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Retrospettive/Specials

6 DISCHI PER IL 2019 - A cura della redazione di Arlequins
6 DISCHI PER IL 2019 A cura della redazione di Arlequins
 

Direttamente dalla quarantena, anche quest’anno i membri della nostra redazione hanno sfornato le proprie liste dei 6 album (i preferiti… i più particolari… i più sorprendenti… come al solito la lettura di questa scelta è piuttosto libera) dell’anno da poco terminato. Il gran numero di uscite fa come al solito sì che avvenga una frammentazione delle preferenze ma alcuni titoli si ripetono nelle varie liste, inevitabilmente. Quelli di Big Big Train e Magma erano tra gli album più attesi, assieme al nuovo Phideaux (che però evidentemente si è rivelato una mezza delusione, non guadagnandosi neanche una menzione), Iamthemorning, alla collaborazione tra Isildurs Bane e Peter Hammill… o all’attesissimo, già da tempo, album di Frank Wyatt & Friends (che sarebbe dovuto uscire inizialmente come Happy The Man o come Pedal Giant Animals) ma il maggior numero di segnalazioni per quest’anno se lo guadagna il disco dei norvegesi Jordsjø, nuovi alfieri del Prog sinfonico nordico.
Per la particolarità della nostra rilevazione non si può comunque parlare di vittoria o di album più bello dell’anno, come sappiamo, ma la segnalazione è comunque senz’altro indicativa. Buona lettura intanto con queste liste e, come al solito, spero che questo rappresenti uno spunto per scoprire musica interessante.



ALBERTO NUCCI

IL GIARDINO ONIRICO - "Apofenia": Il primo ascolto di quest'album è stato un colpo di fulmine. I lavori precedenti di questa band laziale non mi avevano particolarmente impressionato ma è innegabile che con quest’album abbiano fatto centro, con una lunga cavalcata, prevalentemente strumentale, che procede spedita e senza inciampi per oltre un’ora di musica che riesce a tenere incollati all’ascolto senza fatica alcuna.

CABINETS OF CURIOSITY - "The Chaos Game": Una girandole di cambi di tempo, di umore e di stili musicali che mi ha piacevolmente spiazzato, riassumendo un po’ il meglio del Progressive Rock che mi piace ma che tuttavia non si può certo definire manieristico o derivativo. Yes, Zappa, Spock’s Beard, Bubblemath, Rush, Änglagård o Henry Cow… sono tutti artisti e riferimenti che troviamo nel carniere di questo gruppo del New Jersey.

CHARLIE CAWOOD - "Blurring Into Motion": Una delle molte schegge originatesi dall’esplosione della supernova Cardiacs. Una collezione di composizioni delicate, con belle chitarre arpeggiate ed un sapore a metà tra il cameristico e un Prog sinfonico gentile e spesso etereo, interamente strumentale tranne per due brani che ospitano la preziosa voce di Marjana Semkina degli Iamthemorning.

HOOFFOOT - "The Lights in the Aisle Will Guide You": Anche il secondo lavoro della band di Malmö rappresenta una segnalazione obbligata. Le forti influenze del Progg svedese degli anni ’70 sono ancora ben presenti ma le composizioni hanno un carattere maggiormente sbilanciato sul jazz e su atmosfere space e psichedeliche. Sebbene si collochi un gradino al di sotto del bellissimo esordio, un ottimo album comunque.

FRANK WYATT AND FRIENDS - "Zeitgeist": Album dalla gestazione laboriosa (inizialmente sarebbe dovuta essere una reunion degli Happy The Man) e la cui realizzazione è stata portata caparbiamente avanti proprio da Wyatt. Il risultato ha ripagato le attese e si attesterebbe più che dignitosamente sulla linea della discografia dello storico gruppo.

ROSALIE CUNNINGHAM - "Rosalie Cunningham": Un altro disco che rappresenta per me una sorpresa più che gradita, considerando che non amavo particolarmente i Purson, il gruppo precedente di Rosalie. Un album in cui il pop psichedelico si coniuga felicemente con atmosfere più colte e a variopinti scenari anni ’60 e flower/psych. Il risultato finale, in termini di gradimento, è più che piacevole, e questo è il risultato più importante.

VALENTINO BUTTI

ONE NOW AGO - “No One's Listening”: Forse non l'album più bello del mio 2019, ma certamente quello che ho ascoltato maggiormente. Un misto di GG, Yes, Echolyn, il tutto rivisitato in chiave moderna. Insomma, tutti gli ingredienti giusti per "acchiapparmi"...Peccato solo si tratti di una pubblicazione cd-r...

MOON LETTERS - “Until They Feel the Sun”: Altro gruppo statunitense ed altro lavoro tra i più ascoltati nel 2019...Grandi armonie vocali, momenti pastorali si alternano ad altri decisamente più heavy, dinamici e complessi...

CABINETS OF CURIOSITY - “The Chaos Game”: Ancora una band statunitense all'esordio... Un lavoro ricco di contaminazioni come nella miglior tradizione progressive: voce femminile a volte disturbante, ma perfetta per la proposta del gruppo; punti di riferimento volubili e scostanti ma, malgrado ciò, individuabili piuttosto facilmente e riconducibili ai "grandi" come Yes e GG, agli Echolyn, ai Bubblemath, alla scena scandinava dei '90... Farcitura ricca, gustosissima ed emozionante...

FRANK WYATT AND FRIENDS - “Zeitgeist”: il mio sinfonico "classico" dell'anno... Un album, quello sfornato dall'ex Happy the man, che non sfigurerebbe affatto tra la discografia del gruppo madre o dei "collaterali" Oblivion Sun... con tanto di sfizio "sinfonia" nei 4 movimenti di "Perelandra"... Ah... ancora "from U.S.A.”...

THANK YOU SCIENTIST - “Terraformer”: Meglio tardi che mai... ma la "mia" scoperta dell'anno... Prima di "Terraformer", pur conoscendoli un poco li avevo sempre snobbati... troppo, troppo di tutto... Non so come, ho voluto dare fiducia all'ultimo nato ed è stato subito, o quasi, amore... Musica frastagliata, ostica, articolata, ma, a proprio modo, sempre melodica e piacevole... Nel frattempo molti di voi avranno scoperto qualche nuovo gruppo che io, magari, conoscerò o apprezzerò chissà quando... La personale scoperta dei TYS mi conferma quanto sia bello entrare in contatto con nuove realtà... non importa quando...

JORDSJØ - “Nattfiolen”: L'ottima band norvegese, nota per la sua passione per le musicassette ( :-) ) pubblica un album breve, 40 minuti, ma davvero affascinante spaziando tra il sinfonico tout-court ed il folk scandinavo in una miscela tanto affascinante quanto riuscita.

MAURO RANCHICCHIO

KAIZEN - “Aquila": A ben 25 anni di distanza dall'esordio, torna il progetto di Kleber Vogel, violinista dei Quaterna Requiem (circondatosi di una solida band e di ospiti da Sagrado, O Terço, Tempus Fugit), con un album ispiratissimo che farà la felicità degli amanti del puro sinfonico brasiliano. L'Aquila del titolo è proprio la nostra città, ed i testi ne narrano la storia alla luce del recente terremoto.

JORDSJØ - "Nattfiolen": Il duo norvegese guidato dal giovane e talentuoso polistrumentista Håkon Oftung dimostra una crescita rapida e inarrestabile, dalle registrazioni casalinghe su cassetta al gotha delle band sinfoniche scandinave (di scuola "skogsprog") il passo è stato compiuto con apparente facilità.

ISILDURS BANE & PETER HAMMILL - "In Amazonia": Una sfida vinta: gli Isildurs Bane sono da sempre una band dall'ispirazione multiforme, e come accadde con l'album in combutta con Hogarth, ecco che Mats Johansson compone nuovi brani come suggerimenti su cui Hammill stende le sue linee vocali, con l'alternanza di dissonanza e dolcezza che l'ha sempre contraddistinto.

GONG - "The Universe Also Collapses": La band che fu di Daevid Allen, dopo un doveroso album di commiato, viaggia totalmente sulle sue nuove gambe, guidata dal talento di Kavus Torabi e dei compagni di una lineup ormai consolidata. Il risultato è sorprendente per la sua freschezza e modernità, sebbene ancorato alla filosofia e agli stilemi dello space rock.

BIG BIG TRAIN - "Grand Tour": Ormai un marchio di fabbrica che è una sicurezza, la band di Greg Spawton non sbaglia un colpo e stavolta - sempre affiancata da una sezione fiati - sposta l'ispirazione dalla nata Inghilterra alle nostre sponde, conservando sonorità sempre fruibili pur nella complessità delle situazioni musicali.

KAPREKAR'S CONSTANT - "Depth of Field": Un'altra conferma dal Regno Unito, una band che con i Big Big Train condivide la passione per la rievocazione di episodi storici o prodezze pionieristiche, nonché le suggestioni elettroacustiche a volte spruzzate di folk. Il sax di David Jackson è sempre l'arma in più che impreziosisce l'impasto.

ANTONIO PIACENTINI

THANK YOU SCIENTIST - “Terraformer”: E' una americanata lo so, ma questo mix tra rock cose jazzate e schizzate mi è piaciuto. Più questo “Terraformer” che le cose precedenti.

TOOL - “Fear Inocolum”: Non sono mai stato un fan dei Tool, non aspettavo questo disco da 13 anni, ero pure prevenuto. Però un pezzo come Pneuma gira costantemente tra cuffie e stereo oramai da più di sei mesi. Sarà anche un disco costruito nei minimi particolari, fatto per piacere... beh con me ci son riusciti.

OPETH - “In Cauda Venenum”: ...ecco... degli Opeth ero un fan della prima ora... e ho sempre preferito gli Opeth della prima ora (fino a Still Life per intenderci), oggi ho davanti un gruppo che rispetto a quello di 25 anni fa è una cosa diversa, che è diventata leader di un movimento musicale forse anche per mancanza di avversari all'altezza. E' un disco di livello superiore a quello al quale siamo di solito abituati e bisogna ammetterlo.

MAD FELLAZ - “III”: non credevo che potessero restare a livelli alti dopo l'uscita del gruppo della cantante che era un elemento che rendeva molto particolare la loro proposta... invece il gruppo veneto ha fatto veramente un bel dischetto. Bella conferma.

JORDSJØ - “Nattfiolen”: ...lo so... ce piace nordico il sinfonico... e anche se siamo in Norvegia e non in Svezia è sempre bello ricordare perché quasi 30 anni fa ti sei innamorato di certe sonorità.

MAGMA - “Zëss - Le Jour du Néant”: emozionante, onirico, speciale. L'unico difetto è che dura troppo poco.

ROBERTO VANALI

FRANK WYATT AND FRIENDS - "Zeitgeist": un lavoro che ci consente un tuffo a capofitto nelle atmosfere sinfoniche e accattivanti degli Happy the Man, con chiare aperture verso temi banksiani, ma anche momenti più fusion oriented, con parti chitarristiche che ricordano gli schemi di Allan Holdsworth. Un disco davvero bello, da riascoltare senza tregua e in più, finalmente, una copertina degna del genere.

RYMDEN - "Reflections and Odysseys": disco scandinavo, ma senza averne troppo il sapore. Rispetta più gli schemi britannici di un jazz rock di maniera, comprendendo anche momenti sinfonici ed altri di decisa, ma ordinata sperimentazione, grande tecnica e personalità completano un’opera che richiede diversi ascolti per essere metabolizzata, ma che lascia sempre grande ricchezza.

GONG - "The Universe Also Collapses": disco pazzesco. Per festeggiare i 50 anni dal primo disco, pur con formazioni radicalmente, totalmente stravolte e variate i Gong fanno un botto che ha dell’incredibile. Una suite space-jazz-Canterbury con momenti da brividi, una capacità di scrittura unica, brillante, travolgente. Il progressive che non muore mai.

MOLESLOPE - "Slope": stiamo parlando solo di una mezz’oretta di fusion canterburyana in puro stile derivativo nipponico e non si tratta neppure di un capolavoro. Semplicemente di un dischetto piacevolissimo da ascoltare e riascoltare. Band di sette elementi con due tastieristi, tempi dispari, tratti jazz che puntano a Soft Machine, sprazzi kraut rock e qualche vago momento post rock. Ce ne fossero di ragazzini con queste idee.

SWIFAN EOLH & THE MUDRA CHOIR - "The Key": esordio di questa band norvegese dai tratti sinfonici e folk, con un lieve tocco Yes e un altro, sempre lieve, di Gentle Giant, il tutto unito ai tratti tipicamente scandinavi. Un disco che si fa ascoltare con tranquillità e piacevolezza, ricco in termini vocali e corali, belle parti di chitarra e di tastiere e una grande predominanza di suoni e stili anni ‘70. Dovessi citare un gruppo di riferimento, penserei agli svedesi Dice. Un bell’esordio che fa sperare.

PANZERPAPPA - "Summarisk Suite": questa volta la band norvegese è riuscita a fare un album di conferma, ma anche di innovazione. Troviamo i soliti temi, riletti e riproposti in chiave più aperta e descrittiva, ma anche parti più seriose dal piglio moderno e jazzistico, un certo allontanamento dal RIO più classico e un avvicinamento a temi di jazz rock più chiaro e ordinatamente composto. Ad ogni modo un gran bel disco che si fa apprezzare più ad ogni ascolto.

FRANCESCO INGLIMA

LOST CROWNS - "Every Night Something Happens": Per quanto mi riguarda è il disco dell'anno. Proveniente dall'universo Cardiacs è un disco dalle mille sfaccettature che ad ogni nuovo ascolto riesce sempre a sorprenderti. Tra avant prog, Gentle Giant e Canterbury sa regalarci anche splendide melodie.

FIRE! ORCHESTRA - "Arrival": In continua evoluzione, la big band ideata da Mats Gustafsson non delude mai. “Arrival” è l'ennesimo grande album di un percorso mai banale e mai uguale a se stesso.

AFENGINN - "Klingra": Pastorale, cameristico e molto molto scandinavo, "Klingra" è un album più intimistico rispetto ai precedenti, ma sicuramente uno dei loro lavori migliori.

ISILDURS BANE & PETER HAMMILL - "In Amazonia": Un disco non perfetto, ma che al netto di tutti i suoi difetti sa emozionare come pochi. Peter Hammill non nasconde le crepe degli anni che avanzano, ma ne fa un punto di forza e la sua voce si sposa a meraviglia con il prog nordico collaudato degli Isildurs Bane.

LED BIB - “It's Morning”: Con l'aggiunta della splendida voce di Sharron Fortman (North Sea Radio Orchestra) il combo inglese va oltre il jazz rock aggressivo degli album precedenti e ci consegna un album di rara bellezza ed estremamente raffinato.

BOB DRAKE - "The Gardens of Beastley Manor": Per l'occasione Bob Drake suona da solo una miriade di strumenti tutti diversi, regalandoci un disco composto da tante brevi vignette musicali che immergono in un viaggio musicale affascinante e coinvolgente.

MICHELE MERENDA

ALDI DALLO SPAZIO - "Quasar": L’esordio dei cinque ALDI (acronimo di Awesome Lysergic Dream Innovation) suona diverso dai vari revival settantiani, che spesso risultano essere un hard-rock piacevole che col prog non c’entra comunque molto; non è questo il caso, dove lo stile va oltre la musica “cosmica” che il moniker potrebbe suggerire, somigliando talvolta a degli ipotetici Camel che suonano con le timbriche dei primi Rush.

FEAT. ESSERELÀ - "Disco Dooro": I tre bolognesi ritornano con un album meno immediato del precedente, sicuramente più frammentario, che sottolinea maggiormente il loro essere pazzoidi e burloni. Si tratta comunque di soluzioni orecchiabili e per lunghi tratti divertenti. Un pezzo come “Lodovico Svarchi” vale da solo l’intero album.

FRANK ZAPPA - "The Hot Rats sessions (Box 6cd)": Doveroso segnalare questo sestuplo che fa rivivere la creazione in studio dello storico “Hot Rats” nel 1969. Una produzione spesso sofferta, dove Frank Zappa faceva ripetere più e più volte singoli passaggi ai propri musicisti. Qua e là ci sono però grandi jam, oltre all’album proposto in versione interamente rimasterizzata.

HOOFFOOT - "The Lights in the Aisle Will Guide You": Sono passati quattro anni dall’esordio; il gruppo svedese torna con qualcuno dei componenti originari persi per strada e con degli ospiti che svolgono ruoli principali al violino e al sax. Atmosfere spesso da noir anni ’70, per alcuni tratti a sua volta debitore di illustri realtà italiche come Area e soprattutto Perigeo. Tendenza decisa verso il jazz-rock, godibilissimo.

STRATUS LUNA - "Stratus Luna": Gli amanti della musica strumentale, orbitante soprattutto nell’area jazz-rock/fusion, si segnino il nome di questo quartetto brasiliano, i cui componenti presentano un’età che oscilla tra i 17 ed i 21 anni. Musicisti giovanissimi che oltre ad una grande padronanza tecnica possiedono già una buona capacità compositiva, riuscendo a non scadere nella pesantezza in cui spesso scivolano altri illustri e ben più navigati colleghi.

THE WORM OUROBOROS - "Endless Way from You": Il ritorno dei bielorussi è tra le notizie migliori in un anno, il 2019, non molto ricco di chissà quanti album veramente belli in ambito prog-rock. Se si desidera qualcosa che immediatamente rimandi ai canoni del genere in questione, occorre lasciarsi andare a questo lavoro praticamente strumentale, che ne ripercorre i vari sentieri con un orecchio prevalente verso quello sinfonico. Riuscendo ad essere sempre intenso e melodico allo stesso tempo.

PEPPE DI SPIRITO

MAGMA - "Zëss - Le Jour du Néant": Trova compimento dopo più di quaranta anni quest'altra monumentale opera. Rispetto alle versioni live già pubblicate in passato un'orchestra ingentilisce un po' la proposta, basata sul più classico zeuhl oscuro, ricco di cori, con una lunga parte recitata di Vander ed un tema ossessivo ripetuto fino allo sfinimento.

IL GIARDINO ONIRICO - "Apofenia": Uno dei più bei dischi italiani degli ultimi anni. La band mostra un grande talento prendendo varie influenze del passato e del presente e spingendole verso il futuro. Prevalentemente strumentale, "Apofenia" fa avvicinare heavy prog, rock sinfonico e tecnologia grazie alla magnifica interazione tra i musicisti. Ottimi, comunque, gli interventi vocali degli ospiti Jenny Sorrenti e Alessandro Corvaglia.

THE ENID - "U": Un vero e proprio ritorno alle origini. Quindi incontriamo un prog sinfonico che più classicheggiante non si può e gli evidenti riferimenti ai primi due spettacolari album della band faranno la felicità di chi ancora ama quelle sonorità.

SERGE FIORI - "Seul Ensemble": Basato su uno spettacolo del Cirque Eloise, questo lavoro recupera gran parte del materiale pubblicato dagli Harmonium, più altre cose realizzate da Fiori in seguito. Una rivisitazione magnifica che riempie due cd di quel prog raffinato, romantico e pastorale con il quale la band rivelò la sua maestria nei seventies.

FIRE! ORCHESTRA - "Arrival": Non delude mai questo largo ensemble, che pubblica un nuovo album non differente stilisticamente e qualitativamente dai precedenti. Forse un pizzico di sperimentazione in più, ma non manca qualche puntata melodica che si inserisce alla grande nel contesto.

NORTH SEA ORCHESTRA - JOHN GREAVES - ANNIE BARBAZZA - "Folly Bololey": Ci vuole coraggio ad affrontare un'opera unica e considerata un capolavoro assoluto. L'unione di questi talenti permette di arrivare ad un grosso risultato nella riproposizione di "Rock bottom" di Robert Wyatt. Un'esecuzione bellissima, da brividi e commovente come l'originale.

JESSICA ATTENE

IAMTHEMORNING - "The bell": il duo russo confeziona un album dalla bellezza struggente. Un concentrato di poesia ed emozioni sublimate da una formula musicale elegante dalle forme classiche. Grande conferma.

BIG BIG TRAIN - "Grand Tour": un album forgiato secondo una formula a cui siamo ormai abituati, romantica e sinfonica, ricca di particolari, che dà voce a nuove storie questa volte non ancorate come di consueto al suolo britannico. Altra conferma.

TIRILL - "Said the Sun To the Moon": gradito ritorno dal sapore cantautoriale ed intimistico. Album semplice e struggente in cui cullarsi dolcemente.

LOST CROWNS - "Every Night Something Happens": notturno, discreto, ipnotico e decadente. Esordio affascinante, soprattutto per le sue linee vocali tortuose e dissonanti, realizzato da musicisti di noto valore. Da provare.

JORDSJØ - "Nattfiolen": album dalle colorazioni nordiche e dagli impasti ruvidi. Sonorità vintage e riflessi folk per un'opera piacevole e scorrevole.

THIEVES' KITCHEN - "Genius Loci": altro gradito ritorno per un album ben fatto, ricco di dettagli ma forse un po' povero di emozioni. Da non sottovalutare.



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