Home
 
LUCID DREAM Otherworldly autoprod. 2016 ITA

Simone Terigi torna a distanza di un paio d’anni con la terza fatica del proprio gruppo, continuando il concept portato avanti col precedente “The eleventh illusion”. Storia concettualmente molto impegnata, forse anche eccessivamente ad effetto, col guerriero-artista estrapolato dal libro “Lo zen del suono” ad opera dello stesso Terigi, in cui l’Arte diviene strumento per la metamorfosi finale. Una trasformazione nel cosiddetto “tubo vuoto”, che deve servire a canalizzare lo Spirito. Una visione, questa, che avvicina molto a certe indicazioni di alcune correnti buddiste, ma anche alla visione umana della psicosintesi. Da un punto di vista prettamente stilistico, invece, i liguri definiscono la propria musica powerful and lucid hard rock… Quindi che c’entra col prog-rock? Ben poco, a dire la verità. Di sicuro, si può ascoltare una musica che va dallo heavy rock allo heavy metal orecchiabile, con un evidente retroterra hard rock, che solo a tratti può presentare qualche ritmica o attitudine in linea col genere qui solitamente trattato. Di certo, in gioco vi sono degli onesti professionisti, che in quanto tali rilasciano una prova assolutamente genuina. Manca forse la sensazione definitiva di un lavoro d’insieme, visto che tutto sembra essere sempre più nelle mani del leader e chitarrista Terigi. Gianluca Eroico fa la sua parte al basso, così come Alessio Calandriello canta spesso con tonalità che lo potrebbero un po’ far somigliare a James LaBrie dei Dream Theater. Soprattutto “Broken Mirrors – lo specchio rotto che nei suoi riflessi, nella parte posteriore della copertina, riporta immagini del precedente album – sembra somigliare a certe proposte della band di New York. Se vogliamo, “Everything Dies” e “The Stonehunter” si avvicinano maggiormente al concetto di prog-metal (ma non di progressive-rock), con la breve strumentale “A Blanket of Stars” che fa da vero spartiacque. Tra le varie cose, difatti, nella prima parte gli assoli di Terigi sembrerebbero più improntati al metal neoclassico, mentre nel secondo gruppo di canzoni le parti soliste suonano più viscerali. Un certo tipo di approccio, peraltro, sembra dettato anche dalla scelta di avvalersi di alcuni turnisti, come il batterista Paolo Tixi, qui indicato in veste di ospite e non di componente effettivo. Vi è poi un gruppo d’archi, che compare nella strumentale “The Theater of Silence”, posta a conclusione dell’intero lavoro.
L’autoproduzione è tutto sommato discreta. Alcuni anni fa sarebbe stata veramente vincente; oggi, magari, qualcuno potrebbe avere da ridire. C’è da sottolineare che tutto l’album suona in un determinato modo anche perché è stato registrato a 432Hz, la frequenza che secondo qualcuno corrisponde a quella del chakra del cuore. Indipendentemente dai risvolti esoterici (che ai freddi e razionali poterebbero dare fastidio), sembra che tale modalità di suono fosse alla base di tutte le frequenze e che per molto tempo gli strumenti venissero accordati in relazione ad essa: quella del La in 432 corrispondente all’accordatura del Do in 256Hz (“accordatura aurea”), come accadeva con i violini Stradivari o con composizioni di autori classici (Mozart, per esempio). Secondo qualcuno, nel 1939, il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels notò che la frequenza 440 suscitava una forma di aggressività maggiore nei soldati. Così fece in modo che tutti gli strumenti, da lì in poi, modificassero la loro accordatura a quella frequenza. Questo vorrebbe dire che la musica a 432Hz favorirebbe il rilassamento. Un lavoro che quindi si dimostra molto più complesso e profondo di quello che potrebbe apparire, fin dalla formula matematica che dà il titolo all’intro, riferita alle onde gravitazionali a suo tempo già intuite da Einstein (la voce che si sente è la sua, con suoni di pianeti e buchi neri che collidono). E poi… avete mai sentito parlare della “onironautica”? Trattasi di un termine coniato da Frederik van Eeden, per indicare un'esperienza durante la quale si può prendere coscienza del fatto di stare sognando. L'esperienza a cui ci si riferisce è chiamata sogno lucido, cioè… il cosiddetto Lucid Dream!
Pubblicazione interessante, quindi; ma rivolta più che altro ai metal fan che comunque cominciano a desiderare qualcosa di diverso, pur mantenendo chiare le proprie radici. Una curiosità: sembra che il live a Pompei dei Pink Floyd fosse registrato proprio a 432Hz.



Bookmark and Share

 

Michele Merenda

Italian
English