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FREQUENCY DRIFT Last Gentle Art Of Music 2016 GER

Il presente sesto album della band tedesca è anche il primo che ho avuto la ventura di ascoltare -mea culpa- e quindi sarebbe per me difficile fare delle comparazioni col passato repertorio, la più recente espressione del quale risaliva al 2014 (album “Over” e compilation di inediti “Summer”), se non per sentito dire. Il gruppo si forma nel 2006 a Bayreuth (chissà se l’atmosfera wagneriana della cittadina ha portato una qualche ispirazione) e nel 2008 rilascia già il primo album. Guidati fin dagli inizi dal tastierista Andreas Hack (anche chitarra e theremin per lui), i Frequency Drift subiscono numerosi cambi di formazione nel corso degli anni, mantenendo comunque per la propria musica la definizione cinematic music; pare che il gruppo non inserisca volutamente le liriche delle canzoni all’interno dei booklet proprio per forzare l’ascoltatore a concentrarsi sul loro aspetto visuale. In quest’album prosegue il binomio compositivo formato dallo stesso Hack e dall’arpista (e mellotronista) Nerissa Schwarz, entrata in formazione nel 2011 e da “Over” co-autrice delle musiche. Da segnalare infine, su quest’album, l’esordio della vocalist Melanie Mau.
Giungendo più specificatamente a questo “Last”, ciò che ci troviamo ad ascoltare è un Prog dalle tinte oscure, atmosferico, molto dilatato, che oscilla tra il gothic ed il post-rock, spalmato su 8 tracce di media durata. Paesaggi sonori spesso ampi, con poche accelerazioni che ricordino il passato (il gruppo ha sfiorato più volte il Progressive Metal nella sua passata produzione). Gli arrangiamenti sono comunque molto ricchi e l’apporto dell’arpa elettrica di Nerissa è sempre molto importante. E’ anche difficile isolare una qualche traccia rispetto alle altre, a dire il vero; prendiamo ad esempio un brano come “Last Photo”, che inizia come una semi-insipida canzoncina pop, per poi avventurarsi su territori metal per sfumare successivamente in un’atmosfera quasi elegiaca. L’album appare in effetti come un tutt’uno che, come tale, va fruito… proprio come un film, appunto, che ha un suo sviluppo progressivo, attraversa varie situazioni e stati d’animo e trova il suo senso finale nel tutto, non nei singoli episodi.
Leggo che chi conosceva già il gruppo sia rimasto un po’ deluso da questa nuova prova, difficile da digerire, rarefatta e di sicuro non immediata. Personalmente, non essendo condizionato da ascolti pregressi, come ho detto, riesco invece ad apprezzare “Last” (chissà se si tratta davvero dell’ultimo album…) abbastanza facilmente. Si tratta di musica elegante, abbastanza raffinata, sovente dilatata ma non certo immobile, ben prodotta e con arrangiamenti non banali. La voce di Melanie rende al meglio quando rimane eterea ed evocativa, arrancando un po’ nei momenti in cui sale (e non sono molti, fortunatamente).
In definitiva a me sembra di poter parlare di un buon album, gradevole senza eccessi, da ascoltare con attenzione perché inevitabilmente non può che crescere volta dopo volta.



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Alberto Nucci

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