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CURVED AIR The Curved Air rarities series volume 2 - Curved space & infinity Curved Air Records 2016 UK

Secondo appuntamento per questa serie di cd che ci fa conoscere delle rarità dal mondo dei Curved Air. Con questa uscita possiamo ascoltare due dischetti diversi, uno intitolato “Curved space” e l’altro “Infinity”. Il primo cd raccoglie le registrazioni che dopo la reunion del 1990 videro coinvolti Francis Monkman (chitarra), Florian Pilkington-Miksa (batteria) e Rob Martin (basso) ai quali si aggiunse il secondo chitarrista Mike Gore, principale fautore dell’operazione. I quattro si ritrovarono in studio per una jam-session che fu incisa e pubblicata solo nel 2002 come disco solista di Monkman, “Jam”. La nuova uscita a nome Curved Air, permette di recuperare quel lavoro e di farlo conoscere probabilmente ad un numero maggiore di persone. I contenuti sono certamente interessanti, anche se prendono le distanze dal sound della band capitanata da Sonja Kristina. Innanzitutto si percepisce questa maggiore libertà di azione, tipica di musicisti che si ritrovano in studio per improvvisare. L’orientamento, come il titolo lascia intuire, è verso lo space-rock, non tanto quello robusto, quanto piuttosto quello giocato sulle sensazioni e sulle suggestioni (anche se non manca qualche momento più tagliente qua e là). L’andamento dei vari brani, infatti, è onirico, con la creazione di atmosfere particolari, che sembrano spingere per un tuffo indietro nel tempo, verso certa psichedelia di fine anni ’60-inizio ’70. Si potrebbe pensare anche ai Gong più eterei o a certe soluzioni care alle pagine soliste di Steve Hillage, tanto per dare qualche piccolo punto di riferimento. Avvertibili sia la spontaneità del momento sia l’intesa di musicisti ben affiatati. L’unico piccolo appunto (che, anticipiamo, è attribuibile anche ad “Infinity”) è l’eccessiva durata, visto che ascoltare per un’ora e venti minuti filati queste fiammate strumentali alla lunga è un po’ dispersivo. Passiamo all’altro cd, anch’esso incentrato su una jam session, ma molto più recente, visto che testimonia un incontro in studio datato settembre 2011 tra Robert Norton (tastiere) e Florian Pilkington-Miksa (batteria). Ascoltati i risultati nel 2014, ai due volle aggiungersi Kirby Gregory (chitarra; e a questo punto i tre si sono denominati per l’occasione “RFK”), il quale sovraincise in una sola take le sue parti. Qui la musica è un po’ più diretta, per quanto possa esserlo un qualsiasi approccio strumentale e nonostante qualche spunto in cui l’improvvisazione sembra imparentata con un jazz-rock leggero. Tastiere e campionamenti creano atmosfere soffuse e insieme allo scandire metronomico della batteria, mai sopra le righe, gettano le basi sulle quali si proiettano fughe di chitarra elettrica, di sintetizzatore e di piano, in saliscendi accattivanti. Anche se con un personale diverso e con risultati differenti, l’impatto che dà questa musica non è così lontano rispetto a quello del primo cd. Quello che colpisce, infatti è il magnetismo del sound, generalmente rilassato e avvolgente, con brani magari non troppo dinamici, ma sicuramente godibili dal primo all’ultimo secondo. Concluso l’ascolto, possiamo dire che si tratta di un’uscita molto interessante considerando i contenuti e la gradevolezza generale, anche se come abbiamo già accennato l’eccessiva lunghezza dei due cd è leggermente penalizzante. Certo fa un po’ specie che un prodotto pubblicato a nome Curved Air non veda la presenza di Sonja Kristina…



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Peppe Di Spirito

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