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PERFECT BEINGS II My Sonic Temple 2015 UK

Perfect Beings è il nuovo progetto musicale di Johannes Luley, chitarrista degli ottimi Moth Vellum, che ha riunito attorno a sé un gruppo di musicisti professionali ed affermati quali il bassista Chris Tristram (che ha suonato con Slash, Joe Lynn Turner, Marjorie Fair ed altri), il batterista Dicki Fliszar (Bruce Dickinson), il tastierista Jesse Nason ed il cantante Ryan Hurtgen. Il primo album è stato pubblicato ad inizio 2014 ed il secondo poco più di un anno dopo. L’intenzione con cui è nata la band è quella di onorare lo stile Prog Rock tradizionale, infondendovi linee melodiche e vocali fresche ed attuali e con questo catapultare il genere ai giorni nostri.
La musica che troviamo all’interno del dischetto, per chi già ha dimestichezza con i lavori di Luley, non desta particolari sorprese: Progressive Rock ricco di melodia, atmosfere non lontane da quelle già incontrate coi Moth Vellum, influenze di certo sbilanciate sul versante Yes e dintorni (senza sbilanciarsi troppo in tal senso, a parte alcuni episodi), con ampie parti strumentali, melodie decisamente accattivanti e belle orchestrazioni. Il cantato di Hurtgen, mai invadente, ha tonalità fragili ma chiare, piacevoli e seducenti. Lo splendido basso di Tristram, spesso in linea con le influenze Yes, è, assieme alle chitarre di Luley, il protagonista della musica offertaci dai Perfect Beings.
Benché quest’album presenti dieci canzoni di durata contenuta, alcune di queste sono in realtà legate l’un l’altra, quasi a formare delle mini-suite; spicca comunque su tutte proprio quella di durata maggiore, “The Love Inside”, di quasi 9 minuti, impreziosita da una parte centrale strumentale che ci riporta a “Relayer” o addirittura a “The Yes Album”. Le parti strumentali sono in questa parte dell’album leggermente più avventurose e sopra le righe, anche se la forma canzone è quella che predomina comunque, a livello generale.
L’iniziale “Mar del Fuego”, quasi strumentale, funge da intro all’album e si lega a “Cryogenia”, brano lento e felpato, con incedere quasi cadenzato. Il breve strumentale “Samsara” ci conduce verso la già citata “The Love Inside”, al termine della quale c’è l’altro gioiellino “Volcanic Streams”, altro brano caratterizzato da parti strumentali energiche e mozzafiato, anche se la melodia non viene mai completamente dimenticata.
La seconda parte dell’album vede una minore spinta Prog in favore di atmosfere più accessibili e poppish. “The Yard” ha un vago sentore Supertramp, con un una chitarra su sonorità jazz alla Metheny. “Go” è un brano pop energico, con distorsioni ed atmosfere un po’ oscure ma con riff e cori orecchiabili. “Rivermaker” è invece un brano soffuso e melodico, troppo sdolcinato nella prima parte ma che alza i toni nella seconda parte. Segue lo stesso schema la successiva “Cause and Effect”: partenza lenta e melodica e parte centrale scatenata, con chitarra e tastiere che si mischiano in un marasma controllato.
Si chiude con “The Thrill Seeker”, lenta, soffusa e suadente, in cui il cantato di Ryan si combina ad una voce femminile, con delicate linee di chitarra e piano a sostegno.
L’album, pur con alti e bassi (non molti per fortuna, anche se la seconda parte del CD è senz’altro meno attraente della prima), è assolutamente piacevole all’ascolto; la tecnica di questi musicisti offre un valido sostegno alla musica proposta, molto personale pur se ovviamente non proprio originale.


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Alberto Nucci

Collegamenti ad altre recensioni

JOHANNES LULEY Tales from sheepfather’s grove 2013 
MOTH VELLUM Moth vellum 2008 

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