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PROGRESSIVE ROCK IN INDONESIA: L’era d’oro del progressive Indonesiano (1975-1979) - Parte 1 Francesco Inglima
 

L’era d’oro del progressive Indonesiano (1975-1979)
Parte 1




QUI la seconda parte
QUI la prima parte de "La nascita del rock in Indonesia (1965-1974)"
QUI
la seconda parte de "La nascita del rock in Indonesia (1965-1974)"


Dove eravamo rimasti…


Nel primo capitolo dello speciale abbiamo seguito la genesi della nascita del rock indonesiano grazie soprattutto ai dischi dei Koes prima e successivamente poi degli AKA, degli Shark Move e della Philosophy Gang di Roesli, sensa poi tralasciare l’importanza della nascita della rivista musicale Aktuil.
Abbiamo altresì visto come invece il prog compaia ancora a sprazzi nelle uscite di quel periodo; sono poche le band che possono definirsi tali, sicuramente gli Shark Move, forse la Philosophy Gang, i Freedom of Rhapsodia e pochi altri. Tuttavia la miccia è stata accesa e il tempo per l’esplosione del progressive rock in Indonesia è maturo.
Gli anni che vanno dal ‘75 al ‘79 potranno indubbiamente definirsi l’era d’oro per il progressive indonesiano, in particolare grazie ad artisti gia conosciuti come Benny Soebardja, Albert Warnerin, Harri Roesli, AKA, che poi diventeranno SAS, Ahmad Albar e i God Bless, ma anche di nuovi come i Guruh Gipsy, Abbhama e Barong’s Band. Gli stessi Koes Plus, gruppo di maggior successo durante i primi anni ’70, ci regaleranno due splendidi capolavori di hard rock come “Hard Beat” I e II, frutto principalmente del lavoro del batterista Muzzy, vera mente rock della band. Gli stessi Panbers con “Hard Rock” faranno un operazione simile.
Verso la fine del decennio il progressive inizierà a contaminare sempre più anche la musica pop, creando una corrente musicale molto interessante chiamata Kreatif Pop. Questo genere contaminerà molti dei gruppi prog e prolifererà per tutti gli anni ’80, regalandoci album di estrema qualità ed artisti di spessore assoluto come Chrysie, Fariz RM, Iwan Fals e altri. Questi artisti non saranno oggetto di questo capitolo ma saranno approfonditi in un futuro nuovo capitolo a loro dedicato.
Ripetiamolo, l’ambiente musicale di quegli anni non sempre sarà correttamente fotografato dalle uscite dell’epoca. La maggior parte della band prog non riuscirà mai a pubblicare qualcosa e, per quei pochi che ci riusciranno, rimarrà comunque molto difficile uscire con album scevri da compromessi e che riproducano fedelmente il sound dal vivo delle varie band, quello che spesso abbiamo nelle uscite sono versioni più edulcorate e melliflue per accontentare l’industria discografica. Tuttavia le eccezioni, come vedremo, per nostra fortuna non mancheranno e in questo secondo lustro degli anni ‘70 saranno sempre maggiori. Questo grazie anche alla nascita di etichette indipendenti che hanno avuto un ruolo di primaria importanza nella diffusione del genere, permettendo a diversi artisti di realizzare album senza compromessi. Fra queste va certamente segnalata, prima fra tutte, la SM.
A capo della SM Recording c’era il cinese Khat Hwan, poi passato alla vendita di macchine. A dispetto di uno studio molto minimale con un registratore a 4 tracce, ha permesso ai suoi artisti massima libertà d’espressione. Ovviamente fare chiarezza sul catalogo è impossibile ma all’interno di esso troviamo, tra gli altri, dischi di Harry Roesli, Deddy Dores, Benny Soebardja, One Dee Group e l’esordio del super gruppo Giant Step. C’è addirittura in giro una voce, mai confermata, riguardo all’esistenza di un altro disco dei Giant Step mai pubblicato e perso durante un incendio che bruciò tutto lo studio.
Ad ogni modo iniziamo la nostra analisi nella prima parte di questo speciale dalle vecchie conoscenze, già parzialmente introdotte nel precedente speciale, ovvero gli AKA, Benny Soebardja, Harry Roesli e Ahmad Albar che, anche in questo secondo lustro della decade, ricopriranno un ruolo di seminale importanza per lo sviluppo del progressive indonesiano. Si continuerà poi nella seconda parte analizzando nuovi gruppi usciti in questi anni come Guruh Gipsy, Abbhama, Barong’s Band e altri.

Dalle ceneri degli AKA…


Nei capitoli precedenti avevamo seguito la parabola musicale degli AKA, uno dei gruppi di maggior rottura del rock indonesiano. Prima di loro nessun gruppo dell’arcipelago aveva suonato in modo così duro e sporco. Avevamo visto l’enorme successo ottenuto e le frizioni fra il frontman Ucok Harahap, il leader carismatico del gruppo, e il resto della band. Il culmine della frattura degli AKA si verifica il 7 Agosto 1975 quando Ucok fonda il suo nuovo gruppo a Jakarta (gli Uhisga). Da allora Ucok tenderà ad allontanarsi sempre più dal suo primo gruppo, sempre più occupato con sfilate di moda, bella vita, alcool e droga.
Come spesso accade, non tutti i mali vengono per nuocere e, stanchi di questo atteggiamento, verso la fine del dicembre del 1975, i restanti elementi della band (Sunatha Tanjung, Arthur Kaunang e Syech Abidin) decidono una volta per tutte di scaricare il loro front man per creare un nuovo gruppo e chiamarlo SAS (utilizzando le iniziali dei tre membri). Questo cambiamento, apparentemente tragico, si rivela meno doloroso di quanto immaginato. Appena due settimane dopo la loro formazione, i SAS ottengono l’approvazione di 15 mila spettatori al Taman Ria di Jakarta. Un mese dopo si esibiscono assieme ai Giant Step in uno spettacolo intitolato Duel Hard Rock top 76.
Rassicurati dalla calda accoglienza, i SAS si lanciano sul mercato discografico con il loro primo album chiamato “Baby Rock”. Il disco ha un successo enorme, tanto che, come capitò al tempo degli AKA con “Crazy Joe”, riescono ad irrompere nel mercato australiano grazie all’omonimo brano “Baby Rock”. Come contenuti il disco prosegue il discorso musicale degli AKA, portandolo però verso lidi più progressive. La quantità di canzoni melodiche diminuisce e nel complesso si può affermare che la dipartita del loro leader carismatico abbia addirittura giovato. I tre membri rimanenti si concentrano totalmente sulla musica e il disco è certamente riuscito. Oltre al brano omonimo sono certamente i 10 minuti purpleiani di “Glenmore” l’episodio migliore dell’album.
Il secondo album “Bad Shock”, sempre del ‘76, conferma quanto di buono fatto all’esordio. Due brani di oltre 10 minuti “Bad Shock” e “Somewhere”, assieme alla fulminante “Summer Sun” (guarda caso le uniche canzoni dal titolo in inglese), sono i pezzi più rock e che spiccano maggiormente nell’album. Il successivo “SAS Vol. III” del 1977 rimane di buon livello.
Con i dischi successivi la qualità inizia a calare ma non il successo di pubblico. I dischi virano più verso l’hard rock più classico e il metal: il loro ultimo album “Metal Steel” del 1991 è considerato uno dei dischi seminali del rock indonesiano, anche se onestamente preferisco di gran lunga i primi SAS.
Dopo “Metal Steel”, senza nessun annuncio ufficiale, i SAS non pubblicheranno più nulla e sia Sunatha che Siech abbandonano quasi completamente le scene; il solo Arthur continua nel mondo della musica continuando a collaborare con diversi artisti e negli ultimi tempi cercando di recuperare il vecchio materiale dei SAS. Secondo Syech Abidin sia i SAS che gli AKA non si sono mai sciolti, chissà se a breve ci sarà qualche reunion.
Mentre i SAS hanno avuto da subito un gran successo, Ucok fatica un po’ a trovare la sua dimensione. Forse più interessato al jet set che alla musica, la carriera musicale di Ucok è alquanto deludente. Si immischia in innumerevoli progetti, tra cui anche quello di fare l’attore. Da un punto di vista musicale, sicuramente l’esperienza più famosa e quella dei Duo Kribo, assieme ad un altro totem della musica indonesiana, Ahmad Albar, con il quale pubblicherà tre album.
Purtroppo, seppur di successo, la loro musica è abbastanza deludente.

Meno famoso, ma forse più interessante il progetto “Choksvanka”, nel quale si fa affiancare da musicisti jazz, nel tentativo di realizzare una proposta musicale un po’ più impegnata. Purtroppo di questo progetto non se ne fa nulla, se non per essere ripreso successivamente assieme ai musicisti jazz Jopie Item, Karim Suweileh, formando il gruppo The Yukes e realizzando il disco “Jalan-Jalan” che però non è niente più di un disco di banali e melense canzoni pop.

Il padrino del prog indonesiano: Benny Soebardja e i suoi Giant Step


Questo mi frustrò molto e decisi di farla finita con la musica, finché un giorno incontrai Yockie, il tastierista ex God Bless, che si era trasferito a Bandung, Deddy Stanzah il miglior bassista in circolazione ed ex Rollies e Sammy, il mio batterista negli Shark Move, e così formammo i Giant Step.” (Benny Soebardja).
Avevamo lasciato Benny Soebardja, distrutto dalla morte dell’amico Soman Loebis, che voleva lasciare la musica. Fortunatamente l’incontro con altri grandi musicisti di quel periodo gli fa cambiare idea e lo spinge a formare i Giant Step, un vero super gruppo che tra le sue file comprende oltre a Benny alla chitarra, Deddy Stanzah dei Rollies al basso, l’ex compagno degli Shark Move Sammy Zakaria alla batteria e Jocky Soerjoprayogo dei God Bless alle tastiere.

All’inizio il gruppo propone molte cover degli Emerson Lake & Palmer ma, con l’uscita di Zakariam, sostituito da Janto Soejono, virano verso territori più hard rock proponendo brani anche dei Deep Purple. La formazione inizia a prendere la sua configurazione definitiva con l’ingresso di un altro chitarrista, Albert Warnerin, proveniente dalla Philosophy Gang di Roesli, e la dipartita per motivi di droga di Stanzah e Jocky sostituiti rispettivamente da Adhy Sibolangit dei Minstrell e Deddy Dores dei Freedom of Rhapsodia.
Con questa formazione pubblicano, per l’etichetta indipendente Lucky Record, di proprietà del fratello di Deddy Dores, il loro primo album nel 1975 dal titolo molto indicativo di “Mark I”. Il disco ha molto successo e propone i Giant Step come uno dei gruppi di punta del rock indonesiano. Il disco propone un alternarsi di pezzi hard rock progressivo di chiare influenze purpleiane e ballate più melodiche, pedaggio dovuto di ogni album rock indonesiano. Ad ogni modo, rispetto a molti altri dischi rock del periodo, anche le ballate più melodiche presentano spunti interessanti e non scadono mai nel melenso. I musicisti sono tutti di livello assoluto, in particolare i due chitarristi sono uno più bravo dell’altro.

Dopo “Mark I” c’è l’ennesimo rimpasto di formazione con l’uscita di Deddy Dores e Janto e l’ingresso di Triawan Munaf e Haddy Arief e il gruppo prende sempre più le sembianze dei Lizard. Dores raggiunge Stanzah con il quale, assiema a Jelly Tobing (forse il miglior batterista indonesiano), forma il supertrio dei Superkid, una delle band più rock del panorama indonesiano. Anche se non progressive rock, vale la pena citare almeno i due album “Trouble Maker” del 76 e “Dezember Break” del 77. I dischi contengono cover di artisti come Deep Purple, Rolling Stones, Who e Queen, ma sono suonate come nessun altro prima.
I Giant Step, invece, con la quarta nuova formazione, realizzano i due album più progressive e migliori della loro discografia: “Giant On The Move” nel 1976 e “Kukuh Nan Teguh” del 1977. Il primo, pubblicato guarda caso dalla SM Recordings, è anche il loro album migliore. Oltre ai soliti Deep Purple, troviamo influenze di Yes e Gentle Giant. Pur essendo chiare le influenze del prog inglese, i Giant Step hanno un loro tratto distintivo. “Kukuh Nan Teguh”, pubblicato per la Nova Recordings, è un altro ottimo album sulla falsariga del predecessore. Il gruppo è all’apice delle sue possibilità e tutto funziona perfettamente.
Seguiranno poi tre album per la Tara Irama molto difficili da reperire. Il primo, del 1978, è “Giant Step Volume I - Persada Tercinta” che vede l’abbandono di Munaf e l’ingresso di Erwin Badudu. Il disco, sempre di buona fattura, si muove sempre in lidi prog, ma tende ad essere un po’ più soft e poppeggiante. Percorso che verrà continuato con i successivi “Giant Step Volume II - Tinombala” del 1979 e “Giant Step Volume III” del 1980. Questi dischi vedono la dolorosa partenza di Alber Warnerin sostituito dall’ex Lizard Harry Soebardja, oltre al cambio di batterista tra l’uscente Arief e l’entrante Tommy. Lo stesso Harry Soebardja lascia la band per formare il gruppo Hard Rock dei Rawe Rontek e i Giant Step decidono così di prendersi un periodo di pausa.

Tornano nel 1985 con l’album “Geregetan” e l’ennesima nuova formazione, con il rientro di Munaf alle tastiere, il leggendario batterista Jelly Tobing e il bassista Uce F. Tekol proveniente dai New Rollies. Purtroppo il disco in questione è uno scialbo AOR un po’ troppo melenso; dopo questa uscita la band si scioglie e Benny abbandona la musica per concertarsi sul lavoro.
Nel 2015 Benny resuscita la band con una formazione completamente nuova tra le cui file c’è anche il figlio Rhama. Nel 2016 pubblicano anche l’album “Life's not the Same”, un onesto album che nulla aggiunge e nulla toglie alla discografia di uno dei più grandi gruppi prog indonesiani.

Deluso un po’ dal comportamento di alcuni Giant Step, dopo l’uscita di Mark I, Benny Soebardja decide di inizia una carriera solista, in parallelo alle attività con i Giant Step. Il risultato che ne consegue sarà di tutto rispetto e porterà alla pubblicazione di album di livello uguale se non superiore a quelli pubblicati con il gruppo.
Nella prima fase avrà un ruolo importante il gruppo dei Lizard, fondato dal fratello di Benny, Harry, e dal tastierista Triawan Munaf (entrambi, come già visto, saranno reclutati da Benny anche nei Giant Step).
La nascita dei Lizard si può far risalire al 1974 quando, ancora alla scuola superiore, Harry e Triawan assieme a Haddy Arief (anche lui futuro batterista dei Giant Step), a Nice e Herry Tantan formano i “The Wishing Well”, suonando un repertorio fatto di Uriah Heep, Joe Cocker e Styx. Nel 1975 c’è un cambio di formazione con l’ingresso di Agus (fratello di Gito Rollies) e il gruppo vira verso territori più Progressive Rock. I Lizard non pubblicheranno mai album ma accompagneranno Benny nel suo primo disco da solista, del 1975, chiamato appunto “Benny Soebardja & Lizard”. La scelta di chiamare i Lizard al posto dei Giant Step è dovuta ad una lite con i membri che lasciarano il gruppo per unirsi alla Philosphy Gang di Roesli. Non a caso i “traditori” furono appunto sostituiti da Triawan e Haddy e poi con i successivi rimpasti di formazione i Giant Step assomiglieranno sempre più ai Lizard. Inoltre Benny coinvolse nel suo primo album da solista anche le coriste della Philosophy Gang per far, così si vociferava, uno sgarro a Roesli.

Pur essendo evidente la volontà di fare musica occidentale senza scendere a compromessi con le solite imposizioni melodiche delle major indonesiane dell’epoca, l’album lascia trasparire le sue origini, conferendo al rock di Benny un fascino esotico e una purezza senza compromessi. I punti di riferimento maggiori sono gli Uriah Heep più soft e gli Who più onirici, quelli di “Picture of Lily” per intenderci. Nelle melodie ricordano anche alcuni King Crimson e i Beatles. Restringendo il campo al suo paese d’origine, sono forse i Koes, i cosiddetti Beatles d’Indonesia, il loro punto di riferimento principale. “Benny Soebardja & Lizard“ è un album naif e psichedelico, con un suo fascino acido e selvaggio e una sua purezza espressiva tipica delle band di provenienza indonesiana. E’ senza dubbio, più di “Mark I”, il naturale proseguo degli Shark Move. “In 1965” e “Candle Light” sono deliziose canzoni tra prog, pop e soprattutto psichedelia. “18 Years Old” potrebbe quasi ricordare le Orme se non fosse che Benny a quei tempi non sapeva nemmeno chi fossero.

In questo periodo, Benny fa un altro incontro molto importante per la sua carriera: il fratello gli fa conoscere il poeta inglese Bob Dook che lavorava come geologo in Indonesia. Bob e Benny diventano grandi amici, tanto che Bob diventa il paroliere ufficiale delle canzoni di Benny, sia nei Giant Step che nei suoi successivi dischi solisti. Inoltre Bob aiuta Benny anche nel migliorare la sua pronuncia in inglese, infatti il musicista indonesiano nei sui primi album scrive testi in inglese con la speranza (vana) di avere un po’ di successo anche all’estero.
Per un brevissimo periodo Benny si unisce anche ai Fantastique Group con Deddy Dores, con i quali pubblica l’album “Hidup Senimam Vol.2”. Dopo l’album ritorna nei Giant Step.

Nel 1977 pubblica il secondo disco da solista, “Gimme a Piece of Gut Rock” affidandosi questa volta alla già citata SM. Benny vede questa etichetta come una benedizione. La SM infatti lo paga in anticipo e non gli mette nessun vincolo né di tempi né gli impone di inserire le classiche ballate melense che tanto piacciono in indonesia. Per questo album, Benny si prende tutto il tempo necessario e coinvolge sia Bob che tutti i suoi compagni dei Lizard e dei Giant Step, in particolare risulta preziosissima la collaborazione di Albert Warnerin (autore anche di un brano).
“Gimme a Piece of Gut Rock” è il suo disco più prog ed è probabilmente anche il migliore. E’ una perfetta via di mezzo tra l’ingenua purezza espressiva del primo e la maturità compositiva dei successivi. I brani sono tutti abbastanza strutturati e tutti durano non meno di 7 minuti. La presenza di Albert Warnerin si sente molto: apporta spessore ancora maggiore alla musica. Si sentono anche influssi pinkfloydiani, come nella splendida “Pensive”. Oltre ai già citati, tra i pezzi più interessanti troviamo goduriosa l'esplosione hard prog di “Circle of Love” (il brano potrebbe uscire fuori da un “Demons & Wizards”), la ballata onirica “I’m Still in Luv”, il blues ortodosso di “Gut Rock”.

L’anno successiva è la volta di “Night Train”, sempre con la collaborazione dei Lizard, in formazione leggermente cambiata e con l’ingresso di Indra Rifai alle tastiere, e con la produzione della SM. “Night Train” prosegue sulla falsariga di “Gimme a Piece of Gut Rock”. L’approccio è un po’ meno prog; s'inizia a sentire qualche influsso funk e jazz. Ad ogni modo si conferma ancora su livelli di eccellenza assoluta. “Young Widow” potrebbe paragonarsi ad una “July Morning” dei soliti Uriah Heep, ma con raffinatezza compositiva che si potrebbe dire addirittura superiore. “Stroll On” è un blues progressive alla Colosseum, “18 Years Old II” è la reprise del pezzo che sta sul primo album. “Signal from Outerspace” è il pezzo più spiazzante: dopo un inizio di tastiere alla Wright prima maniera, esplode in un delirio chitarristico psichedelico.
I primi tre album, quasi nella loro interezza, sono facilmente reperibili nella raccolta uscita nel 2012 per la Strawberry Rain “The Lizard Years”, un album che non può mancare a tutti colori che intendono avvicinarsi al rock indonesiano.
Sempre nel 1978 pubblica un album con Deddy Dores e partecipa al “Lomba Cipta Lagu Remaja” (un concorsi per giovani songwriter che dal 1978 si svolgerà con cadenza annuale) con la splendida ballad “Apatis”, una delle sue canzoni più famose.

Nel 1979 e nel 1980 pubblica gli ultimi due album della sua carriera solista, ovvero “Setitik Harapan” e “Lestari”, che vedono la collaborazione del talentuosissimo cantante e batterista Fariz RM. Fariz influenza molto Benny, le sue sonorità si fanno un po’ più soft e il songwriting più raffinato, seguendo la stessa evoluzione dei dischi dei Giant Step di quel periodo. Inoltre con questi due album Benny lascia la SM e i Lizard e torna alla lingua indonesiana.
“Setitik Harapan”, che vede anche la collaborazione dei fidatissimi Albert Warnerin, Harry Soebardja e Indra Refai, è l’ennesimo centro della sua splendida discografia. “Lestari” è forse un disco più debole, ma comunque rimane un prodotto estremamente valido. Si va più verso un pop molto raffinato ma la classe di Benny è comunque alta. L’album vede la partecipazione anche di L’album vede la partecipazione anche di Lina Soebardja, sorella di Benny, che canta con lui la canzone “Asmara Loka”. Dopo “Lestari” si laurea in agronomia, trova un prestigioso lavoro per la British Coy, si sposa e abbandona la musica (ad eccezione dell’ultimo album con i Giant Step). Ad ogni modo chiude senza sbagliare un colpo la sua carriera solista.
Ed è proprio la qualità sempre alta delle sue pubblicazione, la sua capacità di farsi accompagnare dai musicisti migliori in circolazione e la sua tenacia nel proseguire il suo progetto musicale senza compromessi che fanno di Benny Soebardja, più di ogni altro, la figura chiave del progressive rock indonesiano di quegli anni.

Lo Zappa Indonesiano: Harry Roesli


Personaggio tra i più geniali e originali della scena indonesiana, Djauhar Zaharsjah Fachruddin Roesli, meglio conosciuto come Harry Roesli, realizzerà nella seconda metà degli anni settanta una infinità di album che gli fanno guadagnare il meritato epiteto di Frank Zappa d’Indonesia. Più che nella musica in sé, le similitudini fra questi due grandi artisti le troviamo nella strabordante creatività e originalità e nell’approccio sarcastico nei testi e nella musica. Tra tutti gli artisti che andremo ad analizzare, senza alcun dubbio Harry è il più autenticamente indonesiano e la sua musica è quella che paga meno debiti con l’Occidente. Motivo per cui potrebbe essere anche l’artista di più difficile assimilazione.
Avevamo lasciato Roesli nel 1973 con l’uscita del primo e unico disco della Philosophy Gang, un disco seminale per lo sviluppo del prog indonesiano ma abbastanza acerbo e che ancora pagava debito alla musica occidentale. Terminato il capitolo Philosophy Gang, Harry inizia una carriera solistica lunghissima, un po’ discontinua, ma in cui raggiungerà picchi di assoluta eccellenza.

Come prima cosa nel 1973 fonda la compagnia teatrale Ken Arok, portando in giro l’opera musicale omonima fino al 1975, quando scioglie la compagnia per andare in Olanda a studiare composizione al conservatorio di Rotterdam.
Nel 1976 esce l’album “Ken Arok”, testimonianza dell’opera musicale omonima e manifesto della poetica che caratterizzerà la sua successiva produzione.
”Ken Arok” rompe decisamente con il disco precedente, è una vera è propria opera rock in salsa indonesiana. Iniziano a farsi spazio nella musica di Roesli elementi della tradizione indonesiana. Seppur ancora un po’ acerbo, il risultato è sorprendente!
Con il successivo “Titik Api”, del 1976, avviene la svolta definitiva, Harry abbandona quasi totalmente gli stilemi occidentali ed inizia una sperimentazione nel tentativo di fondere la musica tradizionale indonesiana pentatonica con la con musica di stampo occidentale diatonica (approccio che verrà ripreso seppur in modalità diverse dai Gurh Gipsy). Roesli e la sua band combinano meravigliosamente la musica tradizionale indonesiana e i loro strumenti con i classici strumenti del rock: basso, chitarre, batterie e tastiere. In particolare queste ultime e come esse si fondono naturalmente con le dinamiche del gamelan, sono il tratto distintivo della musica dell’artista indonesiano.

Fratello maggior di “Ken Arok”, il disco “Titik Api” sublima la poetica di Roesli e diviene il vertice assoluto della sua discografia e del prog indonesiano in genere. In “Titik Api”, a differenza della quasi totalità degli album prog indonesiani del periodo, non si trova traccia di gruppi come Genesis, Yes, Uriah Heep, Pink Floyd o altri gruppi prog inglesi; Roesli definisce il suo stile in maniera unica ed originale come mai nessun’altro è riuscito e riuscirà nel panorama musicale dell’arcipelago!

Oltre a queste due opere, tra il ‘76 e il ‘79, Harry realizzerà un infinità di album: “Gadis Plastik” e “Tiga Bendera” (‘77), “Jika Hari Tak Berangin”, “Daun”, “Ode To Ode” e “LTO” nel ‘78 e “Kota Gelap” nel ‘79. In aggiunta, i due dischi frutto della collaborazione con l’ensemble vocale Kharisma.
Con “Tigra Bendera” si ritorna un po’ più verso la musica occidentale, ma il risultato è ancora grandioso. Si trovano ora riferimenti a Pink Floyd, Santana, ELP e specialmente Gentle Giant, con un ampio uso del contrappunto tipico della band inglese. Il successivo “Gadis Plastik” è un po’ meno progressive e un po’ più pop, con venature funk e blues, queste ultime dovute all’armonica del suo fido collaboratore Harry Pochang (già membro della Philosophy Gang).

I dischi del 1978, seppur inferiori, presentano spunti interessanti, proseguendo sulla falsariga di “Gadis Plastik”. Fa eccezione lo splendido EP “Daun” che tra questi è sicuramente il più progressive e non a caso pubblicato dalla SM. Tra il ‘77 e il ‘78 spiccano anche le due collaborazione con l’ensemble vocale Kharisma, dischi sempre in bilico tra il melodico e soluzioni più sperimentali e dove in alcuni punti ricordando involontariamente anche i Magma.
A chiudere il ciclo d’oro è “Kota Gelap”, disco, non eccezionale, con spunti più hard rock che chiude il periodo più creativo e prolifico della discografia del Frank Zappa d’Indonesia.
Si concentra poi definitivamente negli studi tornando in terra d’Olanda.
Lavorerà poi per colonne sonore, si impegnerà politicamente e divulgherà la musica indonesiana, ma non realizzerà più opere all’altezza di questo periodo. Purtroppo per noi, pur essendo uno degli artisti più interessanti della scena indonesiana è anche uno dei più difficilmente reperibili, i suoi album ad eccezione dell’ultimo (che non vale granchè) sono stati pubblicati solo in formato cassetta.

Il progressive rock conquista le classifiche con i God Bless


Sempre nel capitolo precedente avevamo visto come un giovane indonesiano di nome Ahmad Albar fosse riuscito ad avere un discreto successo all’interno della scena beat olandese con il gruppo Clover Leaf.

Tornato in Indonesia fonderà, assieme al chitarrista dei Clover Leaf Ludwig Le Mans, i God Bless, altro gruppo storico del progressive indonesiano. La prima formazione prevedeva anche la presenza di Fuad Hassan (batteria), Donny Fatah (basso) e Deddy Dores (tastiere). La band fa il suo debutto nell’estate del 1972 al festival rock di Jakarta “Summer 28”, una sorta di Woodstock indonesiana che prevedeva l’esibizione dei migliori gruppi del sud est asiatico. I God Bless nei loro show propongono le seguenti cover: Kansas (“Carry on My Wayward Son”), Queen (“Brighton Rock”), Kin Ping Meh (“Rock Is the Day”) e altri brani di Genesis, ELP e Deep Purple.
Anche la Formazione dei God Bless cambia frequentemente e nel giugno del 1974 avviene la tragedia (di cui abbiamo gia parlato) in cui perdono la vita Fuad Hassan e Soman Lobis. Per onorare la loro memoria, circa 100 giorni dopo, la band organizza uno spettacolare concerto a Jakarta in cui, durante lo show, celebrano una specie di funerale per gli amici scomparsi. Inoltre nel 1975 hanno anche l’onore di aprire il concerto dei Deep Purple, davanti ad una folla di circa 80.000 persone allo stadio Utama di Jakarta.
L’anno successivo pubblicano il loro primo e omonimo album con la seguente formazione: Ahmad Albar (voce), Donny Fatah (basso, voce), Ian Antono (chitarra, voce), Teddy Sujaya (batteria), e Yockie Soeryoprayogo (tastiere). Seppur molto derivativo e con alcuni casi di veri e propri plagi (come una scopiazzatura di “Firth of Fifth”), il disco è quanto di più propriamente prog si sia mai sentito in Indonesia fino a quel momento. I musicisti sono tutti straordinari, con in evidenza la splendida chitarra di Antono che dà un impronta significativa al sound della band e le tastiere molto genesisiane (forse troppo) di Yockie. Il disco ha un successo strepitoso in patria grazie soprattutto alla hit "Huma Di Atas Bukit". Presente anche una bella cover di “Eleonor Rigby”.

Dopo questo enorme successo il gruppo si prende un periodo di riflessione, ma Albar è iperattivo, si da al cinema in veste di attore e come già visto, forma i Duo Kribo con Ucok, progetto al quale partecipano anche alcuni componenti della band. Inoltre sempre Albar vince il Lomba Cipta Lagu Remaja nel 1979 con il brano “Jelaga”.
Bisognerà aspettare altri 4 anni per il secondo album “Cermin” senza il tastierista Yockie Soeryoprayogo sostituito da Abadi Soesman. Anche questo è un altro disco decisamente prog e di ottimo livello. Le influenze occidentali sono sempre massicce, ma il disco è suonato davvero bene.
I God Bless si prenderanno un altro periodo di pausa, ma come al solito non Ahamad che pubblica diversi album, tra cui va segnalato “Dunia Huru-Har”, sicuramente il più prog del lotto. Collabora anche con Fariz RM in diversi album. Per il terzo album dei God Bless, “Semut Hitam“, bisognerà aspettare, ben 8 anni, ma il disco ha successo strepitoso ed è uno dei dischi indonesiani più venduti di sempre, anche se la qualità è inferiore rispetto ai due predecessori, suonando molto più mainstream. Stranamente, visti i ritmi a cui ci avevano abituato, dopo un anno realizzano un altro disco di successo, sulla falsariga del predecessore. La band, con il moniker God Bless, pur pubblicando album molto di rado, rimane attiva fino ai nostri giorni. Proprio nel 2017 esce il loro ultimo album “Cermin 7” in cui reinterpretano il materiale di “Cermin” oltre a proporre qualche pezzo inedito. Negli anni ’90 Albar assieme al fidatissimo Antono e Fatah porta avanti in parallelo un nuovo gruppo, i Gong 2000, dal successo impressionante, capaci di suonare di fronte a 100.000 persone e di cui parleremo nei capitoli successivi.
I God Bless non saranno stati il gruppo prog indonesiano migliore, ma certamente sono stati quelli che hanno ottenuto maggior successo ed hanno avuto un ruolo fondamentale per la diffusione del genere sull’arcipelago.



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