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IL TUSCO Il Tusco canta e Mao gliele suona TdE 2015 ITA

Dietro la sigla il Tusco troviamo il cantante Diego Tuscano, classe 1971 e sulle scene fin dal 1987 con progetti quali Autodistruzione Blues, Kina, Max Arrigo & the Shangai Noodle Factory, T.O.W.E.R., Elettrocirco, Fungus, passando per il gruppo che gli ha dato maggiore notorietà, i SanniDei. Impegnato soprattutto sul versante hard rock e rock-blues, arriva all’esordio solista nel 2015 con questo “Il Tusco canta e Mao gliele suona”, disco che sembra un po’ la summa della sua carriera, caratterizzato da un sound caldo e passatista, che spinge indietro fino a quel periodo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, il più fervido della storia del rock. Il Mao a cui si fa riferimento del titolo non è altri che Mauro Gurlino, che “dietro le quinte” si è occupato dell’arrangiamento, della registrazione e del mix dell’album. Ad accompagnare il Tusco c’è una line-up sicuramente preparata, con Erik Noro alla chitarra elettrica e acustica, Stefano Trieste al basso, Marta Caldara al piano e al synth, Alessandro Allera al basso e Gianluca Chamonal alla batteria.
I contenuti, come già accennato, spingono indietro nel tempo, facendo intrecciare hard rock, psichedelia, blues, soul-rock in un percorso attraente e ricco di fascino che ripercorre i sentieri tracciati da Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Free, Eric Clapton, Ten Yeaes After. Sono queste le basi sulle quali poi il Tusco ci mette la sua voce, calda e potente, cantando in italiano e mostrando notevoli capacità, sia da un punto di vista espressivo che interpretativo. Un plauso particolare va poi alle chitarre sanguigne e acide di Noro, che, oltre a lanciarsi in solos deliziosi, disegnano riff graffianti e ripetuti che diventano l’ossatura dei vari brani. Tra gli episodi più interessanti segnaliamo il rock che avanza indolente di “Tracce di frenesia”, l’andamento accattivante di “Luna incostante”, il più diretto “La mano” e quei passaggi su terreni un po’ più duri, ma mai eccessivamente pesanti, come “Pensa alla salute”, “Salsedine” e “Quella che non sei”. Da segnalare, inoltre, una bonus track (in cui ha suonato un batterista diverso, Momo Riva, impegnato anche alle percussioni, al basso e al mellotron), intitolata “Le parole” e un po’ più particolare, con belle trame elettroacustiche.
L’album è stato registrato in presa diretta in soli due giorni, il 21 e 22 gennaio 2014, presso lo Studio CortoCorto Recording di San Salvario, in provincia di Torino ed è un ulteriore testimonianza dello spirito con cui è stato affrontato questo progetto. Si potrebbe parlare di nostalgia e forse è bene specificare, su queste pagine, che di progressive rock non c’è traccia, ma il bel sound vintage, pieno di calore e magnetismo creato dal Tusco e dai suoi compagni di avventura, può catturare l’attenzione di un buon numero di ascoltatori.



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Peppe Di Spirito

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