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MEZZ GACANO & ZONE EXPÈRIMENTALE Froka Lizard Records 2016 ITA

Davide Nino Urso Mezzatesta, in arte Mezz Gacano, nasce a Palermo e – nonostante viva per un breve periodo prima a Bologna, poi a Parma per un lasso di tempo più lungo– porta con sé quella stranissima ispirazione tipica del capoluogo siciliano. Potrà sembrare un modo di vedere superficiale e che generalizza troppo, ma i palermitani sembrano davvero degli artisti sui generis; dotati tanto di un umorismo quanto di un dialetto crudo che spesso tende ad essere persino “nero”… profondi, visionari, creativi, apocalittici e dissacratori, a volte scalcinati come un robivecchi… Proprio come quest’ultimo, nonostante le cianfrusaglie, a forza di scavare tirano fuori il cimelio impensabile che a qualcuno cambia forse la vita. Una disamina sociale che non può essere evitata, se si vuole comprendere bene le figure di questi musicisti palermitani che da qualche tempo stanno venendo fuori, irridendo le convenzioni (chi ha detto Homunculus Res?!). Il Mezzatesta – un nome, una garanzia! – proviene da parecchie esperienze musicali; dopo vari avvicendamenti e pseudonimi, non solo si ribattezza definitivamente Mezz Gacano, ma fonda una propria casa discografica: la Sasime Records. Si è parlato di uno stile che fonde Henry Cow, Frank Zappa, Gong (quelli delle fole stralunate, ovviamente), il RIO di Stormy Six ma anche quello degli Univers Zero… Tutto vero, nel senso che di rumore irriverente ce n’è tanto. Ma sotto tutto questo, si diceva, si trova anche qualche bel reperto d’annata. Il consiglio sarebbe di ascoltarsi il secondo “Avangandiastrialopiteco” (2004), dove il Rock In Opposition, punk e techno-metal chitarristico in stile Spastic-Ink (comunque sempre di scuola Watchtower, è inevitabile) si amalgamano miracolosamente.
Ma nel frattempo, il polistrumentista continua ad essere inquieto, avvicinandosi pericolosamente alla musica da camera. Pericolosamente, sì. Perché le sue composizioni, co-arrangiate da Flavio Virzì, una volta finite nelle accademiche mani della compagine svizzera Zone Expérimentale divengono dei rompicapi assurdi. “Froka” è stato registrato nel 2013, non a caso pubblicato solo tre anni dopo da una label come la Lizard, che continua a guardare al Prog come musica concepita per superare gli schemi e non sedersi sugli allori del mero manierismo. Il quarto lavoro di Mezz Gacano vuol fare proprio questo, reinterpretando una musica già alla base dissonante in chiave ancora più sperimentale, tra archetti, fiati, vibrafoni e chitarre elettriche.
La risposta agli ungheresi After Crying? Non proprio. Qui c’è davvero rumore avanguardistico, inteso nel senso contemporaneo del termine. Per qualcuno sarà il godimento della mente, per altri il tedio dei timpani. “Froka” va ascoltato come un unico movimento, nonostante le varie sezioni. I frammenti in cui le chitarre elettriche fanno sentire il proprio crimsoniano ascendente sono senza dubbio i migliori. Un ottimo esempio sono “Okain Loiknaf” e “Bechamel”, assolutamente potenti e forse il miglior bilanciamento dell’intera proposta. Ma anche “Lioschi Lioschije” e “Strategia n. 1” (presente nel succitato secondo album) non sono certo da meno.
In conclusione: del lavoro preso in esame si può dir tutto, tranne che non sia originale. Anche questo significa sperimentare e andare oltre gli schemi, ma occorre sapere che non per tutti sarà una goduria. Anzi, forse lo sarà per pochi. Ma forse, questo è esattamente quanto voluto da Davide “Mezz Gacano” Mezzatesta. Che non a caso, da buon artista palermitano, va apertamente contro gli schemi.



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Michele Merenda

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