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SCHERZOO 02 Soleil Zeuhl 2012 FRA

François Thollot non è certo uno che perde tempo. Non si era ancora spenta l’eco del suo splendido lavoro con il gruppo denominato Scherzoo che subito si è messo al lavoro per dargli un seguito. E a distanza di circa un anno ecco che arriva “02”, confermando la formazione del precedente album e fondamentalmente anche l’indirizzo stilistico. Poco più di cinquanta minuti e otto composizioni interamente strumentali, con Thollot che dietro le pelli dirige un ensemble pronto a muoversi in più direzioni, cavalcando un’ondata di jazz-rock irruente e fantasioso. Rispetto al disco del debutto si può forse notare un certo inasprimento del sound, con qualche soluzione che si fa più ardita e spigolosa, anche se non si arriva a nessun estremismo cerebrale. Anche in questa occasione il quintetto è pronto a travolgere con la sua vivacità, cercando di proporre un discorso sonoro che unisca cuore e cervello.
Fondamentale nell’economia del disco, più ancora che su “01”, risulta l’interplay tra chitarra e tastiere, che spingono verso un rock d’avanguardia non esasperato e imparentato con lo zeuhl, con timbri “sporchi” al punto giusto, solos snelli ed efficaci e intrecci col giusto grado di complessità. Il sax, invece, spinge maggiormente sul versante jazzistico, raccogliendo eredità canterburiane e pronto a portarsi spesso in primo piano. Sarebbe quasi inutile dirlo, ma la sezione ritmica mostra nuovamente quella capacità di andare in ogni direzione facendo sempre sentire in maniera forte la propria “voce”. In realtà, tuttavia, è il gioco d’insieme a prevalere, non c’è mai un solo strumento che prende la scena troppo a lungo ed ogni musicista ha i suoi spazi e le sue pause. Forse proprio per questo motivo il feeling non è così immediato e diventa necessario un ascolto particolarmente attento per cogliere il messaggio degli Scherzoo in “02”. Il confronto col primo lavoro della band è inevitabile e così facendo sembra quasi che stavolta manchi qualcosa, che quella spontaneità travolgente che caratterizzava “01” sia andata persa in favore di un lavoro più “costruito”, più autoreferenziale, più alla ricerca della soluzione d’effetto o del passaggio “strano”… Insomma, pur seguendo un percorso di continuità, tutto sembrerebbe indicare che “02” risulti meno immediato del suo predecessore, meno fluido e anche meno ispirato… Ma a queste riflessioni sopraggiunge immediatamente una domanda: se non ci fosse stato quel magnifico esordio bisognerebbe essere severi con “02”? Si andrebbe a cercare il pelo nell’uovo, come forse ho fatto scrivendo queste righe? La risposta, ovviamente, è un no secco, perché questo cd contiene musica di grandissima qualità, destinata soprattutto (ma non solo!) a chi adora il ramo zeuhl orientato verso il jazz-rock. Il consiglio, quindi, è quello di procurarsi entrambi gli album a nome Scherzoo, evitando paragoni e godendo pienamente per la musica in essi contenuta, senza troppo arzigogolare e “studiare”. E poi aspettare il terzo capitolo di questa intrigante saga…



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Peppe Di Spirito

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