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TWELFTH NIGHT Fact and fiction (The definitive edition) Festival Music 2018 UK

Chissà se sarà davvero l’edizione definitiva… o se in future proseguirà l’opera di sfruttamento (legittima e gradita ai fan, per carità…) del materiale sonoro esistente di questa fantastica band che rappresenta per il sottoscritto (ma non solo) la vetta artistica più alta raggiunta dal movimento New Prog britannico degli anni ’80.
“Fact and Fiction”, uscito nel 1982, rappresenta l’album in studio focale di tutta la carriera del gruppo, sviluppatasi nel giro di pochi anni ma poi allungata da ripescaggi, ristampe ed effimere reunion. Se non siete molto familiari con questo gruppo questa potrebbe essere l’occasione buona per iniziare a conoscerlo, tenendo pur sempre presente che, nonostante l’opera di rimasterizzazione, all’epoca l’album fu registrato con un budget limitato e in formazione a quattro a causa del momentaneo abbandono del tastierista Rick Battersby, con Clive Mitten che, oltre alle parti di basso, si occupa anche delle tastiere.
Ad ogni modo non intendo soffermarmi in modo particolare sull’album vero e proprio, che occupa (bonus tracks comprese) il primo dei 3 CD su cui è articolata questa edizione. La particolarissima, graffiante ed evocativa voce di Geoff Mann si produce sulle liriche da lui stesso concepite, in accordo con le musiche e le tematiche composte principalmente da Mitten (ma non è da sottovalutare il ruolo fondamentale della chitarra di Andy Revell nella dinamica dei TN), a delineare una sorta di concept sull’alienazione umana e la ricerca del potere che viene introdotto dall’incredibile brano di apertura “We Are Sane”, sorta di breve opera rock tentacolare, originalissima e sicuramente spiazzante (ma la versione live sarà ancor più efficace a mio giudizio). Le malinconiche “Human Being” e “This City”, la subdolamente spensierata title-track, l’inquietante ed alienata “Creepshow” e la conclusiva struggente e trascinante “Love Song”, che rappresenta il raggio di sole e di speranza con cui la band volle chiudere l’album, mi hanno accompagnato una volta di più nell’ascolto di quest’opera monumentale che, in questo CD, vengono appunto integrate da 4 tracce bonus su cui spiccano ancora “East of Eden” e la cover di “Eleanor Rigby”, uscite a suo tempo su singolo e già incluse in una precedente ristampa.
Il secondo CD include le versione live, registrate nel corso di diversi anni (dal 1983 al 2012), di tutte le 8 tracce dell’album (con “Fact and Fiction” presente due volte). Tre di queste registrazioni provengono dalla stessa serie di concerti al Marquee che sono stati poi immortalati nell’album “Live and Let Live”, in occasione dell’addio di Geoff Mann al gruppo. Le registrazioni più recenti sono cantate da Andy Sears (che sostituirà Mann già dopo l’83 e sarà parte integrante anche della reunion degli ultimi anni) e Mark Spencer. Poco da dire su queste versione dal vivo, onestamente, se non che, come già accennato, “We Are Sane”, ma anche “Fact and Fiction”, guadagna in carica adrenalinica e drammaticità e che Sears, nonostante la sua evidente diversità timbrica e carismatica con Mann, è pur sempre un ottimo vocalist ed è stato peraltro sempre ben accetto dai fans della band, come possiamo ben percepire da queste registrazioni.
A chiusura di questo secondo CD sono stati inclusi 5 brevi brani costituenti un demo, registrato nel marzo ’82,, con alcune versioni primitive (con drum-machine e synths) di brani poi sviluppatisi in maniera anche molto diversa. Una curiosità per i fan che, in quanto tale, accolgo con timido piacere ma che comunque lascia il tempo che trova.
Il terzo CD forse è il più interessante o, quanto meno, il più stimolante del lotto, per chi è già fan dei Twelfth Night. In questo dischetto vengono raccolte 13 cover e reinterpretazioni di brani dell’album eseguiti da vari artisti, a cominciare da Galahad, Pendragon, Clive Nolan, Alan Reed e Tim Bowness. Il brano dei Pendragon (“Human Being”) era già incluso nel tributo a Geoff Mann (“Mannerisms”) uscito nel 1994, così come le due tracce conclusive (“Fact and Fiction” e “Love Song”) sono registrazioni live del 1992 ad opera della EH! Geoff Mann Band, progetto dell’epoca guidato da Geoff Mann stesso, poco prima della sua scomparsa. Anche la versione di “Love Song” cantata da Alan Reed assieme a Kim Seviour (ex cantante dei Touchstone) risale al 2014, così come “Don’t Make Me Laugh” rappresenta l’unico documento sonoro (del 1983) del fulmineo passaggio di Nigel ‘Axe’ Atkins nella band. Aggiungiamo al lotto una “Creepyshow” live ad opera dei Twelfth Night stessi del 2010 (praticamente un remix di “Creepshow”), la breve “Electro Sane” (l’intro strumentale di “We Are Sane”) ad opera di Dean Baker, registrata nel 2010, e la “We Are Sane” cantata da Mark Spencer presente nell’album d’esordio di The C:live Collective. Tutte le restanti 5 tracce sono state registrate per l’occasione e tra queste spiccano senz’altro le due versioni di “This City” ad opera di Tim Bowness, col suo peculiare e soffuso stile, e dei Coburg, band recente guidata dalla bella cantante Anastasia Coburg e che annovera Mark Spencer e Dean Baker tra le sue fila, dalle atmosfere quasi gotiche. Mark Spencer (che, ricordiamo, aveva egli stesso fatto brevemente parte dei Twelfth Night prima dello scioglimento negli anni ’80) assieme a Lee Abraham ci propone anche “The Poet Sniffs a Flower”.
A conti fatti questo terzo CD è interessante ma non quanto ci si poteva aspettare in partenza, presentando, come si è visto, alcune riproposizioni già ascoltate altrove o comunque non del tutto soddisfacenti. La raccolta è disomogenea certamente ma non sono (ovviamente!) comunque mancate le belle sorprese, rappresentate principalmente da Bowness e Galahad. Aggiungiamo infine che lo splendido package, ricco di foto, chicche e informazioni interessanti, se anche ce ne fosse stato bisogno, fanno comunque pendere la bilancia dalla parte di chi considera più che interessante questo cofanetto e la ristampa (definitiva o meno) di quest’album storico.



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Alberto Nucci

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