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BAROCK PROJECT Skyline Artalia 2015 ITA

Continuano in questo 2015 le uscite di alto livello da parte di gruppi “progressive” italiani. Dopo qualche anno di silenzio si ripropongono i Barock Project sempre guidati da Luca Zabbini e Luca Pancaldi. L’innesto del chitarrista Marco Mazzuoccolo e del batterista Erci Ombelli completano la line up di “Skyline”. Dopo le esperienze con la francese Musea e poi con la Mellow Records, la recente moda del “crowdfounding” porta il gruppo a gestire in piena e completa autonomia ogni aspetto dell’album senza condizionamenti di sorta, tanto da permettersi il lusso di avere ospite nella title track il grande Vittorio De Scalzi ed affidare la copertina dell’album ad un altro nome storico come Paul Whitehead.
Tutte le musiche sono opera dello stesso Zabbini, i testi di Antonio De Sarno. Il sound del gruppo rimane riconoscibile e ben definito, le influenze di qualche “nome” storico ci sono ma la personalità artistica della band (giunta al 4° lavoro) è tale che sarebbe ingeneroso mettere l’accento solo su questo aspetto (sebbene importante) a discapito del valore, dell’inventiva, dell’ispirazione e del talento dei quattro Barock Project. Certamente su tutti spicca la felicità compositiva del leader “maximo” Zabbini, onnipresente con il suo parco di tastiere, ma è invidiabile la capacità vocale ed interpretativa di Luca Pancaldi, perfettamente a suo agio con le liriche in inglese e di efficace duttilità espressiva. La presenza di un batterista “vero” (che tale non era in “Coffee in Neukolln”) poi, conferisce profondità al suono della band, mentre pare sempre problematico rivestire il ruolo di “lead guitar” in un gruppo decisamente keyboards-oriented. Malgrado ciò Marco Mazzuoccolo se la cava egregiamente e si ritaglia, di tanto in tanto, ottimi e grintosi interventi solistici.
10 sono i brani che compongono “Skyline” e tutti di alto livello. L’hard rock senza troppi fronzoli che contraddistingue la parte iniziale di “Roadkill” viene addolcito dal flauto di Onelio Zabbini e da un finale di rara delicatezza. Le splendide atmosfere soft di “The silence of our wake”, con ottime e mai pesanti orchestrazioni ed una notevole interpretazione di Pancaldi, sono un altro esempio, per nulla celebrativo, della grande qualità musicale di “Skyline”. C’è poi la variegata “Tired” con una introduzione al piano che (forse) non farà storia perché “colpevole” di essere pubblicata nel 2015, con un importante coinvolgimento degli archi, un paio di interventi di Mazzuoccolo, escursioni heavy e qualche virtuosismo del solito Zabbini che aggiunge enfasi a più di un momento dei 10 minuti del brano. “A winter’s night” è un delizioso bozzetto finemente realizzato ed eseguito con elegante semplicità. L’intro corale al fulmicotone di “Gold” è una bella scarica di adrenalina che perdura per tutta la durata del frizzante brano, mentre “Overture” è un sentito omaggio ad un artista (indovinate chi…?) molto amato dal tastierista dei Barock Project. La title track si apre con la calda voce di De Scalzi (che interviene anche con il flauto) e con il discreto accompagnamento della chitarra acustica. Le belle orchestrazioni, poi, ne mantengono l’atmosfera, suadente e come sospesa. Il brano si accende poi grazie a Mazzuoccolo, alla voce di Pancaldi, al drumming deciso di Ombelli e ad una buona verve melodica.
Un album, dunque, da gustare dal primo all’ultimo dei 70 minuti di durata, senza cali di tensione e di ispirazione e che ci riconsegna un gruppo in grande forma e tra le sicure certezze del prog di casa nostra. Di oggi ed anche di domani.


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Valentino Butti

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