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IL SEGNO DEL COMANDO Il volto verde Black Widow 2013 ITA

Il volto verde è quello che dalla cover dell'album ci osserva con un'espressione interpretabile come maligna o accusatoria, con gli occhi fiammeggianti, i lineamenti scavati, la pelle rinsecchita e tesa sulle ossa e una croce incisa sulla fronte. È un'immagine inquietante che lascia trasparire la musica che rappresenta, una sorta di dark rock progressivo condito da testi evocativi ma incomprensibili, per chi è all'oscuro delle tematiche esoteriche trattate.
Il Segno Del Comando è un progetto musicale attivo dalla metà degli anni '90 che vede il suo faro guida nel bassista, tastierista e compositore Diego Banchero, giunto al terzo lavoro per Black Widow. Nell'album, Banchero è circondato da una lunga schiera di collaboratori, e si fa anche aiutare da alcuni ospiti più o meno illustri per confezionare un risultato molto valido e ambizioso, ma non privo di alcuni difetti.
I brani sfruttano in massima parte strutture ritmiche ossessive, con la batteria molto presente e "fracassona" a causa dei piatti utilizzati in abbondanza. L'effetto è quello di un muro di suono implacabile, studiato per evitare cali d'attenzione e avvolgere l'ascoltatore nelle trame lugubri della musica. Le chitarre e le tastiere sono onnipresenti, con arrangiamenti che cercano di evitare il più possibile le pause e i vuoti sonori. Importantissima nella trama musicale è la voce, affidata principalmente a tale Maetheleyiah (si tratta di una donna), il cui timbro cupo e la potenza ben si amalgamano con gli strumenti, anche se è possibile che non piaccia a tutti. Dopo un breve pezzo per sole tastiere ad opera del primo ospite, Freddy Delirio, già tastierista dei Death SS, i colpi fragorosi del gong introducono "La bottega delle meraviglie", una sorta di dark-funk senza respiro caratterizzato dalle chitarre filtrate dal wha-wha, con un uso delle tastiere e degli effetti elettronici che contribuiscono a creare un'ambientazione decisamente orrorifica. Sullo stesso stile "Il manoscritto", in cui i cori di voci femminili hanno un'impostazione operistica, mentre altri brani giocano in parte su atmosfere più lente e sinistre, come "Chidher il verde", "Trenodia delle dolci parole", che vede protagonista la voce limpida di Sophya Baccini, fortunatamente non carica di riverbero cavernoso come quella di Maetheleyiah, "La congrega dello Zee Dyk", nenia doom rock forse un po' troppo ripetitiva nei suoi otto minuti di durata, e "Retrospettiva di una amore", dove fa capolino una certa dolcezza, anche se malinconica e stralunata. Due strumentali vedono ospiti rispettivamente Claudio Simonetti, con "L'evocazione di Eva" che rimanda a suoni decisamente più vintage (c'è anche Martin Grice dei Delirium ai fiati), e Gianni Leone, in una "L'apocalisse" dall'andamento serrato, quasi una cavalcata tra suoni di organo e synth, vocalizzi e recitati che paiono diabolici messaggi subliminali.
"Il volto verde" è senza dubbio un disco coraggioso e originale, nonostante i rimandi all'opera di Antonio Bartoccetti e dei Goblin, nonché dei Devil Doll. L'album è costruito in modo da creare atmosfere cupe e sinistre, e un senso di angoscia accompagna l'ascolto dall'inizio alla fine. Alcune soluzioni negli arrangiamenti possono far storcere il naso, e la produzione rende certi momenti in maniera un po' artificiale (ad esempio nei suoni di batteria) ma è evidente che si tratta di scelte attuate per conferire al tutto il senso di magico e di maligno che in realtà è la forza dell'intero lavoro. L'ascolto, da godere ininterrottamente, è un'esperienza in se, una discesa all'inferno o un viaggio tra i sentieri coperti di nebbia dell'immaginazione.


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Nicola Sulas

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