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NERISSA SCHWARTZ Playgrounds lost autoprod. 2016 GER

I più attenti riconosceranno il nome di Nerissa Schwartz, come quello della arpista e compositrice dei tedeschi Frequency Drift. Dopo aver registrato cinque album con questa band ha deciso di procedere al passo solista, con un lavoro molto singolare dal titolo “Playgrounds lost”. Si tratta, infatti, di un cd in cui è unica protagonista con due soli strumenti, l’arpa ed il mellotron! E’ nato, così, un concept-album incentrato sulle sensazioni che si hanno in età infantile, toccando momenti di gioia ed emozione, ma anche problemi che lasciano segni indelebili non positivi. Fin dall’opener “Play” e da quell’inizio dettato dalle note ancestrali dell’arpa siamo come trasportati in un mondo sonoro incantato, etereo e languido, ricco di suggestioni. I timbri del mellotron danno ulteriore calore, accompagnando con sonorità vintage che contribuiscono comunque a mantenere un intimismo di base molto forte. Si capisce subito, inoltre, che siamo di fronte ad una proposta musicale che sarebbe perfetta anche come colonna sonora di un documento filmato. In diverse occasioni l’atmosfera si fa più misteriosa, con toni dark ed inquieti (“Dance around black hole”, “Yellow skies”, il crescendo di intensità di “Something behind the trees”, “No more games”, fino alla conclusione agrodolce affidata alla title-track), ma di base resta questo sound rilassato e avvolgente. E’ una musica che avanza leggera, come piccolissime onde, a volte confortevoli e che donano un senso di pace, a volte capaci di trasmettere incertezza, come se fossero lontane in una notte buia e con una tempesta in arrivo. Potremmo vedere le nove composizioni contenute nel cd come piccoli bozzetti, che sarebbero perfetti anche come introduzioni ad una lunga suite di rock sinfonico. Detta così, sembra quasi che stiamo parlando di un lavoro incompleto; in realtà ci sentiamo di dire che i brani in esso contenuti funzionano anche così, presi nel loro insieme a creare un sound indirizzato verso new-age, minimalismo caratterizzato da motivi reiterati e incursioni classicheggianti e folk (queste ultime soprattutto quando l’arpa è maggiormente in evidenza). Album molto particolare, completamente strumentale, eppure intrigante e con il suo fascino; per di più la breve durata (poco meno di trentotto minuti) ne facilita l’assimilazione. Sicuramente merita una chance.



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Peppe Di Spirito

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FREQUENCY DRIFT Last 2016 

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