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Retrospettive/Specials

6 DISCHI PER IL 2016 - A cura della redazione di Arlequins
6 DISCHI PER IL 2016 A cura della redazione di Arlequins
 

Come ogni anno, la nostra Redazione vi propone 6 album dell’anno appena passato (con i soliti 3 mesi di comporto… giusto per far sedimentare un po’ le idee). Come sempre, non si tratta necessariamente dei 6 album preferiti ma di proposte di ascolto di lavori ritenuti validi in base a criteri del tutto soggettivi e che proprio per questo potrebbero in effetti risultare fra quelli ingiustamente tralasciati da parte di tutte le playlist che sono circolate a fine anno. D’altronde è comunque difficile stilare una semplice classifica dei migliori che non sia suscettibile di modifiche già 1 minuto dopo la sua compilazione mentre un ascolto che si è fatto strada nel nostro cuore potrebbe al contrario rimanerci per sempre. Buona lettura!



MICHELE MERENDA

DEWA BUDJANA – “Zentuary” : La sensazione che il chitarrista indonesiano stesse crescendo in maniera esponenziale era netta. Approda alla Favored Nations di Steve Vai e pubblica un imponente doppio album di jazz-rock/fusion, tra dediche speciali, un forte excursus di vita, musica permeata da una grande densità ed il coinvolgimento di rinomati strumentisti come Tony Levin, Gary Husband e Jack DeJohnnette. Per il momento, la sua opera più ambiziosa.

DWIKI DHARMAWAN – “Pasar klewer”: Altro artista indonesiano, altro doppio album ed altro musicista passato comunque per la MoonJune Records. Un jazz-rock anche stavolta inusuale, per un tastierista che al jazz stesso fonde la cultura del proprio Paese con grande brio, per nulla banale e attento alla fusione delle varie culture musicali. Una sorpresa davvero felice, che permette di conoscere con grande piacere altre culture.

KING CRIMSON – “Radical action to unseat the hold of monkey mind”: Tre cd audio più materiale video; una formazione ulteriormente rinnovata, con tre batteristi, di cui uno si destreggia anche alle tastiere, permettendo al mastermind Robert Fripp di non lasciare quasi mai la sua chitarra. Ognuno dei tre dischetti presenta una sua denominazione, come se l’ascolto indicasse un determinato concetto di fondo da seguire. Il risultato finale è notevole, anche perché le sequenze video danno la sensazione di aver di fronte una vera orchestra. E poi vi sono anche degli inediti che tracciano la via del Re Cremisi, ancora lontano dal suo tramonto…

MAD FELLAZ – “Mad fellaz II”: Il ritorno della band italiana consiste in un album piacevolissimo da ascoltare, suonato e cantato (in inglese) davvero bene, senza vergognarsi affatto di attingere dalla tradizione anche blues e poi traslarla in un contesto più complesso. Vengono così sfornate ottime partiture strumentali, somigliando a volte ai Phish meno cervellotici e più godibili. C’è un po’ di tutto qua dentro; chi cerca l’originalità a tutti i costi muoverà delle critiche per principio, ma c’è ben poco da criticare, perché il risultato finale è musica suonata benissimo ed interpretata ancora meglio.

POCKET SIZE – “Vemood”: Clearing the mirror, volume 1 ”: Tra gli album da menzionare, occorre sicuramente annoverare anche questo lavoro del gruppo svedese, prodotto in sole 300 copie. Si abbandonano le strade seguite in precedenza a favore di composizioni più immediate. Pubblico in sala di incisione ed attitudine che parte jazz-rock per sfociare con tranquillità nello hard-rock. Sassofono in primo piano ed organo Hammond che contribuisce a tornare alle belle sonorità anni ’70. Sembrerebbe un esperimento, ma si spera possa diventare qualcosa di più concreto per il futuro.

UNIVERSAL TOTEM ORCHESTRA – “Mathematical mother”: Sembra essere passato praticamente inosservato il terzo album della “creatura” a cui Ana Torres Fraile dona la voce. Eppure si tratta di uno zeuhl mai spiacevole… Sarà forse questo il problema? La non eccessiva cervelloticità, nonostante la sempre ottima perizia strumentale che affronta anche interessanti spunti jazzati? Chissà… Resta il fatto che anche questo lavoro merita ogni attenzione, come i suoi due predecessori.

VALENTINO BUTTI

HÖSTSONATEN - "Symphony n.1: Cupid & Psiche": Perfetta commistione fra rock ed orchestra sinfonica. Il tema portante è il lavoro nel suo insieme, privo di momenti di stanca ed in continuo divenire, se non in continua scoperta.

LA BOCCA DELLA VERITA' - "Avenoth": Una "rivisitazione" del prog italiano anni 70, rinvigorito comunque da un approccio moderno. E' un delitto abbiano dovuto aspettare così tanto prima di pubblicare questo, bellissimo, album d'esordio.

ERIS PLUVIA - "Different earths": Il ritorno di un nome storico del prog italiano anni 90. Un sound ormai consolidato, ma sempre di grande effetto e di gran classe.

SYNDONE - "Eros & Thanatos": Quarto centro consecutivo per la band di Comoglio & C. dopo i comunque piacevoli album degli anni '90. Ormai la proposta è matura e variegata tra rock sinfonico, musica colta, musica da camera ed altro ancora.

FUFLUNS - "Spaventapasseri": Bella sorpresa questi Fufluns!! Tra ballate acustiche, cantautorato-progressivo e momenti più rock un album coinvolgente ed emozionante.

SUBMARINE SILENCE - "Journey through mine": Un altro gruppo italiano che mi ha particolarmente convinto in questo 2016. Rock romantico della migliore qualità tra Genesis, Camel, Hackett e Phillips. Davvero bello.

ALBERTO NUCCI

INFINIEN - "Light at the endless tunnel": Un grandissimo album di Prog con forti contaminazioni jazz, opera di un gruppo di giovani musicisti americani dalle stupende doti musicali, a cominciare dalla vocalist. Se Esperanza Spalding volesse fare un disco Prog, suonerebbe all'incirca così.

SHAMBLEMATHS - "Shamblemaths": Un mio pallino che non ha trovato molti riscontri nei giudizi che si leggono in giro. Un album eclettico e pazzerello al punto giusto, con tre lunghe suite che spaziano attraverso molti campi dello scibile Prog, dallo zeuhl al new Prog.

AFENGINN - "OPUS": Una deliziosa scoperta, per me. Un album ricco di spunti e variazioni che coniuga il rock cameristico, la fusion e la musica balcanica.

IL PARADISO DEGLI ORCHI - "Il Corponauta": Spesso le impressioni del primo ascolto influiscono in modo permanente il giudizio su un disco e questo è uno dei casi. Il dipanarsi di quest’album, con la sua storia e le sue molteplici sfaccettature, mi ha colpito fin dal primo momento.

ÖZ ÜRÜGÜLÜ - "Fashion and Welfare": Mi piacciono gli album pazzerelli e questi svizzeri, a volte, se ne approfittano. Dalla fusion morbida al black metal, c’è questo e molto di più in questo strano album che piacerà a coloro che dicono che il Prog di oggi è sempre la stessa zuppa.

ZINGIRA - "Bidaia": Un gruppo svedese che se n’è andato in vacanza nei Paesi Baschi? Album dai suoni molto ancorati agli anni ’70 ma che propone una miscela molto personale e particolare, nordico ed iberico al tempo stesso.

ROBERTO VANALI

DEWA BUDJANA - “Zentuary”: con questo lavoro e la collaborazione di monumenti jazz-rock quali Jack DeJohnnette (per citarne solo uno) il chitarrista indonesiano si piazza ai vertici della materia. Sale la sua credibilità e il risultato è divertente, intrigante e appassionante.

AMPLEDEED - “Byob”: secondo passo in carriera per quasta band statunitense che riesce a miscelare in maniera sublime ogni aspetto del progressive, probabilmente senza neppure partire dal progressive. Risultato ottimo e punto di riferimento per una grande carriera, speriamo.

AMOEBA SPLIT - “Second Split”: altra opera seconda, matura e ricca, suoni canterburyani e fusion di gran classe, ottima tecnica e fantasia.

GÖSTA BERLINGS SAGA - “Sersophane”: spaziali, sinfonici, grande esperienza e grande maestria tecnica. Una sorpresa vedere con quanta freschezza riescano a produrre dopo 10 anni dall’esordio in continua crescita stilistica e compositiva.

INGRANAGGI DELLA VALLE - “Warm Spaced Blue”: un poderoso concept sull’opera di H.P. Lovecraft. Disco sinfonico, lavorato come si deve sia tecnicamente, sia per gli aspetti compositivi. Il mio consiglio per il disco italiano dell’anno.

JACK O’ THE CLOCK - “Repetitions of the old city I”: più che una conferma mi viene da dire un altro salto in avanti, così vario, così serio e al contempo fresco, uno dei migliori passatempo dell’anno, una compagnia perfetta.

FRANCESCO INGLIMA

THE SEA NYMPHS - "On the dry land": Il ritorno di Tim Smith in uno studio di registrazione è già di per se una gran bella notizia, se poi aggiungiamo che il disco in questione è un album inedito composto durante il periodo d'oro dei Cardiacs, la notizia diventa entusiasmante. Ma al di là per della gioia per un ritorno tanto atteso, "On The Dry Land" non delude minimamente le aspettative. Pur essendo pienamente riconoscibile lo stile Cardiacs, ne mostra il lato più gentile e raffinato.

JACK O' THE CLOCK - "Repetitions of the old city I: Dopo il notturno e altrettanto bello "Night Loops", i Jack O' The Clock tornano ad atmosfere più radiose, dove amalgamano sapientemente la musica folk americana con l'avant prog come se fosse la cosa più naturale possibile. Giunti ormai al quinto album, si possono annoverare tra le realtà più importanti della scena prog attuale. A questo punto attendiamo con ansia la parte II con i suoi clown spaventosi!

NORTH SEA RADIO ORCHESTRA - "Dronne": Il precedente "I A Moon" è stato uno dei dischi più belli degli ultimi dieci anni. Per i North Sea Radio Orchestra era quindi difficile ripetersi. "Dronne" è un disco più immediato e solare rispetto al precedente, forse non ne raggiunge i picchi, ma è impossibile non sprofondare nelle dolci atmosfere bucoliche che quest'album sa regalarci.

THE WINSTONS - "The Winstons": Parliamoci chiaro questo dei Winstons è un gran bell'album. Goduriosamente vintage quanto basta, ti catapulta direttamente nei primi anni 70 con un sound che spazia su tutto il mondo psych e prog (e non solo).

INGRANAGGI DELLA VALLE - "Warm spaced blue": Dopo un ottimo esordio, anche se e un po' prolisso, il gruppo romano rimescola le carte asciugando la propria proposta musicale e regalandoci un piccolo gioiellino di musica tra sinfonico oscuro e sfumature jazz che lentamente ti avvolge e ti conquista. Se poi aggiungiamo la giovane età della band non posso che essere ancora più entusiasta di questa prova.

AFENGINN - "OPUS": un disco unico nel suo genere, che racchiude dentro tante anime: caciarona, trascinante, mistica, decadente, raffinata e appassionante. Si spazia dal Chamber Rock al Klezmer, dal folk scandinavo all'avanguardia, dalla fusion all'elettronica.

NICOLA SULAS

THE WINSTONS - "The Winstons": Il disco italiano dell'anno, realizzato da un trio di musicisti provenienti da svariate esperienze musicali. "The Winstons" sintetizza in maniera strepitosa e fantasiosa ciò che rimane del Canterbury style, del jazz rock, della psichedelia e di tutti gli anni settanta.

VESPERO - "Lique mekwas": Un anno progressivo che si rispetti ha almeno un disco da trip sonoro da ricordare. Il 2016 per quanto mi riguarda è stato quello di "Lique Mekwas", dei Vespero. Il prolifico gruppo russo è riuscito a proporre un perfetto incrocio di stili condensato in 75 minuti di musica, tra echi di Gong, Hawkwind, Pink Floyd, Santana e Ozric Tentacles.

SBB - "Za linią horyzontu": Un sorprendente ritorno in formazione classica per lo storico gruppo polacco, che dimostra di avere ancora tanto da dire proponendo un suono compatto fatto di intrecci e dialoghi tra tastiere e chitarra in una manciata di nuove composizioni di ottima qualità.

IAMTHEMORNING - "Lighthouse": Etereo, emozionante, intenso. Sono queste le parole con cui si può descrivere semplicemente l'ultimo lavoro di Marjana Semkina e Gleb Kolyadinm, che propongono la propria interpretazione del progressive integrando il rock e la tradizione classica in maniera molto personale.

DEUS EX MACHINA - "Devoto": A venticinque anni dall'esordio e dopo aver conquistato un posto nella storia del prog e del rock italiano, i Deus ex Machina fanno ancora una volta centro con un lavoro più accessibile rispetto al passato, che esplora il lato più rock del proprio stile senza rinnegarlo affatto.

COSARARA - "CosaRara": Ottimo esordio per una band italiana con alle spalle alcuni anni di attività. Un mix strumentale basato su atmosfere tese, melodie rarefatte ed esplosioni hard. Il tutto è dosato alla perfezione, nella scrittura, negli arrangiamenti e nell'equilibrio strumentale. Affascinante, è una parola che descrive alla perfezione l'intero album.

GIOVANNI CARTA

MANUEL VOLPE & RHABDOMANTIC ORCHESTRA - "Albore": Ensemble di suggestivo jazz-afro-fusion con una poetica introversa vicina a David Sylvian ed atmosfere molto vellutate e notturne...

MAMASUYA & JOHANNES FABER - "Mexican Standoff": Spassosa ed altamente psichedelica hard-fusion con belle citazioni del Miles Davis elettrico con un pizzico di Soft Machine e contaminazioni piuttosto imprevedibili.

3RD EAR EXPERIENCE - "Stones of a Feather": Lunga jam session di space-psych rock desertico che ripercorre in più di un'ora un po' tutto il genere con dilatazioni kraut fusion altamente efficaci.

FARFLUNG - "5": Atteso ritorno della band californiana, non così clamoroso come il precedente capolavoro "A Wound in Eternity" ma "5" è ancora uno space rock che va giù duro con momenti di contaminazione sempre piuttosto indefinibili.

RICCARDO SINIGAGLIA - "Dimensions": Meravigliosa raccolta di brani inediti di Sinigaglia in cui prosegue in maniera lungimirante una ricerca musicale e spirituale iniziata con i leggendari Futuro Antico tra l'ambient rituale e musica contemporanea contaminata da jazz ed elettronica.

ENTEN HITTI - "Musica Humana": Disco inedito riesumato dalla Lizard, musica arcana dall'elevato potere evocativo ma allo stesso tempo sfuggente e misteriosa, quasi indecifrabile, uno dei tanti tesori nascosti da riscoprire del panorama italiano più sotterraneo.

PEPPE DI SPIRITO

THE WINSTONS - "The Winstons": Un trio che parte dalle prime esperienze dei Soft Machine e rielabora in maniera personale melodie stralunate canterburiane e tratti psichedelici con un sound sporco e incredibilmente intrigante, che trascina dal primo all’ultimo secondo del disco. Si riscontrano varie influenze, ma esce fuori una grandissima personalità.

FIRE! ORCHESTRA - "Ritual": Terzo grande album per questo progetto capitanato dal sassofonista Mats Gustafsson. La proposta è ancora una volta un jazz-rock orchestrale d’avanguardia, che mescola sapori canterburiani, elementi free, bandismo zappiano e tanto altro.

CORIMA - "Amaterasu": Sono sempre i Magma i numi tutelari dei Corima e spesso e volentieri si sente anche in questo disco. Rispetto al precedente cercano un orientamento più personale, inserendo spunti di jazz-rock progressivo di una certa complessità, con qualche deriva d’avanguardia ben giocata.

DWIKI DHARMAWAN - "Pasar klewer": Alla seconda uscita per la Moonjune Records, questo pianista indonesiano ci delizia con un doppio album che non presenta una sola nota fuori posto. Jazz-rock di alta scuola alla base, ma non mancano passaggi più stravaganti tra fusion, melodie orientali, inserti di gamelan e tanto altro. Il tutto suonato con una classe fuori dal comune, merito anche dei numerosi musicisti che affiancano il talentuoso Dharmawan.

UNIVERSAL TOTEM ORCHESTRA - "Mathematical mother": Torna a far parlare di sé questa band che ancora una volta viaggia in territori zeuhl. La base Magma si sente in diverse occasioni nelle nuove composizioni, ma colpisce la voglia di non dare nulla per scontato, di seguire comunque una via personale ricca di fascino, tra momenti aggressivi che si alternano ad atmosfere oniriche e a spunti classicheggianti.

LA BOCCA DELLA VERITA’ - "Avenoth": In ballottaggio con l’ennesimo gioiello targato Hostsonaten per la palma di miglior disco di rock sinfonico italiano del 2017. L’esordio di questa band è una delizia per chiunque ami il genere. Nonostante la lunga durata, i musicisti riescono a realizzare un lavoro che non stanca mai, trovando soluzioni sempre affascinanti, tra tipici rimandi al prog italiano dei seventies e alla musica classica, una grande maestosità di base, passaggi ariosi e intrecci strumentali ben articolati.

ANTONIO PIACENTINI

THE SEA NYMPHS - "On the dry land": Perché i Cardiacs sono il mio gruppo preferito di sempre e al di là del valore nella media delle composizioni di questo lavoro, è bello avere tra le mani una cosa relativamente nuova di Tim Smith.

MAD FELLAZ - "Mad Fellaz II": Perché dal vivo le composizioni di questo lavoro mi hanno veramente colpito grazie a una cantante molto al di sopra la media di quello che propone attualmente il panorama italiano rock progressive (e che purtroppo non fa più parte della band) e anche perché ne ho due copie... una l'ho comprata al concerto e una me l'hanno regalata i "bambini cresciuti" del coro della mia parrocchia a Natale che tra l'ultimo dei King Crimson e questo, hanno scelto questo.

INGRANAGGI DELLA VALLE - "Warm spaced blue": Perché il disco in questione è veramente bello ed il gruppo ha dimostrato col passare del tempo di sapersi migliorare cosa piuttosto rara in questo ambiente. Il gruppo è molto giovane e ci sono ulteriori margini di miglioramento (e poi il cuore della band è del Pigneto... ed è bello avere band di valore a km 0).

HAKEN - "Affinity": Perché si può provare ancora a proporre del progmetal senza scadere nel ridicolo e nel già sentito ed anche riuscendo ad azzeccare un paio di brani ("1985" e "The endless knot"), cosa che ai maestri del genere che possono oramai campare di rendita e copiare i riff ai Metallica non accade più.

THE WINSTONS - "The winstons": Perché anche se per la maggior parte della gente resterà sempre il gruppo di "quello che suona negli afterhours" ad avercene di dischi così che spaziano dal canterbury alla psichedelia. E poi è bello vedere articoli oltre le due righe su Repubblica che non siano su Genesis, Pink Floyd e compagnia danzante.

PANZERPAPPA - "Pestrottedans": Perché anche se non il miglior lavoro della band norvegese questo lavoro può essere una buona chiave per entrare da vie non convenzionali nell'ostico mondo del rock in opposition.

JESSICA ATTENE

IAMTHEMORNING - "Lighthouse": un album incantevole ed emotivamente coinvolgente per questa che rappresenta ad ora la vetta artistica del gruppo russo. Intense suggestioni cameristiche e scorci musicali assolutamente poetici. Qualcosa di irrinunciabile.

JACK O’ THE CLOCK - "Repetitions of the old city I": nuova grande conferma per questo gruppo americano che ha fatto dell'originalità il suo credo, riuscendo a combinare a modo suo accostamenti stravaganti a soluzioni accattivanti e melodiche. Per le loro capacità e per il loro stile unico meritano senza dubbio di essere ascoltati.

BIG BIG TRAIN - "Folklore": un gruppo che mette praticamente d'accordo tutti gli amanti del prog sinfonico di matrice britannica. Altissima qualità, idee forse un po' in flessione rispetto ad altre produzioni passate per un album ancora una volta notevole.

TUSMØRKE - "Ført Bak Lyset": ruviudi, divertenti, pieni di energia brumosi, nordici ed irriverenti. Un disco assolutamente godibile e divertente, nello stile che ormai conosciamo con un corredo tastieristico assolutamente invidiabile.

DUNGEN - "Häxan": Album che rappresenta una vera e propria sorpresa nel repertorio di un gruppo che ha sempre fatto affidamento su soluzioni decisamente più ammiccanti. Una colonna sonora strumentale estremamente suggestiva fatta di sonorità nordiche, minimalismi elettronici e sfumature psichedeliche. Vi sorprenderà.

AMOEBA SPLIT - "Second split": jazz rock Canterburyano un po' distante dall'esordio ma comunque di buona fattura e suonato con grande classe.



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