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PHI Now the waves of sound remain Gentle Art Of Music 2014 AUT

Continua all’insegna dell’heavy prog la carriera degli austriaci Phi, un terzetto formato da Markus Bratusa alla voce, alle chitarre e alla programmazione, Arthur Darnhofer Demar al basso e alla voce e Gabe Cresnar alla batteria. Dei power-trio più classici della storia del rock hanno ben poco, preferendo proseguire un percorso moderno con sonorità vicine al metal pronte a contaminarsi alla ricerca di una non facile unione di tecnica e feeling. Attivi dal 2006, dal 2011 ad oggi sono riusciti a sfornare lavori con cadenza annuale e nel 2014 è la volta di “Now the waves of sound remain”. Diciamo subito che la freschezza e il vigore che avevano colpito nelle prime uscite dei Phi sembrano oggi più appiattiti e levigati, al punto da orientare la musica verso quei prodotti un po’ impersonali e confusionari che offre spesso il mercato dell’heavy prog attuale. “Buy your piece of love” è il brano di apertura che ci permette subito di capire la direzione verso cui si muove questo disco, in cui si alternano atmosfere ipnotiche e cavalcate dure, con fonti di ispirazione principali inquadrabili ancora una volta nei Porcupine Tree post “Stupid dream”, nei Rush e nei Tool (e, in generale, a tutta la scuola americana alternativa ad essi collegata). L’album si mantiene piuttosto omogeneo e queste coordinate sono confermate anche nei pezzi successivi, con un sound spesso potente ed aperture melodiche che alleggeriscono il tutto. Nel complesso non si può dire che la qualità media sia particolarmente elevata, eppure qualche momento decisamente affascinante c’è, anche se paradossalmente sembrano quelli con più flebili legami con il prog, come “Welcome tomorrow”, “Revolution by design” e “This last favor”, sicuramente suggestivi e che mi fanno venire in mente la colonna sonora de “Il corvo”, col suo fascino dark e straniante. Ovviamente è la chitarra a dettare legge, tra riff non sempre incisivi, ruggiti metal e slanci solistici di grande agilità. Promosse le parti vocali; così come apprezzabili risultano la registrazione e la produzione. Il passaggio alla casa discografica Gentle Art of Music, legata agli RPWL può garantire un po’ di visibilità in più rispetto al passato e a ciò aggiungiamo che c’è sicuramente una frangia di ascoltatori che apprezza molto questo tipo di prog che va a contaminarsi con sonorità più dure e alternative. Questi fruitori non faranno alcuna fatica ad entrare in sintonia con i Phi, ma, in tutta onestà, il meglio del progressive rock odierno è altrove.


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Peppe Di Spirito

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