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ERIS PLUVIA Different Earths AMS Records 2016 ITA

“Rings of earthly light”, pubblicato nel lontano 1991, è ancora oggi considerato una delle vette artistiche del progressive italiano post anni ’70. Molti anni sono passati da quell’incantevole esordio ma gli Eris Pluvia, seppur con una formazione quasi completamente rinnovata, sono ancora qui a deliziarci con la loro splendida musica. Non certo prolifici (il secondo album “Third eye light” è del 2010), hanno comunque mantenuto nel corso degli anni una loro precisa identità musicale ricca di raffinatezza e gusto che contraddistinguono anche “Different Earths”, l’ultima fatica discografica.
La band ora si erge sulla verve creativa di Alessandro Cavatorti (chitarre e liriche, presente come “guest” nel primo album e membro effettivo nel secondo), di Marco Forella (basso, tastiere, chitarra acustica e batteria, nonché unico componente della formazione storica), di Roberta Piras (flauto, già ospite in “Third eye light”) e di Roberto Minniti (il nuovo vocalist). L’album è dedicato alla memoria di Paolo Raciti (scomparso qualche anno fa) che così tanto aveva contribuito alla realizzazione dei primi due capitoli targati Eris Pluvia. Un lavoro, “Different Earths”, delicato, crepuscolare, mai sopra le righe, a tratti malinconico, di estrema ricercatezza, ma al tempo stesso di rilevante fruibilità. Ogni ascolto dei 9 brani presenti permette di cogliere nuove sfumature a dimostrazione di quanto la band abbia lavorato di cesello per offrire emozioni sempre nuove.
Un sottile fil-rouge lega le varie tracce: l’impatto, spesso negativo, che il comportamento dell’uomo ha sul pianeta Terra che porta alla crescita dell’inquinamento, alle guerre frequenti, alle catastrofi naturali… Un album di “denuncia” (cantato in inglese) ma non solo, come la conclusiva “The door of my soul” (dedicata a Raciti) che, ispirata da William Blake, cerca di interpretare cosa ci sia dopo la vita.
Un suono sovente molto delicato che ricorda i Camel, che non esclude qualche incursione “floydiana” (la chitarra di Cavatorti) e nei primi Genesis post-Gabriel, ma che rimane decisamente personale. Apprezzabile la voce di Minniti che, senza particolari equilibrismi vocali, “colora” al meglio la tavolozza a tinte pastello del sound, nobilitato da un esaltante uso del flauto. La relativa semplificazione di alcune parti di batteria non intacca per nulla le composizioni che scorrono fluide e ricche di atmosfera.
Veniamo ora a qualche pezzo forte dell’album. Mirabile l’introduzione acustica di “Man on a rope” con chitarra, piano, una soffice ritmica e la voce di Minniti. Una importante “accelerata” condita da un bel guitar-solo e poi il brano ritorna sui binari acustici iniziali sempre con la chitarra in primo piano. Delicatissima, quasi mormorata ed altamente evocativa, è “Aqua”, 4 minuti di puro incanto. Ottima anche “Poet’s Island” con il bisbiglio del flauto, la voce lieve, una ritmica essenziale e le tastiere di raccordo: musica che pare accarezzarci, dolce e delicata come non mai. Più oscura “Black raimbow”, con il flauto della Piras che addolcisce gli interventi ficcanti dell’elettrica di Cavatorti. Brillante pure “Heroes of the dark star”, con una incantevole sezione strumentale, dapprima molto “tirata”, poi più soffusa, con il flauto ad accompagnare le ultime fasi del lungo brano. Altra perla emozionante è “Springtime drop” anch’essa tra chitarra acustica e flauto. Chiude “The door of my soul” pervasa da una sottile malinconia ed ideale conclusione di un percorso, quello di “Different Earths”, ricco di suggestioni e di emozioni forti.
Una caratteristica, quella di suscitare notevoli emozioni, che ha sempre nobilitato la musica degli Eris Pluvia e che ce li fa amare incondizionatamente. Inutile dire che siamo di fronte ad un album davvero magnifico che è doveroso avere.


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Valentino Butti

Collegamenti ad altre recensioni

ERIS PLUVIA Rings of earthly light 1991 
ERIS PLUVIA Third eye light 2010 

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