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MOTIS Josquin Messonier Musea Parallele 2014 FRA

Anche se da sempre è abituato a cavarsela essenzialmente da solo, Emmanuel Tissot, in arte Motis, ha deciso per questa sua nuova e sesta fatica in studio di ampliare un tantino la schiera dei suoi collaboratori. Oltre al batterista Tony Carvalho (che suona anche il vibrafono) ha infatti arruolato un bassista, Martial Baudoin, con grande beneficio della struttura ritmica di un album che testimonia concretamente la sua crescita artistica. Motis è un polistrumentista, anche se le sue energie vengono spese essenzialmente sulle parti tastieristiche e sul canto. Il suo armamentario è fatto di autentici strumenti vintage e non a caso si fa fotografare, lo potete ammirare nel booklet, accanto ad un immacolato Mellotron, strumento che in questo disco viene usato praticamente ovunque, con una particolare predilezione per i registri di flauto ed archi. Si fanno inoltre notare l’organo Hammond con tanto di Leslie, il Rhodes e persino l’Eminent Solinas String Ensemble. Riguardo al canto, esso è molto verboso e caratteristico. Non mi sento di dire che quella di Motis sia un’ugola particolarmente dotata ma il suo stile un po’ declamatorio e un po’ teatrale, quasi da cantastorie, si riallaccia benissimo alla tradizione di alcuni suoi egregi connazionali come gli Ange ma anche per certi aspetti alla chanson francese.
E un cantastorie cosa altro può fare se non raccontarci qualche strana avventura? Signore e signori, eccovi servito il concept album! Non vi troviamo però chissà quali racconti e gesta ma semplicemente la storia di un certo Josquin Messonier, personaggio di fantasia, le cui vicende vengono narrate dall’epoca del suo concepimento, avvenuto sotto le stelle, su un frugale letto di paglia, fino all’età adulta quando anch’egli, in un rituale amoroso analogo, si unisce alla sua anima gemella su un pagliericcio, all’aria aperta, dando così seguito alla sua stirpe. Stirpe miserabile, ohimè, visto che questo Josquin era un tizio un po’ strampalato, solitario, ramingo ma anche un po’ poeta ed artista… chissà se dietro quelle lentiggini e gli occhi di un verde strano e trasparente si nascondano in realtà proprio le sembianze di Motis? Magari glielo chiederemo.
Stilisticamente il legame con la sua vecchia produzione è fortissimo. Prog sinfonico di stampo profondamente Genesisiano per quel che riguarda l’aspetto strumentale e molto tarato sulla tradizione Progressiva francese per quel che riguarda invece lo stile canoro, come già spiegato. Ai cori vi è poi, è bene dirlo, un ospite molto significativo e cioè André Balzer, ex degli Atoll, band transalpina storica. Vi sono inoltre momenti melodici più pendenti verso il new prog, sempre di provenienza inglese, ma anche alcune colorazioni folk, forse meno accentuate che in passato, anche grazie al delizioso uso del bouzouki elettrico che Motis suona con grande disinvoltura. Gli arrangiamenti sono deliziosi, lo avvertiamo senza fatica nel centrale brano strumentale, “Rêves” che, privato di una voce solista a volte forse un po’ ingombrante, risplende in modo fiero fra le tante pieghe del Mellotron e gli elaborati svolazzi tastieristici. In altri casi capita invece che il cantato possa distrarre un po' perché tende a stagliarsi in primo piano ma basta tendere appena un po' l'orecchio per scoprire già dal brano di apertura, “Couchés dans la paille - Overture” trame sinfoniche raffinate dalle decise spinte tastieristiche, elementi che hanno un che di rinascimentale e arpeggi che rilucono come colorati e gagliardi stendardi al vento. Per fortuna i momenti strumentali non mancano e danno ampio respiro alla musica, comunque interessante e ricca nel suo complesso. Se amate certo prog francese credo che vi divertirete molto ad ascoltare questo album ben confezionato e carico di idee non innovative ma sicuramente assemblate con grande gusto e fantasia. Promosso.



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Jessica Attene

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