno della rivista nella sua rubrica sperimentazioni letterarie. Egli pubblica a puntate la commedia teatrale Orexas, acronimo che sta per “Organisasi Sex Bebas” (Organizzazione del sesso libero). La commedia parla degli amori e della vita dei giovani di Bandung, guidati da un personaggio chiamato Chodot che è un pipistrello. Il linguaggio è sarcastico e fortemente esplicito, con pungenti accuse contro stato e religione. È un vero pugno allo stomaco per una società fortemente tradizionale come quella indonesiana. Nel 1980 lo stesso Silado pubblicherà anche un album in cui sarà autore e cantante. Pur essendo la musica rock l’argomento principale, all’interno di Aktuil , si parla di tutto, diventando sinonimo di rock e gioventù: “non si è abbastanza giovani se non si è letto Aktuil!”.

Aktuil è stato senz’alcun dubbio uno degli elementi cardini per lo sviluppo del rock in Indonesia

ricorda sempre Andy Julias.La rivista inizia ad aprire uffici di corrispondenza da tutto il mondo: Amburgo, Berlino, Stoccolma, Tokyo, Hong Kong, Ottawa, New York e così via. Raggiunge l’apice nel 1975, quando riesce a portare i Deep Purple in Indonesia in un memorabile concerto per tutti i giovani rocker indonesiani, non abituati a ricevere i mostri sacri della musica rock nella loro terra.
Dopo questo strepitoso evento inizia, però, il suo declino. Nel 1979 la sede si trasferisce a Giacarta, iniziando a perdersi nell’anonimato in mezzo ad altre riviste e chiudendo definitivamente nel 1986.
Non è affatto errato definire Aktuil l’elemento chiave per lo sviluppo della musica rock in Indonesia e, di conseguenza, anche del progressive. È Infatti attraverso le pagine di Aktuil che i giovani indonesiani sono venuti a conoscenza di Hendrix, Deep Purple, Led Zeppelin, Yes, Zappa, Genesis, King Crimson e di tutti i grandi gruppi occidentali.


ringraziamenti: Malang Bernyanyi (per le foto), MH Alfie Syahrine, Andy Julias, Benny Soebardja, Kanya Roesli e Nur Sumintardja



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