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ROLAND BÜHLMANN Crucial autoprod. 2019 SVI

Il ritorno di Roland Bühlmann, chitarrista/multistrumentista svizzero attivo da qualche anno con una sua particolare fusione di progressive rock chitarristico e trame ambientali, con questo suo terzo cd "Crucial" ci riporta all'attenzione un musicista che si è creato un suo stile peculiare basato su una multitudine di diramazioni sonore elettroniche e minimali talvolta un pò criptiche, altre più riconducibili ad jazz rock contemporaneo dalle tendenze cameristiche ed introverse, filtrato il più delle volte da oblique trame progressive rock strumentali post-crimsoniane, con retaggi sonori di crossover e contaminazioni chitarriste sulla scia di David Torn ed in ambito ancora più jazz, Bill Frisell, esplorazioni sonore che si affiancano ai lavori più elettronici di Markus Reuter e quelli solistici di Trey Gunn. Se il precedente cd "Bailenas" sembrava accostarsi in tal senso verso un formato di prog-rock intellettuale ma ancora potenzialmente accattivante per l'ascoltatore casuale, in "Crucial" si approfondisce più radicalmente l'estetica ambient e fusion, con poche concessioni al linguaggio più immediato del rock: la sezione ritmica viene destrutturata verso qualcosa di più astratto e minimale, con radici folk e retaggi quasi tribali, le atmosfere si fanno più enigmatiche e riflessive, si presta ancora più attenzione ai dettagli sonori con una strumentazione ancora se possibile meno convenzionale ed un approccio compositivo che tende ad esplorare territori più austeri talvolta quasi liturgici come accade nella conclusiva "Subconsciously" brano dalle tonalità sacre e raffinate.
Il più delle volte la musica di "Crucial" è composta di frammenti sonori immersi in una mare di riverberi, sustainers elettronici ed echi arcani, la cui instabile forma melodica viene fragilmente sostenuta dagli efficaci interventi solistici alla chitarra elettrica, con passaggi di shredding relativamente moderati alternati ad intrecci di musica minimale dal retrogusto vagamente esotico, il più delle volte ipnotico e narcotizzante; in tal senso è un bell'esempio la lunga "Arabon", i cui intrecci sonori si pongono in delicato equilibrio tra celestiali soundscapes visionari e chitarrismi più terreni. Buhlmann, bravo fotografo oltre che musicista, ha curato di persona l'aspetto grafico dell'essenziale ed elegante digipak, con in copertina otto frammenti fotografici realizzati allo stenoscopio, piccole immagini che riflettono perfettamente l'essenza astratta e sognante della sua musica.
Probabilmente "Crucial" è fino ad oggi il lavoro più maturo di Bühlmann, in cui meglio esprime la sua poetica musicale in maniera libera senza troppe inibizioni stilistiche o necessità di appartenenza ad un preciso stile musicale, anche prendendosi qualche sano rischio nell'intaprendere particolari scelte, solitamente abbastanza invise da un certo pubblico, specialmente se composto da chitarristi... Non che i precedenti due cd fossero particolarmente accessibili, però nel loro formato di progressive rock intellettuale ed avventuroso mantenevano una loro adesione ad un genere, facilmente condivisibile e riconoscibile; in "Crucial" tali sicurezze vengono meno, l'attenzione rischiesta aumenta proporzionalmente ad uno stile che si è fatto più esoterico ed impalpabile ma allo stesso tempo dotato di maggiore profondità ed interesse...



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Giovanni Carta

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