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PURE REASON REVOLUTION The dark third Sony BMG 2006 UK

Questo era un disco di esordio molto atteso. Nati nell'ambito della Westminster University nel 2003 e con la pubblicazione di un singolo nel 2004 ("Apprentice of the Universe"), il gruppo ha cominciato a far parlare di sé praticamente con il passaparola, amplificato attraverso una nutrita serie di date dal vivo, divenendo ben presto un vero e proprio fenomeno underground. L'anno successivo avviene la pubblicazione di un nuovo singolo e di un EP ("Cautionary Tales for the Brave") ma soprattutto il passaggio alla Sony BMG; di loro si accorge anche la critica musicale che li definisce "progressive". A questo punto anche la casa discografica pubblica i loro dischi con uno stick che cita una recensione di NME: "la prova finale che prog non è più una parola di quattro lettere" (modo di dire basato sul fatto che in inglese molte parolacce sono di quattro lettere). Fatto sta che qualcuno inizia addirittura a parlare di rinascita del rock progressivo britannico. Se quest'ultima affermazione adesso appare senza dubbio esagerata, magari la storia darà ragione ai Pure Reason Revolution -chi può mai dirlo?- e ci sarà una nuova ondata di gruppi con contaminazioni Prog (si parla bene per esempio dei Mystery Jets). Fatto sta che il gruppo sembra ben motivato e per la produzione del nuovo album viene ingaggiato Paul Northfield, che già ha collaborato con Rush, Porcupine Tree e i Gentle Giant, e viene realizzato un concept in cui le canzoni, pur essendo in buona parte già edite, si susseguono piacevolmente e in modo consequenziale, legate da una specie di filo logico musicale. Il tema generale dell'album riguarda il sottile confine che separa i sogni dallo stato di veglia. Il titolo di una delle canzoni portanti ("The Bright Ambassadors of Morning") è stato preso da una strofa di "Echoes" dei Pink Floyd, ma questo ci aiuta a capire soltanto una delle molteplici dimensioni musicali del gruppo. Diciamo che le influenze Prog sono ben rappresentate ed il gruppo stesso non le nasconde affatto, ma sono filtrate attraverso forme anche molto distanti da questo genere e c'è anche chi addirittura parla di grunge. Un aspetto fondamentale è dato dalla costruzione delle melodie e dall'inserto ricco delle parti corali in cui intervengono diversi membri, con una bella performance vocale (ma nel gruppo cantano quasi tutti) da parte di Chloe Alper. Nell'insieme sonoro si arriva persino a percepire qualcosa dei Gentle Giant (come nella parte finale della già citata "Bright Ambassadors..."), fra i ritmi inconsueti e la costruzione dei cori... ma assolutamente questo non è il classico Prog sinfonico alla Gentle Giant! Si ricorre ampiamente ad atmosfere spaziali, con loop melodici da trip e atmosfere incalzanti, dominate da tastiere spesso maestose ma mai protagoniste di assoli, supportate in diverse occasioni da un violino. A potenziare il loro carisma psichedelico troviamo anche l'urlo inconfondibile di un theremin; una delle tracce più belle da questo punto di vista è "Apprentice of the Universe", la più breve del lotto ma non certo la meno interessante. A volte vengono sperimentate delle soluzioni sonore più rumorose ed incombenti, come nella claustrofobica "Trembling Willows". Questo gruppo, se non si fosse capito, ci ha colpito in maniera decisamente positiva e anche voi, se volete sperimentare quella che può essere una nuova tendenza del Prog, potete gettarvi a capofitto sull'acquisto di questo album che, vivaddio, potete anche trovare nel negozio sotto casa.

 

Jessica Attene

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