Home
 
XAVI REIJA ELECTRIC QUINTET Nu breed Moonjune Records 2026 SPA

Il batterista Xavi Reija si conferma figura di spicco per la scena musicale spagnola e anche per l’intera scena jazz europea. Vincitore di un Emmy Award nel 2018 e autore di articoli scientifici che trattano dell’improvvisazione sulla rivista “The Brain Sciences”, l’artista catalano giunge al suo quinto album in casa MoonJune Records – oltre a numerosissime collaborazioni con altri prestigiosi colleghi – e per l’occasione ribattezza il proprio progetto come… quintetto elettrico. Assieme a lui, e all’immancabile chitarrista serbo Dušan Jevtović (nella medesima label con lavori solisti e poi sempre con Reija, anche nel progetto XaDu), ecco il tastierista Tomàs Fosch, il bassista Bernat Hernandez ed il sassofonista Rafael Garces. Ne vien fuori un lavoro d’insieme che forse non era mai risultato così organico nella discografia del batterista nativo di Barcellona. Non ci sono solo le improvvisazioni tipiche delle sessions svolte all’interno de La Casa Murada, dove effettivamente è stato registrato quest’album, bensì composizioni ben strutturate che esplorano la “galassia” jazz nelle sue varie forme. Questo lo si ottiene grazie ad una sezione ritmica altamente ed immancabilmente competente, oltre agi excursus solisti degli altri strumenti. Ne sono emblema i due brai iniziali: “Dreamscape room” è soffusa, giocata sul dialogo discreto tra tastiere e sassofono; “Are you religious?”, invece, si contrappone con un ritmo irriverente dettato dalla chitarra subito protagonista, somigliando in prima battuta agli intermezzi strumentali dei primi Deus Ex Machina. Jevtović sale poi davvero sugli scudi, col suo tocco volutamente “sporco” e distorto, scorrazzando come meglio crede, all’interno comunque di una struttura ben precisa. La successiva “Dusan song” ne sembra l’immediata prosecuzione (fin dal titolo!), in cui il chitarrista sviluppa ancora meglio la propria verve solista. Andamento che ormai sembra confermato anche da “Dreamland”, contrassegnata dal notevole lavoro di basso.
“We keep walking” è senza dubbio più quieta, ma si rivela anch’essa vivace, ben sostenuta dal drumming del titolare, su cui si possono esprimere gli assoli di tastiera e di sax. Un po’ di malinconia jazz ritorna con “Reflections”, sorta di sano intermezzo prima dei sei minuti della title-track, meno esuberante rispetto ai primi brani, forse più disciplinata, ma comunque divertente, dove tutti gli strumenti hanno opportunità di esprimersi. Si chiude con “Two sides”, dall’approccio funky e fusion, mostrando la versione più moderna del fenomeno jazz.
Un buon album, che come si sarà ben capito suona allegro e scorre velocemente. Non vi è il classico exploit solista che lascia di stucco o chissà quale apice compositivo, ma ogni traccia è suonata senza ombra di dubbio più che bene, mettendo in risalto una coesione tra i cinque musicisti coinvolti che si spera possa durare ancora a lungo.

 

Michele Merenda

Collegamenti ad altre recensioni

XAVI REIJA ELECTRIC QUINTET Nu breed 2026 

Italian
English