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MARTIN TURNER New live dates, the complete set Dirty Dog Discs 2016 UK

Martin Turner è uno di quei personaggi che al di là delle capacità e delle qualità personali, tende ad essere dimenticato. Ex Wishbone Ash, è stato bassista e voce della band dall’epoca dell’esordio fino all’alba degli anni ’80, quando, seppur temporaneamente, fu sostituito da tale John Wetton. La band dalla quale proviene non è certo definibile prog tout-court, ma innegabilmente nella prima metà degli anni ’70 non si fece troppo distante da temi progressive, come in “Argus” del 1972. Dopo gli ’80 la sua carriera si è orientata verso forme decisamente rock e blues rock e questo live, a sugellare una carriera iniziata negli anni ’60, ce lo vuole dimostrare in pieno. Doppio live, ma che in realtà è l’esatta riproposizione dello stesso live set uscito in precedenza in due volumi separati, il volume uno nel 2006 e il volume due nel 2007, con posizione dei brani nel CD lievemente diversa. Nel tour allora realizzato, Turner si presentava con una band abbastanza essenziale con Keith Buck e Ray Hatfield alle chitarre e voci e Rob Hewins alla batteria e voci e scelta della scaletta dei concerti molto, molto imperniata su brani decisamente rock, dai frequenti aspetti rock blues, ad ogni modo brani – canzone.
La set list pesca in maniera decisa dal repertorio Wishbone Ash, ma i brani sono stati scelta con cura affinché l’approccio live salvaguardasse una certa “spinta” rock, quindi, anche per i brani risalenti al primo lustro dei ’70 non c’è traccia di progressive e anche quelle tracce che nei dischi in studio potevano sfiorare temi più elaborati e affini a certi temi progressivi, qui vengono limati e scartavetrati, pur di farli rientrare nello standard rockeggiante voluto.
Detto questo mi viene da chiedermi perché si sia ricercato uno spazio recensivo in queste pagine.
Sono ben ventiquattro le tracce qui raccolte e tra rock più spinti e decisi come “Doctor” o Blind Eye” e altri più rarefatti e di ispirazione hard rock come “Lifeline” si viaggia attraverso temi abbastanza lineari e spesso molto semplificati, dove gli intrecci vocali sono l’unico sostegno armonico. Abbastanza fedele all’originale è “Warrior”, tratta proprio dal citato “Argus”, seppur un po’ più tirata ad anima blues. Svariati brani hanno l’impatto deciso dell’AOR-Southern americano ad esempio “Silver Shoes” o “Outward bound”.
Negli ultimi quattro brani del secondo disco la band si arricchisce della chitarra e della voce dell’altro Turner, Ted. I brani si dilatano e si allungano, ma non traggano in inganno le tracce che arrivano a sfiorare o superare di poco i 10 minuti, perché si tratta semplicemente di più spazio chitarristico a molteplici e lunghi assolo: le tematiche blues rock rimangono ben ancorate stilisticamente, come in “Why don’t we” o in “Fubb”.
Un disco molto, molto distante dal mio gusto musicale, direi addirittura antitetico a ciò che amo e cerco nella musica. Ciò nonostante lo stile trascinante e l’approccio immediato dei temi possono piacere a chi abbia voglia farsi accompagnare in maniera leggera e spensierata in un lungo viaggio in auto, scrollando la testa e battendo il piede a tempo, per questi ci potrebbe essere da divertirsi.


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Roberto Vanali

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