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MAGELLAN Test of wills Magna Carta 1997 USA

Ho aspettato questo momento per tre lunghi anni... Ed ora finalmente è nelle mie avide mani il nuovo lavoro dei Magellan "Test of Wills". Dopo interminabili rinvii e ritardi, la Magna Carta è riuscita a pubblicare il terzo lavoro della punta di diamante della sua scuderia, perché tutto si può dire dei Magellan tranne che non siano una band tecnicamente eccelsa. Comunque se siete arrivati a questo punto della recensione penso che siate perlomeno incuriositi da ciò che il gruppo californiano ci propone dopo due capolavori quali "Hour of restoration" e "Impending ascension".

La musica è quella. I Magellan sono ancora i Magellan. L'energia è tutta lì, rinchiusa nei bits del CD. Questo potrebbe già chiudere la discussione, tuttavia è mio ingrato compito dirvi di più e così farò. TOW è un nuovo passo avanti nell'evoluzione dei Magellan. Già il secondo lavoro aveva spostato il tiro su nuove sonorità (a volte più complesse, a volte più oltraggiose), ma ora si può avvertire un cambiamento più evidente e drammatico. Qualcuno potrà dire che ora i Magellan imitano i Jethro Tull... beh, io ribatterei subito che le due band hanno certamente qualcosa in comune, ma non cadrei nell'errore di bollare il CD come inutile clone e arrivederci. TOW mi ha stupito varie volte, mi ha fatto pensare, mi ha lasciato perplesso, ciononostante sono parecchi giorni che non ascolto altro. Quello che è stato chiaramente perso è un po' di orecchiabilità; voglio dire che certamente TOW rimane meno diretto dei predecessori, ma deve avere un po' di tempo per trapanarti il cervello e conquistarti.

I Magellan hanno finalmente deciso di assoldare un vero batterista, potendo cosi integrare egregiamente una già ottima line-up. Cosi dopo "Gameface" (primo brano) abbiamo subito una bella mazzata -"Social marginal" che è introdotta da un mini assolo di batteria e che prosegue su toni sostenuti per i suoi 7 minuti e rotti. Il terzo pezzo -"Walk fast look worried"- è già più vicino a quel Tull-sound accennato poco sopra, ma non fatevi ingannare e seguite le complesse linee vocali e poi ditemi. Con la title track, finalmente sentiamo Trent Gardner suonare il suo beneamato trombone (avete letto bene, trombone!) che si interseca finemente su un pezzo epico di 11 minuti. "Bully Pulpit (part 1)" (il brano più breve) introduce la mia traccia preferita "Jacko"; un stupendo crescendo e a momenti tranquilli e tesi alternati su un cantato eccezionale. "Crucible" segue nel più puro stile Magellan con grandi tastiere e molto ritmo, per trascinarci verso "Preaching the converted" e "Critic's carnival" dove la band mostra tutta la propria capacità. Specialmente nell'ultima traccia, la band si butta a capofitto in cambi di tempo funambolici, e audaci assoli tastieristici e non. Per chi ama già i Magellan, non aggiungo altro. Chi non li conoscesse, forse sarebbe preferibile andare in ordine cronologico e acquistare "Hour of restoration". Risparmiate comunque qualche soldo perché subito dopo non resisterete al richiamo di "Impending ascension" e di questo ottimo "Test of Wills".

 

Marco Del Corno

Collegamenti ad altre recensioni

EXPLORERS CLUB Age of impact 1998 
MAGELLAN Hour of restoration 1991 
MAGELLAN Impending ascension 1993 
MAGELLAN Hundred year flood 2002 
MAGELLAN Impossible figures 2003 
MAGELLAN Symphony for a misanthrope 2005 
MAGELLAN Innocent God 2007 
TRENT GARDNER Leonardo: The absolute man 2001 

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