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WARM TRIO Warm trio RG Records 2015 POL

Suonare in tre non è facile e se non si ha una discreta preparazione tecnica di base il rischio di fare brutta figura può essere elevato. Mostrano sicuramente talento e conoscenza dei propri strumenti questi musicisti polacchi che si presentano sulle scene discografiche con il nome di Warm Trio. Boguslaw Raatz alla chitarra, Grant Calivin Weston alla batteria e Grzegorz “Greg” Korybalski sfornano un album ad alta carica di adrenalina, orientandosi verso un jazz-rock strumentale asciutto, diretto, virtuoso senza esagerazioni che porterebbero all’esibizionismo. La ricetta è presto detta: un sound globale sufficientemente robusto, una sezione ritmica che guida i tempi senza troppi fronzoli, una serie di brani concisi, che raramente si prolungano nel minutaggio. Su queste basi una chitarra sempre distorta al punto giusto, tagliente, spesso con timbri sporchi, può divertirsi e scervellarsi tra note veloci, accelerazioni ed effetti elettrici particolari. Qualche volta sembra venire fuori l’influenza dei King Crimson, ma non è preponderante e in ogni caso il fatto di non dilungarsi troppo nella durata delle tracce aiuta ad “assorbire” meglio l’ascolto di un lavoro non certo immediato, ma comunque caratterizzato da forte omogeneità. Solo in poche occasioni il trio punta su qualcosa di più atmosferico pur mantenendo una certa compattezza, come accade con “Lament”, in cui, magari, possono venire in mente i grandi Djam Karet, o con la conclusiva “Strange kind of cinema”, più sperimentale e con qualche vago tratto psichedelico. Un pezzo come “For the love of Bill Cobham”, invece, col titolo dice già tutto e Grant Calivin Weston alla batteria, in oltre sei minuti, va a sbizzarrirsi in un lungo ed esaltante assolo. Si ha inoltre l’impressione che la proposta dei Warm Trio sia pensata anche per la trasposizione sui palcoscenici, visto che ha quella forza dirompente tipica di chi ha voglia di mostrarsi trascinante in sede live. L’esordio di questi polacchi può essere considerato analogo a diverse proposte della Moonjune Records che hanno un similare indirizzo stilistico (tipo Dewa Budjana, Dusan Jevtovic, Dialeto, Mark Wingfield, tanto per avere qualche termine di paragone); magari un po’ meno esotico e con quel pizzico di durezza e di manierismo in più. Non è esattamente un disco epocale questo dei Warm Trio, ma evidenzia interessanti intuizioni e fa capire che questi polacchi hanno sicuramente discrete doti sia per quanto riguarda la fase compositiva che quella esecutiva; per questi motivi non esito a concludere suggerendovi di avvicinarvi tranquillamente alla loro musica se siete fortemente attratti dal jazz-rock progressivo con alto tasso energetico.



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Peppe Di Spirito

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