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ALAN SIMON Songwriter Babaika Productions 2017 FRA

Probabilmente il nome di Alan Simon non dirà molto alla maggior parte dei nostri lettori. Eppure stiamo parlando di un compositore e musicista francese di grande spessore, noto nell’ambito della musica folk, in particolare quella che mostra più legami con la scuola bretone e la celtica. Nato nel 1964, giramondo, ha visto i suoi primi lavori pubblicati negli anni ’90 e ha trovato fama soprattutto grazie all’opera rock “Excalibur”, pensata inizialmente come trilogia, ma che alla fine nel 2017 è arrivata al quarto capitolo discografico (senza contare un paio di live incentrati su questa saga).
In questa sede ci occupiamo di “Songwriter”, che è il titolo di un doppio cd antologica con il quale viene tributato il lavoro di Simon attraverso la selezione di ben quaranta brani pubblicati dal 1995 in poi. E’ impressionante la carrellata di stelle che accompagna il nostro, talvolta come collaboratori, in altre occasioni in veste di ospiti. E i nomi del mondo del progressive rock sono tanti ed importanti! Giusto per citarne alcuni: Jon Anderson, Christian Décamps, Martin Barre, John Wetton, Roger Hodgson, Dan Ar Braz, Justin Hayward, Les Holroyd, Alan Parsons, Jean Luc Chevalier, Didier Lockwood. E allontanandoci dal prog ci sono altri personaggi di spicco, quali Fairport Convention, Billy Preston, Maddy Prior, Paolo Fresu, i Midnight Oil, Andréas Vollenweider, Roberto Tiranti, persino Zucchero… Insomma, una parata di stelle che è indice del rispetto che colleghi di un certo calibro nutrono nei confronti di Alan Simon.
Ma passiamo alla musica. Le quaranta tracce scelte ci mostrano le qualità compositive di un artista che riesce a mescolare bene folk, musica celtica, musica classica, pop e rock. Difficile fare paragoni, la classe è davvero tanta e si ha l’impressione che la tradizione francese di questo genere, ancorata già da grandi esponenti nei seventies, sia stata poi portata avanti splendidamente da Simon nelle decadi a seguire. Il primo cd è incentrato prevalentemente su composizioni orchestrali altisonanti, che mostrano anche forti legami con il prog nelle sue spinte sinfoniche. Si tratta senza dubbio della parte più interessante dell’album, quella in cui maggiormente è evidente la capacità creativa di Simon. Nel secondo cd sono invece raccolti momenti in cui ci si avvicina di più al folk-rock, a volte dai tratti moderni, ma senza disdegnare virate verso quello britannico di fine anni ’60-inizio ’70. Non a caso per questo dischetto è indicato il sottotitolo (chiamiamolo così) “My british side”. Inutile andare a pescare e descrivere qualche brano piuttosto che altri; vi basti sapere che gli standard sono sempre alti per chi apprezza le sonorità appena indicate. Molti sono gli estratti dalle varie parti di “Excalibur” e quindi è facile intuire che l’ispirazione celtica si avverte non solo grazie alla musica, ma anche attraverso l’ispirazione a questa e altre opere. Non manca qualche canzone più diretta e pop, dai ritmi compassati, ma si tratta sempre di un easy-listening piacevole ed efficace e ci sono persino incursioni nella musica sudamericana (“Jangadero” con Cesaria Evora) e ammiccamenti al metal (“Evil day”). Insomma, siamo di fronte ad una di quelle antologie che dà una bella immagine dell’artista, che può far scoprire cose nuove e che, soprattutto, invoglia chi non aveva mai ascoltato Alan Simon ad approfondire la conoscenza della sua produzione. Quasi due ore e mezza di grande musica!
Nota a margine: ad accompagnare i cd (contenuti in una bella confezione digipack apribile in quattro parti) ci sono anche due fumetti con i quali è ripercorsa, non senza ironia, la biografia di Simon.



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Peppe Di Spirito

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